La difesa a tre del nuovo tecnico rossonero ricorda quella di Sousa alla Fiorentina, tante invece le differenze con Conceiçao
Il Portogallo è lungo come una squadra che non sa difendere: da Nord a Sud, da Braga a Faro, ci sono oltre 600 chilometri. Il Milan li sta esplorando tutti in lungo e soprattutto in profondità, nell’anima: ha scelto Paulo Fonseca, poi Sergio Conceiçao, ora Ruben Amorim, tre allenatori diversissimi per approccio al calcio e alla vita. Ovviamente non c’è una sola tipologia di allenatore portoghese, come non c’è una sola tipologia di allenatore italiano, anche se alcuni concetti di calcio – un esempio, la periodizzazione tattica – in Portogallo sono nati o hanno preso forza. Ma che tipo di allenatore è Amorim? E a quali allenatori portoghesi va più vicino? Proviamo a rispondere con alcune sue caratteristiche... e un’anticipazione: ricorda più Fonseca che Conceiçao.
jorge jesus
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La grande caratteristica del suo calcio è la difesa a tre che, banalmente, fa molto più calcio italiano che portoghese. La "tre" è stata usata da Paulo Sousa alla Fiorentina e per il pubblico italiano quello è un riferimento naturale perché la Viola, con tre difensori e Bernardeschi a tutta fascia, è stata una delle innovazioni più interessanti della Serie A moderna. Il riferimento principale però per Amorim - o almeno, quello che in Portogallo si cita per primo - è Jorge Jesus, allenatore che ha guidato molte squadre tra cui Benfica, Sporting, Flamengo, Al Hilal e Al Ittihad e ora è all'Al Nassr di CR7. Jorge Jesus è stato l’allenatore di Amorim con Belenenses e Benfica e gli ha passato diversi concetti di calcio. Un affetto c’è. Ha detto JJ del suo allievo: "Amorim possiede un raro coraggio tattico e sa gestire la sua squadra. Era molto intelligente quando lo allenavo al Benfica, ho sempre creduto che avesse la mentalità di un allenatore. Non ha paura di prendere grandi decisioni".
mourinho
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Amorim ha citato Jorge Jesus, come ha detto di aver seguito molto José Mourinho. Più che in campo, probabilmente è interessante parlare delle analogie fuori dal campo. Mourinho per abilità dialettica nelle conferenze stampa non si batte ma anche Amorim è molto considerato come comunicatore. Ha carisma, attira l’attenzione naturalmente. Rispetto a Mou è meno aggressivo, meno polemico, usa più il sorriso ma comunque considera la conferenza una prosecuzione del suo lavoro sul campo. Quando parla ai giornalisti, si rivolge alla squadra e manda messaggi di conseguenza. Non è secondario. La gestione del rapporto con i giocatori sarà centrale perché il dubbio principale su Amorim, il difetto che gli è stato rinfacciato nei mesi difficili allo United, è la poca flessibilità, la tendenza ad adattare gli uomini al suo calcio e non il contrario. Con il Milan, ha un vantaggio: la difesa a tre sembra adatta perché Tomori, Gabbia, De Winter e Pavlovic giocano meglio a tre che a quattro. La curiosità sulla rigidità però resta, anche perché Amorim ha dato il suo meglio quando ha potuto esaltare gli esterni. E se allo Sporting aveva Pedro Porro e Nuno Mendes, fortissimi, al Milan ci sarà probabilmente bisogno di aiuto sul mercato. Saelemaekers e Bartesaghi non possono bastare.
fonseca
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E allora, in chiusura, torniamo al Milan e ai due portoghesi della scorsa stagione. Amorim e Conceiçao sono differenti nel modo di comunicare - Sergio è più abrasivo - e anche in campo, mentre con Fonseca c’è un collegamento dato dal calcio posizionale, che entrambi apprezzano. Il centrocampo sarà una zona chiave. Fonseca lì ha fatto le cose migliori, esaltando Tijjani Reijnders e la sua affinità con Youssouf Fofana. Amorim in mezzo ha bisogno di giocatori forti, soprattutto di un mediano che sia protagonista in fase difensiva e permetta ai giocatori offensivi di guardare avanti, non indietro. Allo Sporting ha avuto Hjulmand, che è arrivato dal Lecce e ha fatto subito molto bene, al Milan bisognerà capire il ruolo di Rabiot e fare attenzione a Jashari: Ardon, più che con Allegri, avrà una possibilità.



