Per la Fondazione ha seguito l’intera corsa dei Giochi: "Siamo pronti"
Diana Bianchedi è un concentrato di euforia. Le parole scorrono veloci, ottimizza i tempi, perché i Giochi di Milano Cortina sono dietro l’angolo e lei va di corsa. La vicepresidente del Coni è ufficialmente chief strategy planning and legacy officer del Comitato organizzatore. In pratica da sette anni, da quel 24 giugno 2019 in cui a Losanna è stata assegnata l’Olimpiade, deve essere ovunque, senza distrarsi un attimo. Tanto che in questi giorni frenetici gira in tuta in mezzo a personalità incravattate. Perfetta. Una così, con due ori olimpici ben conservati a casa, dovrebbe essere abituata a controllare le emozioni. "E invece...".
E invece?
"C’è una bella adrenalina. Ne parlavo con la presidente del Cio Kirsty Coventry, mentre andavamo al Villaggio Olimpico a firmare il Muro della Tregua. Ci sentiamo esattamente come a una settimana da una nostra gara olimpica: devi levarti dalla testa qualsiasi cosa che non sia performare al 110%. Mi spiego. Può capitare che ancora oggi mi venga in mente un’idea nuova o migliorabile, ma ora basta, è il tempo di raccogliere le energie e sorridere. C’è troppa poca gente che sorride, ma bisogna farlo perché il mood fuori da qua è buono, anzi buonissimo".
Che riscontri ha avuto?
"La commissione atleti del Cio, che vi assicuro in questi anni non è stata morbida, ha apprezzato tantissimo gli impianti e le strutture, a partire dal Villaggio Olimpico. Oggi guardavo le stanze: ricordo bene quando non esisteva nulla e non sono riuscita a non pensare che presto qualcuno su quei letti piangerà e qualcun altro magari lì si coccolerà la sua medaglia... Il Villaggio è speciale, io a Barcellona ho portato i miei figli a vedere dove dormivo! In questi giorni poi vado spesso in giro con i volontari, hanno storie meravigliose: uno di loro è qui con la mamma e la fidanzata, vengono tutti i giorni da Torino e lavorano in aree diverse. Gli ho chiesto perché, mi ha risposto: “Noi vogliamo fare le Olimpiadi”. È la cosa più bella. Per questo sono così carica. Abbiamo messo in piedi un modello sperimentale e so che abbiamo fatto un lavoro straordinario".
Quindi è tutto a posto? Ci siamo?
"Io da atleta, medico e dirigente ho fatto 13 edizioni dei Giochi: sono partiti tutti e si sono chiusi tutti, persino durante una pandemia mondiale. Quindi sì, ci siamo e ci saremo. Probabilmente sistemeremo qualche cosa in corsa con la nostra proattività italiana, con il nostro spirito di adattamento. L’importante è che sia l’evento che il mondo si aspetta e dall’Italia ci si aspetta sempre tantissimo".
Alla Cerimonia d’apertura del 6 si arriva dunque con entusiasmo. Sarà lo stesso alla fine dei Giochi?
"Io penso che sarà anche di più, perché si aggiungerà quello per gli atleti, che restano i veri protagonisti di ogni Olimpiade. Anche per questo sono contenta di avere diverse cerimonie, permetteranno a tutti di godere di quel momento unico e intenso".
Lei quanto è cambiata durante questo percorso?
"Onestamente è stata l’esperienza di vita più complicata che ricordi, per mille motivi, e sono felice di essermela goduta da grande. Avevo la mia famiglia lontana e sono tornata a vivere in casa della mia mamma, nella mia città, dopo una vita. È stata un’esperienza di crescita professionale e umana molto, molto intensa, con momenti difficilissimi e altri bellissimi. È stata una grande scuola, per me e per i tantissimi ragazzi che hanno lavorato con noi".
Ecco, la famosa legacy. Parola forse pure un po’ abusata, ma per lei da sempre centrale.
"Giusto questa mattina (ieri, ndr) abbiamo firmato con Airc ed Esselunga il manifesto per la divulgazione dei corretti stili di vita. Sono arrivata lì con la tuta di Milano Cortina, erano tutti super eleganti, ma ci tenevo a farlo adesso per far capire che anche in un momento così concitato non dimentichiamo l’impegno di lasciare qualcosa oltre i Giochi".
Torniamo agli atleti. Gli azzurri sembrano pronti.
"Sì, c’è ottimismo e deriva dalla consapevolezza che tutti hanno svolto una preparazione olimpica di altissimo livello. Ho incontrato in mattinata Elisa Confortola che nel 2019 era con noi sul palco di Losanna. Aveva chiuso il suo discorso dicendo: 'Ho 16 anni, fatemi vivere il sogno di un’Olimpiade in casa'. Vederla ora nei corridoi del Villaggio con la tuta dell’Italia mi ha emozionato. E poi ci sono Goggia, Brignone e non posso non citare Giovanni Franzoni... La sua faccia mentre piange e bacia la sua mamma, lo adoro! E poi è uno che già lancia messaggi positivi, racconta ai ragazzi che non ha mollato nonostante i periodi bui, fantastico. Speriamo sia pronto per reggere la pressione. Io credo che lui, così come tanti altri azzurri, si sia preparato per essere al top per questi Giochi. E guardate che sarà difficile perché a volte è più semplice vincere stando dall’altra parte del mondo. Ma se per caso ci riesci in casa, il calore che ricevi è travolgente".
La Commissione Atleti del Cio ha apprezzato molto il Villaggio Olimpico
Diana BianchediVice presidente del Coni
Che voto si dà come organizzatrice dei Giochi?
"Stiamo realizzando il nostro sogno, stiamo vincendo una sfida che all’inizio sembrava veramente impossibile. Come dicevo è tempo di sorridere, anche per quest’Italia che si è dimostrata unita nelle proprie differenze".
Quindi il voto non ce lo dice?
"Ma avete mai visto un atleta che si dà un voto prima di gareggiare?".


