Mondiale, Capo Verde nella storia: con l’Arabia Saudita terzo pareggio e qualificazione!

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I capoverdiani dominano senza riuscire a concretizzare le occasioni, ma il ko dell'Uruguay spiana la strada alla festa: il 4 luglio la grande sfida all'Argentina

A voi che avete fatto le ore piccole e a voi che state leggendo a colazione: Capo Verde ce l’ha fatta. Lo 0-0 con l’Arabia Saudita, favorito dalla sconfitta dell’Uruguay contro la Spagna, ha spianato la strada a Bubista, Vozinha e a gli eroi dell’isola verso un posto in prima classe per i sedicesimi, dove sfideranno l’Argentina a Miami. Un risultato storico, di cuore, d’orgoglio, di puro coraggio, arrivato al termine di una gara dominata. Senza Al Owais, già decisivo con l’Uruguay, Capo Verde avrebbe festeggiato prima. Poco male: in Paradiso ci sono ancora posti a sedere. Uno l’hanno preso loro.

lacrime

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A fine partita, in uno stadio all’80% tinto a festa di bianco e blu, i ragazzi di Bubista, nato e cresciuto sull’isola, si sono lasciati andare sul prato dello Houston Stadium, vedendo gli ultimi secondi della Spagna coi telefoni. Il solito Vozinha ha indicato la madre in tribuna, e stavolta non c’è visto che tenga, mentre “Pico” Lopes avrà ripensato a qualche anno fa, quando lavorava in banca e la vita era diversa: turni, conti, clienti da assecondare. A cambiargli la vita fu una chiamata inaspettata: “Siamo di Capo Verde, ti abbiamo scritto su LinkedIn, ma non ci hai risposto…”. Il messaggio era finito in spam. Ha giocato una gara di spessore sradicando la sfera da chiunque sia passato dalle sue parti. Capo Verde passa il turno da debuttante e lo fa con tre pari, resistendo e dando prova di essere una squadra estrosa, capace di tenere botta quando conta. Al netto della sfida senza gol e di un paio di gol mangiati nella ripresa. Su tutti, quello di Da Costa all'ultimo minuto: un destro largo a porta vuota. Contro l’Argentina si va oltre il Davide contro Golia, ma l’onda blu si scaglierà contro lo scoglio più romantico di tutti: Leo Messi. I capoverdiani racconteranno ai nipoti di averlo sfidato a testa alta.

la partita

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Arabia Saudita e Capo Verde, scanditi da deserto e mare, sono allo Zenit e al Nadir in quasi tutto ciò di cui si può parlare, compreso il pallone. I sauditi sono organizzati, a tratti solidi, con due centraloni che ti tallonano alle spalle, mentre i capoverdiani s’affidano all’estro dei dribblatori: su tutti Semedo, capace di tenere in apprensione l’ex romanista Abdulhamid. Il tutto sotto l’attenta regia di Kevin Pina, che anni fa stava per mollare il calcio per mancanza di opportunità. Viveva a Brockton, nel Massachusetts, e si era stufato di incassare no. Uno dei suoi allenatori si oppose e andò dal padre. Ora eccolo qui, a prendersi con le unghie e con i denti un sedicesimo storico. Per l’Arabia invece, atterrata negli Stati Uniti coi suoi giocatori cresciuti accanto alle star, torna a casa senz’alibi, con due pari e un solo gol: a fine partita i giocatori si sono sdraiati a terra in lacrime, senza dire una parola tra di loro. Difficile buttarla dentro senza calciare in porta. Donis, alla sua sesta partita coi sauditi, ha schierato Kanno da punta per sopperire alla mancanza di fisicità davanti. Una scelta tutt'altro che positiva. A sorridere, invece, sono i ragazzi dell’isola. Non è ancora tempo di tornare a casa.

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