Nel 2007, per un calendario benefico, Leo si fece ritrarre in una serie di scatti in cui teneva in braccio il piccolo Lamine, estratto a sorte tra i bimbi della famiglie meno fortunate. Domenica i due si contenderanno il Mondiale
16 luglio - 09:55 - MILANO
E poi c'è chi non crede al destino. Corsi e ricorsi della vita, momenti che lì per lì non hanno magari un significato particolare ma che col passare dell'anno o - si diceva una volta - l'ingiallire delle foto (siamo nell'era digitale, quelle appartengono al passato), diventano istantanee che rivelano che era già tutto scritto. Leo Messi che prende in braccio Lamine Yamal e gli fa un bagnetto quando la oggi superstar della Spagna aveva pochi mesi e la Pulce 20 anni. Era il 2007, diciannove anni dopo quel bimbo paffuto, con le guanciotte che ti fanno venire una voglia matta di pizzicarle, sarà il pericolo pubblico numero uno per l'Argentina di Leo a caccia dell'immortalità nella finale mondiale che potrebbe regalare a lui e all'Argentina un "back to back" che manca in una Coppa del Mondo dal 1962, quando in Cile il Brasile di Pelè bissò il successo di 4 anni prima in Svezia. Ma come nacque quello scatto profetico?
2007 al camp nou
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Nel 2006 il quotidiano spagnolo Sport pensò di produrre un calendario benefico assieme all’Unicef, che all'epoca era sponsor del Barcellona. Per la seconda edizione, quella del 2007 fu organizzata una campagna di reclutamento tra le famiglie che erano entrate in contatto per questioni assistenziali con l’organismo internazionale.
a sorte
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Tra queste, anche gli Yamal, che furono sorteggiati per portare al Camp Nou, dove si facevano le foto, il loro piccolo nato mesi prima. Ecco quindi che Leo e Lamine vengono immortalati insieme. Ignari che il destino li avrebbe riuniti a New York 19 anni dopo. Stavolta niente vasca o anatroccoli di gomma ma una Coppa che vale oro. E Leo non la lascerà nelle mani dello spagnolo come se fosse un giocattolo. Yamal dovrà strappargliela con la forza. A voi, allora. Il prossimo scatto passerà comunque alla storia come il primo.
La Gazzetta dello Sport
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