L'uomo che ha legato le sue fortune al mito del trotto: "Se ne è andata una parte di me. Grazie a lui ho conosciuto il Papa e Berlusconi. Gli verrà dedicato un mausoleo, se lo merita"
Giampaolo Minnucci è stato l’inseparabile compagno di Varenne. Lo ha guidato in giro per il mondo e insieme hanno riscritto la storia del trotto, fatto emozionare: per tanti anni sono stati un tutt’uno. "Mi hanno avvisato della sua morte intorno alle 3.30 di notte: non me l’aspettavo perché stava benissimo. Sono a pezzi" le prime parole del driver romano.
Qual è la prima cosa che le viene in mente quando pensa a lui?
"Mi passa davanti il film della mia vita, se ne è andata una parte di me. Era un cavallo a cui mancava solo la parola, intelligentissimo, estremamente sensibile e in corsa tremendamente competitivo, che era la sua forza: non voleva mai perdere, odiava farsi sorpassare dagli avversari. Io andavo spesso a trovarlo, durante le feste di compleanno ma anche altre volte, solo per il piacere di vederlo".
In una di queste visite le ha anche lasciato un segno particolare.
"Spesso gli mettevo le mani sotto la bocca, magari per dargli da mangiare o solo per giocare e lui tirava fuori la lingua per leccarmi, non mordeva mai. Ma quella volta, una decina di anni fa, aveva un dente scheggiato e mi lasciò una ferita sulla mano: la cicatrice si vede ancora oggi, è una specie di tatuaggio che ho sulla mia pelle, un segno indelebile che porto nel cuore".
Il Capitano è morto poco più di un anno dopo il suo proprietario napoletano Enzo Giordano, che lo aveva voluto portare a Eboli per averlo più vicino a casa.
"Enzo avrebbe sofferto troppo a vederlo morire. Gli voleva un bene dell’anima, con lui aveva un rapporto unico, simbiotico. Quando correva si metteva in disparte: aveva addosso una tensione che faceva paura. Varenne verrà seppellito a Eboli dove c’è l’intenzione di fare un mausoleo a lui dedicato all’interno dell’allevamento lì dove ha vissuto gli ultimi giorni: se lo merita. Pensavo riuscisse a superare il padre Waikiki Beach che se n’è andato a 37 anni, invece è andata così".
Varenne ha cambiato la vita anche di Minnucci?
"Ovvio. Mi ha fatto conoscere Papa Giovanni Paolo II, Silvio Berlusconi, Giulio Andreotti, Carlo Azeglio Ciampi che mi ha conferito l’onorificenza di Cavaliere allo sport quando era presidente della Repubblica. E potrei continuare...".
Che cosa ricorda del primo incontro?
"Il suo sguardo. La storia è nota, dovevo prendere un cavallo per conto di Giordano, Varenne mi è subito piaciuto e gli telefonai. Enzo, che era un sensitivo, mi chiese solo il suo nome. Io gli dissi: 'Si chiama Varenne'. E lui: 'Io in viaggio di nozze a Parigi ci sono andato in Rue de Varenne, cerchiamo di comprarlo'. E alla fine ci riuscimmo. Cercavamo un buon trottatore, la spesa di 180 milioni di lire era elevata, ci siamo ritrovati tra le mani il più forte di sempre".
Quale è la corsa a cui è più legato?
"Le ho tutte stampate in mente, ha vinto in ogni modo. Gli Amérique sono stati tosti perché i francesi a quei tempi era dura batterli a casa loro, non ti facevano sconti. Gli Elitloppet e i Lotteria tecnicamente sono stati superbi. Ma scelgo il Derby perché si correva a Tordivalle, casa mia. C’erano tutti i miei familiari, gli amici e quel giorno, battendo Viking Kronos, cominciò la nostra scalata al tetto del mondo. Non riesco a credere che non ci sia più".


