Mercato bici, il 2025 chiude in negativo (-4%): Ancma lancia l'allarme

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I dati pubblicati dall'Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori rivela come, nella Penisola, la domanda interna si sia confermata molto debole, mentre la produzione e l'export di bici tradizionali cresce soltanto in alcuni segmenti. Il dato commerciale delle e-bike relega l'Italia, in termini percentuali, agli ultimi posti in Europa

Armando Bavaro

31 marzo - 16:18 - BOLLATE (MI)

Il mercato italiano della bicicletta archivia il 2025 con numeri ancora negativi, confermando la fase di difficoltà già emersa negli ultimi anni. È questo il quadro che emerge dai dati elaborati da Confindustria Ancma, l'Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori, presentati nella mattinata di martedì 31 marzo 2026 presso lo stabilimento Pirelli di Bollate, in provincia di Milano. Il bilancio finale si attesta a quota 1.303.000 unità vendute, fra biciclette ed e-bike, con un calo del 4% rispetto ai dodici mesi precedenti. Nel dettaglio, le biciclette tradizionali scendono a 1.047.000 pezzi (-3%), mentre le e-bike si fermano a 256mila unità (-7%). Il dato complessivo, quindi, restituisce un mercato che solo in apparenza limita la flessione. La contrazione della domanda nel canale specializzato, infatti, resta significativa e continua a riflettere le preoccupanti difficoltà vissute da larga parte della rete dei negozi (-14% di vendite e-bike, -8% pedalata muscolare), che rappresenta il riferimento principale per il settore e per la grande maggioranza delle imprese associate. Nello stesso tempo, il recupero di altri canali di vendita, dalla grande distribuzione specializzata all'online, contribuisce a contenere il calo finale. 

produzione industriale

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Sul fronte industriale, invece, il 2025 mostra segnali timidamente più favorevoli per il comparto delle biciclette tradizionali. La produzione sale a 1.805.000 unità (+6%), l'export raggiunge 1.042.000 pezzi (+11%), mentre l'import si riduce a 284mila unità (-28%). Anche in valore, le esportazioni di biciclette crescono da 276 a 317 milioni di euro (+14,8%), mentre l'import scende da 136 a 133 milioni (-2,2%). Più articolato il quadro dell'e-bike, che registra una frenata sia sul mercato interno sia sul versante produttivo e commerciale. Nel 2025 la produzione si attesta a 281mila unità (-17%), l'export cala a 107mila pezzi (-20,7%) e l'import scende a 82mila unità (-7,8%). Anche in valore il comparto evidenzia un arretramento: l'export passa da 153 a 139 milioni di euro (-9,2%) e l'import da 138 a 124 milioni (-10%). Nel complesso, la bilancia commerciale del settore rimane positiva e sostanzialmente allineata all'anno precedente, attestandosi a +172 milioni di euro, contro i +175 milioni del 2024. Un risultato che conferma comunque una certa capacità competitiva della filiera italiana, anche in una fase di mercato ancora debole e disomogenea. A sostenere il profilo industriale del comparto contribuisce anche la dinamica della componentistica: nel 2025 l'export di parti di biciclette cresce a 550 milioni di euro (+14,5%), mentre l'import sale a 577 milioni (+25,4%). Si tratta di numeri che segnalano, da un lato, una filiera produttiva ancora reattiva e, dall'altro, un contesto competitivo che impone molta attenzione a margini, posizionamento e politiche di mercato.

le dichiarazioni

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"Il 2025 è stato un anno difficile, probabilmente uno dei più complessi degli ultimi tempi per il mercato nazionale della bicicletta". Parola di Mariano Roman, presidente di Ancma, che non nasconde qualche preoccupazione in merito a questi numeri. "La lettura approfondita dei dati fa risuonare un campanello d'allarme. Anche il 2026 sarà un anno complesso. Il dato delle vendite in particolare va interpretato con attenzione, perché dietro una flessione complessiva relativamente contenuta si nascondono sofferenze importanti, soprattutto nel canale specializzato, che continua a rappresentare il cuore del nostro settore. Allo stesso tempo, i numeri della produzione, dell'export e della bilancia commerciale confermano la qualità, la resilienza e la capacità industriale della filiera italiana, che rimane un'eccellenza nel panorama internazionale". Nel suo intervento, Roman ha cercato di illustrare le ragioni dietro questi numeri negativi, a partire da alcuni fattori fondamentali, come la mancanza di investimenti necessari in infrastrutture adeguate. Ad essere negativo, se paragonato al resto d'Europa, è il dato commerciale sulle biciclette elettriche. "Dal mio punto di vista è un dato estremamente negativo - ha sottolineato Roman - In termini percentuali siamo infatti agli ultimi posti in Europa. Se la Germania fa registrare un dato del 53% e il Belgio di oltre il 70%, l'Italia è ferma al 20%, segnale che qualcosa da noi non stia funzionando. Rispetto agli altri Paesi europei, in pochissime amministrazioni locali la mobilità sostenibile è una priorità". Dello stesso avviso anche Massimo Panzeri, Presidente di Conebi (acronimo di Confederation of the European Bicycle Industry). "Dal mio punto di vista, il grande svantaggio dell'Italia è la dimensione media dell'industria, che è relativamente piccola - ha sottolineato -. In Italia la bicicletta non è percepita a sufficienza come parte della mobilità, a differenza dei Paesi del Nord Europa, dove i governi locali ne incentivano, anche dal punto di vista fiscale, l'acquisto". Infine, Roman lancia un appello: "Serve continuare a lavorare per sostenere il mercato interno, valorizzare il ruolo del retail specializzato e accompagnare lo sviluppo della mobilità ciclistica con regole chiare, infrastrutture adeguate e politiche industriali coerenti con il peso economico e occupazionale del comparto. Queste sono le richieste che oggi ribadiamo con forza alla politica".

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