Ieri a Parigi ha vinto la 4x200 metri stile libero. Nel 2019, a Glasgow, ha battuto Federica Pellegrini nei 200 crawl: 1'52"77 per la britannica, 1'52"88 per l'azzurra
Ci sono atleti che sembrano nati per il loro sport. E poi c'è Freya Anderson. Una nuotatrice che da bambina non voleva nuotare. Che piangeva prima delle lezioni, che si aggrappava alla madre per non entrare in acqua. E che oggi, a 25 anni, è una delle colonne del nuoto britannico. Agli Europei di Parigi, ha iniziato vincendo l’oro – il decimo in carriera a livello continentale – nella 4x200 stile libero, una delle staffette più attese della rassegna. La Gran Bretagna ha potuto contare proprio sull'esperienza e sulla velocità di una delle sue veterane. Un'atleta che ha dovuto continuamente ricominciare.
ALLERGIE
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La strada di Freya Anderson verso l'élite, infatti, non è stata semplice. Specialmente se la piscina, quella che dovrebbe essere casa per una nuotatrice, è anche una fonte di problemi: ha raccontato di soffrire di forti irritazioni cutanee associate all'esposizione al cloro. Nel corso degli anni le sono state prospettate diagnosi diverse, dall'allergia al cloro all'infezione fino all'eczema. "Alcuni tipi di cloro irritano la mia pelle. In alcune piscine il problema si riacutizza ed è davvero doloroso. Dura quattro o cinque giorni, ma devo conviverci". Allenarsi ogni giorno, quindi, significa anche accettare un disagio fisico che per molti altri nuotatori semplicemente non esiste. E c'è un'altra ironia nella storia di Anderson: odia il mare. Non soltanto la piscina può crearle problemi. Acque libere, laghi e fiumi sono per lei quasi un incubo. "Odio il mare, i fiumi e i laghi. Non ci metterei piede nemmeno se mi pagassero". Ha paura di quello che non vede, del fondo, dei pesci. Una paura difficile da spiegare quando il tuo lavoro consiste nel passare ore e ore immersa nell'acqua. Ma Anderson, la cui carnagione chiara è spesso caratterizzata da delicate lentiggini sul viso, ha imparato a distinguere la paura dalla necessità di affrontarla. E così, nonostante tutto, continua a tornare in piscina.
VITTORIE
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Nel frattempo, però, è arrivato anche il talento. Nel 2019, agli Europei in vasca corta di Glasgow, una Freya Anderson di appena 17 anni e alta 1,91 metri batté Federica Pellegrini nei 200 stile libero. Una rimonta negli ultimi metri: 1'52"77 per la britannica, 1'52"88 per l'azzurra. Fu uno dei primi segnali che quella ragazzina poteva diventare molto più di una promessa. Da allora Anderson ha conquistato titoli continentali, cinque ori (e un bronzo) agli Europei del 2021 e soprattutto un oro olimpico a Tokyo nella staffetta 4x100 misti mista. Nel 2022 è stata nominata MBE, Membro dell'Ordine dell'Impero Britannico, per i servizi resi al nuoto. Ma le medaglie sono soltanto la parte più visibile della storia. Anche la testa può diventare una corsia difficile ed è per questo che Freya ha scelto di parlare pubblicamente pure delle proprie difficoltà legate alla salute mentale e del disturbo ossessivo-compulsivo (DOC). Una diagnosi ricevuta nel 2019, che ha portato l’inglese dai capelli rossi a intraprendere un percorso di cura. Eppure è sempre tornata in piscina.
STOP
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Come se non bastasse, nel 2024 arriva un’altra batosta: la mononucleosi. Che, evidentemente, ha complicato la preparazione verso l'Olimpiade del 2024 e che l'ha costretta a fare i conti con una delle cose più difficili per un'atleta professionista: accettare di non poter fare quello che vorrebbe. Anderson ha saltato i Trials britannici di aprile, compromettendo la sua preparazione in vista dei Giochi, e ha dovuto imparare ancora una volta ad avere pazienza. E ancora una volta è tornata. È riuscita a recuperare in tempo per partecipare. Della 4x100 stile libero britannica arrivata settima all’Olimpiade francese davanti all’Italia, spicca proprio la prestazione di Anderson, autrice di una frazione conclusiva da 53.24. Nel 2025, un altro grave problema fisico: l’endometriosi. "Sono stata sottoposta a terapie con pillole anticoncezionali da quando avevo 15-16 anni. Vivere con il dolore dell’endometriosi mi ha mostrato quanto può essere difficile per le giovani donne rimanere sicure di sé nel proprio corpo", ha scritto dal letto d’ospedale dopo l’intervento, prima di annunciare di aver creato una fondazione dal nome FAST and Female "per dare alle ragazze il supporto, l’educazione e uno spazio sicuro per parlare delle questioni femminili". Ed è con questa storia alle spalle che domani Freya entrerà nella piscina di Parigi. Dove vuole prendersi tutto.



