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"Ultimamente il problema non è stato il mio corpo”, ha ammesso l'azzurro dopo Madrid. La sconfitta racconta di uno scenario più complesso, che va oltre i fastidi fisici. È la fotografia di una discesa lenta, fatta di stop, tentativi e ripartenze solo parziali
Martina Sessa
23 aprile - 19:59 - MILANO
C’è un momento, nello sport, in cui il risultato smette di essere solo un numero e diventa un segnale. La sconfitta di Madrid, al primo turno contro il ventenne croato Dino Prizmic, è questo per Matteo Berrettini: non solo un’altra uscita prematura, ma il punto in cui la classifica certifica ciò che da mesi si avverte. L’uscita dalla top 100 non è una caduta improvvisa, ma la fotografia di una discesa lenta, fatta di stop, tentativi e ripartenze solo parziali. A Madrid il campo ha raccontato una situazione complessa per l’ex numero uno italiano. Un servizio meno incisivo del solito, un diritto che non sfonda, e soprattutto una fragilità che non è soltanto tecnica. Berrettini ha parlato apertamente, quasi disarmato, delle sue difficoltà. “Perché mi parli di tennis? Non vedi che non sono in grado di competere”, si è sfogato con il suo angolo tra il primo e il secondo set. Più che una frase, una fotografia emotiva.


