Nel progetto di lega Usa e Fiba, le franchigie che in Italia avrebbero base a Milano e Roma sarebbero il traino per rilanciare l'intero movimento. Assieme all'idea che qualsiasi squadra di Serie A possa sognare di entrare nel nuovo torneo
Cosa può fare concretamente Nba Europe per il basket italiano? Nella visione della lega americana e di Fiba, la risposta passa da maggiori investimenti e da un rafforzamento dell’intero ecosistema. L’obiettivo dichiarato non è soltanto creare una nuova competizione, una con 12 franchigie fisse in tutto il continente incluse Milano e Roma, ma aumentare le risorse disponibili per lo sviluppo del basket italiano ed europeo.
il piano
—
Nel progetto di Nba e Fiba una quota dei proventi delle quote di accesso delle future franchigie verrebbe reinvestita in programmi giovanili e iniziative dedicate alla formazione di giocatori, allenatori e arbitri. L’idea è quella di rafforzare il sistema, dalla base fino al vertice, e in un movimento che da anni denuncia la mancanza di impianti adeguati e la difficoltà di sostenere investimenti strutturali, anche questo è uno dei temi. Uno dei principali timori attorno a Nba Europe è che possa trasformarsi in una lega distante dalle realtà nazionali e chiusa in sé stessa. Uno dei messaggi che invece filtra dalla lega americana riguarda proprio la volontà di rafforzare l'intero ecosistema, fin dalla fase iniziale, con un utilizzo di parte della cifra raccolta con le quote d'ingresso, per cui Nba aspetta offerte definitive entro la fine di giugno dopo aver ricevuto diverse offerte preliminari tra i 500 milioni e il miliardo di dollari. “Se vinci e fai bene, hai la possibilità di giocare in Nba Europe”. Nelle parole di Danilo Gallinari c'è uno dei principi su cui punta molto il progetto. Come spiegato nei giorni scorsi alla Gazzetta da George Aivazoglou, l'obiettivo non è creare una lega completamente chiusa, ma un sistema semi-aperto che premi il merito sportivo e dia a tutti, oltre alle 12 squadre permanenti, la possibilità di arrivarci.
TRATTENERE I TALENTI
—
C'è poi un’altra questione che attraversa il basket italiano e, più in generale, quello europeo: la fuga dei talenti. Il sistema è stato messo sotto pressione dall'esplosione della Ncaa nell'era della NIL (Name, Image and Likeness), che consente agli atleti universitari di monetizzare la propria immagine e firmare accordi economici impensabili fino a qualche stagione fa. Per molti giovani il college americano non rappresenta più soltanto una vetrina verso l'Nba, ma un’alternativa professionale. E vale anche per i talenti azzurri: Dame Sarr ha già scelto gli Stati Uniti, altri prospetti di alto livello come Saliou Niang, Diego Garavaglia e Luigi Suigo ci andranno a breve. Ma l’elenco è molto lungo. Di per sé, ogni opportunità di crescita è valida, ma lo squilibrio ora è difficilmente colmabile. “Molti ragazzi se ne vanno per due motivi - spiega Danilo Gallinari -. Il primo è il college: hanno la sensazione di essere più vicini all’Nba e alla G League e possono vivere l’esperienza universitaria americana. Il secondo, ovviamente, sono i contratti molto ricchi che oggi le squadre italiane ed europee non possono permettersi. La possibilità di formarsi nella scuola cestistica europea sapendo di avere una connessione diretta con il mondo Nba sarebbe una grande opportunità”. In molti casi neppure l'Eurolega riesce a competere con le offerte che arrivano dagli Stati Uniti. Una situazione che genera instabilità: con il rischio di perdere un giocatore senza garanzie diventa (ancora) più difficile programmare e destinare risorse allo sviluppo. E in Italia il dibattito era già in corso. È un effetto che non riguarda soltanto i singoli prospetti, ma l'intero basket europeo. L'arrivo di Nba Europe, nei piani di lega Usa e Fiba, creerebbe i presupposti economici, sportivi e di sviluppo tali da offrire un'alternativa credibile sia al percorso Ncaa sia alla ricerca di contratti più vantaggiosi all'estero.


