Nell'intervista alla Gazzetta, l'ex numero 10 dei nerazzurri lamenta il rimpianto di non aver fatto di più per evitare la cessione alla Juve di Bonimba e opporsi all'esonero del tecnico
Nell'intervista rilasciata da Sandro Mazzola alla Gazzetta, l'ex numero 10 dell'Inter parla di due rimpianti, le mancate scuse a Boninsegna e Simoni: "Boninsegna scherza dicendo che lo mandai via io. Non è vero, ma nello scambio con Anastasi avrei potuto oppormi e non lo feci, pensando convenisse all’Inter. Per quanto riguarda Gigi Simoni dopo la Coppa Uefa avevo l’accordo con Zaccheroni, che poi firmò col Milan. Quando Massimo Moratti decise di esonerare Gigi, ero contrario ma rispettai le gerarchie. Non lo meritava: era un uomo giusto e un grande tecnico".
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Lo scambio Inter-Juve a cui si riferisce Mazzola risale al 1976 ed è stato ricordato dallo stesso Bonimba in un'intervista alla Gazzetta in occasione della scomparsa di Anastasi, avvenuta nel gennaio 2020: "Dopo il passaggio dal Cagliari all’Inter io credevo di chiudere in nerazzurro la mia carriera. Invece nell’estate del 1976 vengo chiamato dal presidente Fraizzoli che mi comunica di avermi ceduto alla Juventus in cambio di Anastasi. All’epoca c’era il vincolo a vita per i giocatori e quindi non potevo rifiutare. Devo dire che alla fine andò meglio a me che con la maglia della Juve vinsi due scudetti da titolare più la Coppa Italia e anche la coppa Uefa mentre Pietro in nerazzurro conquistò soltanto una Coppa Italia. Ne parlammo anni dopo. Ci ritrovammo per combinazione nell’estate del 1990 in Sicilia, a Pollina, in vacanza, e da quel momento diventammo amici. Ricordammo, ridendoci su, quello scambio che stupì tutta l’Italia. Oltretutto io ero tifoso nerazzurro e lui tifoso bianconero... Il calcio è davvero strano".
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Gigi Simoni nel 1998 venne esonerato dall’Inter mentre a Coverciano posava per la foto ufficiale al premio "Panchina d’oro", vinto come miglior allenatore della Serie A. Venne a saperlo dai giornalisti. Quella domenica aveva peraltro vinto contro la Salernitana. "Ho fatto la figura del pagliaccio", commentò con l'aplomb che lo ha sempre contraddistinto. Una cacciata che Moratti non si perdonò mai: "Se tornassi indietro di sicuro non manderei via Simoni dalla sera alla mattina" disse tempo dopo la decisione (sbagliata, a posteriori) di licenziare il tecnico con cui l’Inter aveva vinto la Coppa Uefa nel ’98. Nell’autunno successivo i nerazzurri stavano attraversando qualche difficoltà di classifica, ma si regalarono uno scalpo storico: a San Siro cadde il Real campione d’Europa, Baggio fece doppietta e le speranze di riaccendere la stagione si moltiplicarono. Il problema è che dopo la vittoria coi Blancos e il 3-1 sulla Salernitana, Moratti optò per l’esonero. Simoni se ne andò dopo poco più di un anno di permanenza in nerazzurro e ci restò malissimo. C'era lui sulla panchina dell'Inter nella partita passata alla storia con la Juve, quella del rigore non concesso a Ronaldo dopo il contatto con Iuliano. Uno scudetto che - sempre parole di Marotti - avrebbe vinto senza quell'episodio.
La Gazzetta dello Sport
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