Al fianco di Kiev fino a quando non si raggiungerà una pace "giusta e duratura". E in prima linea pure per delineare le garanzie di sicurezza che a Parigi sono state "affinate", pur senza un impegno diretto di truppe italiane sul campo. Giorgia Meloni vola a Parigi per confermare anche con la sua presenza il pieno sostegno a Volodymyr Zelensky ma ribadisce, ancora una volta, che l'Italia non invierà soldati "sul terreno". E anzi ricorda che tra i principi "più volte ribaditi da Roma", la dichiarazione finale dei Volenterosi richiama proprio la "volontarietà" della partecipazione a quella "forza multilaterale" chiamata a vigilare sulla pace. E pure il "rispetto delle procedure costituzionali" anche in futuro, se i Paesi che si faranno garanti dell'Ucraina dovessero essere chiamati a prendere decisioni in caso di "futuro attacco".
Nel frattempo, si sottolinea da Roma, tutti concordi sulla "importanza e necessità" di mantenere alta la "pressione" su Mosca. E' una giornata parecchio densa per la premier sul fronte internazionale. Ancora prima di partire alla volta di Parigi arriva la firma alla dichiarazione con altri leader europei a piena difesa dell'inviolabilità dei confini della Groenalndia, parte della Ue e partner degli Usa nella Nato. E mentre fa una prima tappa, a sorpresa, a Milano per una visita ai feriti della tragedia di Crans-Montana ricoverati al Niguarda, da Bruxelles arriva l'annuncio di Ursula von der Leyen di maggiori fondi per le politiche agricole da garantire con il prossimo bilancio europeo. Una vittoria italiana, e che anche la Francia rivendica, in un inedito asse coi cugini d'Oltralpe che, ottenute maggiori risorse per gli agricoltori, dovrebbero allentare le resistenze a chiudere l'accordo sul Mercosur. Dossier su cui la premier potrebbe avere avuto occasione di confrontarsi con Emmanuel Macron all'Eliseo, tra una pausa e l'altra del vertice dei volenterosi. La premier anche nella missione parigina, parla "con tutti", assicurano i suoi, compreso il presidente francese. E viene immortalata mentre ha uno scambio pure con i negoziatori americani, Steve Witkoff e Jared Kushner, insieme al presidente finlandese Alexander Stubb. Il vertice, fa sapere Palazzo Chigi sulla via del ritorno dalla Francia, è stato "costruttivo e concreto" e ha confermato quell'unità di vedute tra le due sponde dell'Atlantico e con Kiev che Meloni predica dall'inizio. Si è confermato "un alto livello di convergenza tra Ucraina, Stati Uniti, Europa e altri partner", recita la nota ufficiale, che non manca di sottolineare che il binario su cui si muovo le garanzie di sicurezza per l'Ucraina sono "ispirate all'articolo 5" della Nato "come da tempo suggerito dall'Italia".
L'obiettivo è quello di assicurare, "in stretto raccordo con Washington", la "sovranità e l'indipendenza dell'Ucraina" anche con il "monitoraggio dell'auspicato cessate il fuoco" e un "rafforzamento delle forze militari ucraine". E se Roma si schiera senza tentennamenti dalla parte di Kiev - come dimostra anche l'ok, un po' tribolato ma raggiunto, al decreto per le forniture civili e militari che inizierà a giorni il suo iter alla Camera - restano "alcuni punti fermi" e "in particolare l'esclusione dell'impiego di truppe italiane sul terreno". Per ora il no di Roma all'impegno diretto è granitico, anche mentre altri Paesi più prudenti, come la Spagna, hanno rotto gli indugi e aperto alla possibilità di sostenere anche con la presenza di militari gli sforzi di pace. Un domani, magari nella cornice Onu come si era ventilato nel dibattito interno italiano in questi mesi, si vedrà. Sempre nel rispetto "delle procedure costituzionali".
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