Nico Paz e Douvikas, coppia da record: solo il Como ha due giocatori in doppia cifra

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Dieci gol per l'argentino, undici per il greco: è anche grazie alle loro reti che la squadra di Fabregas è attualmente in zona Champions

Giulio Saetta

Giornalista

23 marzo - 10:56 - MILANO

In gol insieme. Tanto prolifici quanto diversi, Paz e Douvikas. Ma un orgoglio comune per il Como, che è l’unica squadra di questo campionato a vantare più di un giocatore in doppia cifra di gol: dieci per l’argentino, undici per il greco. Nico è fantasia pura, dribbling, veroniche, imbucate visionarie. Tasos è pragmatismo allo stato puro come lo deve essere un centravanti che si rispetti. Rapace nell’area come i bomber dei vecchi tempi. La ciliegina contro il Pisa ha infatti un gusto amarcord: l’ultima volta che almeno un giocatore del Como aveva realizzato più di dieci reti in un singolo massimo campionato era il 1951-52, protagonisti furono nomi noti forse soltanto ai patiti degli almanacchi: tali Giuseppe Baldini con tredici gol e Renato Cattaneo con undici. 

Lungo digiuno

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A dividerli c’è anche la geografia del gol. Se Douvikas ha segnato otto delle undici reti al Sinigaglia, Paz davanti al suo pubblico non andava in gol addirittura da 154 giorni: era il 19 ottobre, contro la Juve, l’ultima volta che gonfiava la rete di casa con il suo sinistro. Un cammino strano il suo, le prime quattro reti tutte interne, le restanti cinque sempre fuori casa, prima di quella di ieri. L’ultima a San Siro contro il Milan a punire la papera di Maignan. Quattro partite fa, il digiuno è finito. "Per me è speciale fare gol in questo stadio – ha detto Nico a fine partita –, perché i tifosi sono perfetti con noi e sono tanto felice anche per Diao che ci è mancato tanto. Dobbiamo fare bene tutte le partite e alla fine vedremo dove saremo. Io mi diverto tanto, oggi abbiamo giocato come una grande squadra: siamo tanti giocatori di qualità". Nessuna parola sul suo futuro, ma l’accenno al divertimento comasco combatte lo spettro che si chiama Real Madrid, club in cui è cresciuto e che detiene un fastidioso diritto di recompra, esercitabile ancora per due estati. Nonostante l’amore per la casa madre che lo ha allattato e svezzato, facendolo debuttare in Champions prima ancora che in Liga, un’altra stagione in Italia non potrebbe fare altro che farlo diventare ancora più forte. Giocando con la continuità e la libertà di muoversi nelle zolle preferite che gli concede Fabregas. L’ultima parola spetta al Real, che però ha tempo fino al giugno 2028 per riportarlo a casa. C’è nel mezzo tutta una stagione, in cui anche a Como potrebbe risuonare la musichetta della Champions.

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