Partner sempre più stretto di Renault, e ora anche di Ford, l’azienda di Hangzhou decide di utilizzare gli stabilimenti del marchio svedese: nel mercato del lusso del Vecchio Continente è appena cominciata e forse punta su Stoccarda
Gianluigi Giannetti
21 agosto - 13:12 - MILANO
"L’auto cinese si prende l’Europa" è uno di quegli slogan che può nascondere la notizia, quando non la si vede arrivare. L’idea che Pechino possa occupare il nostro mercato per la maggior parte con modelli prodotti all’estero, o che comunque abbiano un gran numero di componenti importati dall’Asia, è in realtà una seria possibilità, ma non l’unica eventualità. Geely non la considera neppure la migliore, se è vero che sta andando in una direzione totalmente diversa, in relativo silenzio, ma facendo così la vera notizia. Il gruppo con sede a Hangzhou non ha scelto affatto l’Europa come mercato di sbocco, ma casomai come destinazione di un trasloco industriale su larga scala, creando una formula di azienda multinazionale cinese che ha zero precedenti nell’auto e ben pochi anche nel mondo della alta tecnologia. “Metodo Geely”, ormai è questa l’espressione che racconta una strategia unica nel suo genere, costruendo relazioni e accordi capaci di formare una ragnatela di marchi e partner dalle dimensioni ormai colossali. Perfino le dimissioni da presidente di Geely Automobile del fondatore Li Shufu, o Eric Li come ora si fa chiamare fuori dalla Cina, diventano un segnale. Diventa presidente onorario a vita, passa la mano suo ex direttore esecutivo An Conghui, ma resta a capo della capogruppo Geely Holding, evidentemente la posizione migliore da cui guidare ulteriori acquisizioni azionarie, ovverosia la fase finale del trasloco industriale verso l’Europa.
Effetto ragnatela
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Per arrivare a capire il silenzio con cui sono scattate certe mosse, senza che in Europa le si vedesse arrivare, ricorriamo ai numeri. Secondo quanto riferisce China Passenger Car Association, l’organizzazione che riunisce i costruttori del Paese asiatico, Byd è al sesto posto nella classifica mondiale dei produttori di auto, con una quota del 4,8% nel mercato globale nella prima metà del 2026, comunque in calo rispetto al 5,4% ottenuto nel 2025. In settima posizione c’è però Geely Holding, che ha raggiunto il 4,6% mettendo assieme i risultati della galassia di marchi che controlla, cioè sommando alle vendite di vetture Geely anche quelle di Volvo, Polestar, Zeekr, Smart, Lotus e Proton . È un “effetto ragnatela” di cui in realtà non vediamo neppure tutti gli effetti. La quinta posizione della classifica mondiale dei produttori di auto è infatti ancora occupata dall’alleanza Renault-Nissan, sostanzialmente ormai dissolta. C’è proprio Geely a sostituire ora Nissan, scalando nel prossimo futuro ulteriori posizioni grazie alla condivisione con Renault delle fabbriche di Busan in Corea del Sud e di Curitiba in Brasile. In Europa ha invece suscitato clamore la nascita di una joint venture tra Geely Auto Group e Ford Europa per entrare nella gestione dello storico stabilimento che quest’ultima possiede ad Almussafes, presso Valencia. Qui le due aziende collaboreranno per la nascita di un modello Ford con tecnologia Geely, mentre quest’ultima utilizzerà Valencia per realizzare due Suv destinati all’Europa, a partire dal 2028.
Verso la stella?
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L’ultimo annuncio in ordine di tempo se l’è riservato poi il neo presidente An Conghui. Uno tra i tre stabilimenti Volvo in Europa produrrà dal 2028 vetture per il gruppo Geely. Candidata principale è la fabbrica di Gand, in Belgio, dove già si costruisce la citycar elettrica EX30, basata a sua volta sulla piattaforma tecnica ed elettronica Sea progettata da Geely. Non è un caso però che An Conghui abbia citato la costruzione di vetture di alta gamma, perché il cerchio che Geely attendeva di chiudere ha a che fare con il lusso. La questione sta nel costruire una nuova gamma europea per il marchio Zeekr, ma anche intensificare ulteriormente i rapporti con Mercedes. Nel 2022 Geely ha creato assieme a Renault la nuova azienda Horse, di cui possiede il 40%. Horse è responsabile della produzione di tutti i motori a combustione e ibridi utilizzati dal gruppo francese, ma ha come clienti una lunga serie di marchi, molti dei quali a loro volta legati a Geely, tra cui proprio Mercedes. In questo grande “effetto ragnatela” dobbiamo ricordare che dal febbraio 2018, Li Shufu detiene il 9,69% delle azioni dell’azienda di Stoccarda come investitore privato, attraverso la sua Tenaciou3 Prospect Investment Limited. Ora che non ha più incarichi diretti in Geely, torna in discussione l’acquisizione di ulteriori pacchetti azionari primo fra tutti quello pari al 5,33% che appartiene al fondo di investimenti pubblico del Kuwait. Il metodo è più che mai lo stesso.


