Non solo Abate: a Torino il Milan ritrova vecchi amici. C'è anche Biglia

1 ora fa 1

Nella squadra granata l'allenatore, il suo collaboratore e il preparatore dei portieri Del Corno sono stati in rossonero: come andò e perché è finita

Francesco Albanesi

21 agosto - 18:03 - MILANO

Il paradosso di domenica sera all’Olimpico Grande Torino è che ci saranno degli ex Milan che, per una notte, proveranno a fare male… al Milan. Un filo lungo e sottile che scorre lungo l’A4 e che intreccia storie molto diverse tra loro. Ignazio Abate, Lucas Biglia e Stefano Del Corno sono stati milanisti – e in fondo in fondo, almeno per un paio di loro, un po’ lo rimarranno – ma il presente dice che tutti e tre lavorano per i granata. Uno allena, un altro fa il collaboratore tecnico e il terzo il preparatore dei portieri. Al Milan hanno vissuto come minimo tre anni, tra gioie, dolori e qualche ricordo difficile da archiviare.

abate

—  

Abate al Milan non ha vissuto un’epoca d’oro (2009-2019), ma ha superato le 300 presenze e vinto tre trofei, tra cui uno scudetto, nel quale è stato uno dei punti fermi. Di ricordi rossoneri, l’Abate calciatore se ne porterà dietro parecchi. Il 9 dicembre 2003 debutta a 17 anni e 27 giorni in Champions League contro il Celta Vigo, diventando il quarto italiano più giovane a esordire nella storia della competizione. Gioie, ma anche dolori. O, meglio, incubi. Come Diego Milito, capace di condannare più volte Abate all’errore nei derby. Famoso un suo liscio che spianò la strada al Principe. L’Ignazio sanguigno e vulcanico di oggi nasce anche dagli schiaffoni di Gattuso, che da giovane lo prese sotto la sua ala protettiva. “Lo battezzavo a suon di sveglie quando era ragazzino”, raccontò Ringhio una volta. Oggi Abate è un allenatore che pretende tanto, prima di tutto da se stesso. Ha cominciato con l’Under 16 rossonera ed è arrivato fino alla Primavera, dove ha lanciato Camarda e raggiunto una finale di Youth League. Tradotto: con i giovani ci ha sempre visto lungo. Anche se i rapporti con Ibra sono deflagrati nel momento in cui Zlatan lo avrebbe ritenuto responsabile del mancato debutto in Primavera del figlio Maximilian (che poi debutterà lo stesso anni dopo). Si dice che questo sia stato anche uno dei motivi che portarono all’addio di Abate da Milanello. Ora ritroverà per la prima volta il Milan da allenatore avversario. Per 90 minuti, emozioni e ricordi dovranno restare fuori dal campo.

biglia

—  

I più nostalgici ricorderanno le sue primissime parole da giocatore del Milan: “Forza Lazio!”. Una gaffe che fece il giro del web e alla quale i tifosi rossoneri presenti quel giorno a Milanello risposero con un lapidario: “Lucas, partiamo male…”. Insomma, non proprio il modo migliore per cominciare. E anche i tre anni da direttore d’orchestra del centrocampo del Diavolo non sono stati esattamente indimenticabili. Il Milan lo pagò una ventina di milioni nell’estate 2017, quella degli undici acquisti – la maggior parte dei quali rivelatisi dei flop – della coppia Fassone-Mirabelli. Per Lucas 70 presenze, due gol, due assist, parecchi infortuni e qualche scintilla di troppo con il compagno di squadra Franck Kessie. Alla fine Gattuso gli preferì Bakayoko nel ruolo di mediano davanti alla difesa e nel settembre 2020 Biglia salutò il Milan per volare in Turchia. Una volta appesi gli scarpini al chiodo, ha iniziato a lavorare nelle giovanili del Milan. L’anno scorso ha fatto il vice all’Anderlecht, fino alla chiamata da Torino del suo ex compagno, nonché amico, Ignazio Abate. Oggi è uno dei suoi collaboratori tecnici. E domenica, per una sera, toccherà anche a lui guardare il Milan dall’altra parte.

del corno

—  

Il meno conosciuto rispetto agli altri due, ma comunque legato ai colori rossoneri per diverso tempo. Stefano Del Corno è il nuovo preparatore dei portieri del Torino da giugno e lavorerà a stretto contatto con Paolo Di Sarno. Con Abate ha già lavorato nelle giovanili del Milan e i due si conoscono bene. Del Corno, in sei anni di Diavolo, è poi arrivato in prima squadra, diventando collaboratore di Claudio Filippi, ex preparatore dei portieri del Milan – quello che, un’estate fa, ebbe un ruolo importante nel convincere Maignan a restare a Milano – e oggi alla Fiorentina. La sua storia è un inno alla gavetta. Ha sempre allenato i numeri uno, partendo dal Pavia nel 2006, passando per Pro Patria, Casale e Fanfulla, fino alla grande chiamata del Milan nel luglio 2020, dove si occupava anche dell’analisi dei dati legati alle prestazioni dei singoli. Ora toccherà anche a lui sfidare il proprio passato. Tre ex rossoneri, tre storie diverse, una sola panchina granata. E domenica sera, per tutti e tre, il cuore dovrà fare il tifo in silenzio.

Leggi l’intero articolo