Il centravanti olandese: "La Champions sarà un’emozione. I miei gol? Tutta la squadra ha remato assieme"
Nel frastuono assordante di un lungo tunnel che conduce verso l’uscita dello stadio, Virgil Van Dijk e Denzel Dumfries stanno raccontando alla stampa olandese le loro idee su una squadra che approda alla seconda fase del Mondiale sulla scia grandi ambizioni: l’Olanda è forte e crede addirittura di riuscire nell’impresa che sfuggì al gruppo dei leggendari antenati, nel 1974 e nel 1978, ma anche nel 2010 in Sudafrica. Finali perse tra mille rimpianti. In questo coro arancione di sorrisi e proclami, mentre diecimila tifosi cantano ancora la loro gioia sulle tribune, un ragazzo sfila a passo svelto con la testa bassa e un telefonino all’orecchio. Quasi nessuno si accorge di lui, che per ora al Mondiale ha interpretato un ruolo marginale. Ma Donyell Malen ha molto da raccontare sul suo presente e soprattutto sul suo futuro, tra nazionale e Roma. E accetta di condividere sensazioni e progetti, aspettando di incidere già dai sedicesimi contro il Marocco. In fondo, è vero, non ha segnato neppure un gol. Ma nel sistema di gioco corretto da Koeman in corsa l’Olanda attacca con il 3-5-2 – Dumfries e Gakpo sono due ali nella fase di possesso – e Malen dispone di una certa libertà di entrare dentro al campo e puntare verso l’area di rigore. Sembrava dovesse restare fuori contro la Tunisia per lasciare spazio a Summerville, altro calciatore che la Roma ha adocchiato, e invece ha giocato di nuovo titolare. Prima o poi si sbloccherà.
Come sta andando l’avventura?
"Tutto bene. Abbiamo vinto il girone, giocato un buon calcio e ora ci prepariamo per la seconda fase. Vedo una squadra in crescita. E molto carica".
Il Marocco è un avversario difficile.
"È vero ma lo sono tutti, quando sale il livello. Ci faremo trovare pronti come abbiamo fatto finora".
Il suo torneo è cominciato benino, da centravanti contro il Giappone. A destra invece ha faticato di più, nelle successive partite.
"Lo so ma non posso farci niente (allarga le braccia, ndi). L’allenatore ora ha bisogno di me in quella posizione e io devo adattarmi. Sono cose che nelle squadre accadono. E poi l’importante è giocare".
L’esplosione di Brobbey la sta quasi “danneggiando”: due gol alla Svezia e uno alla Tunisia.
"Ma questo non è sorprendente. Conosco bene Brian, è un grande attaccante. Sta vivendo un ottimo periodo di forma e sono contento per lui. Capisco che Koeman abbia trovato un assetto che funziona e quindi non voglia modificarlo".
Alla Roma invece non ci sono dubbi: il centravanti titolare era e resta Donyell Malen.
“Credo di sì (ride, ndi). Uno dei motivi che a gennaio mi hanno convinto a lasciare la Premier League per trasferirmi in Italia è stato la garanzia che avrei giocato al centro dell’attacco. Il colloquio con Gasperini ha orientato la mia decisione. Per me era un elemento molto importante". Nessuno se ne è pentito, a quanto pare.
"Io sono più che convinto di aver fatto la scelta giusta. Per ora è tutto magnifico: l’accoglienza, l’integrazione, il rapporto con la gente. Roma è un posto fantastico dove stare. Siamo tutti molto felici, perché mi sono calato nella realtà velocemente".
Si aspettava di segnare così tanto? Ha rischiato di vincere la classifica cannonieri pur avendo giocato mezzo campionato…
"Non saprei. Io sono arrivato pieno di entusiasmo e di motivazioni. Poi per fortuna è andato tutto bene. Ma è stato merito della Roma, non mio. Se non avessimo remato tutti dalla stessa parte, non avremmo raggiunto il nostro obiettivo".
Ha fatto 14 gol in un girone, non era così prolifico dai tempi del Psv...
"Io cerco sempre di dare il massimo. A volte ci riesco, a volte meno".
La Champions mancava da sette stagioni. Malen ha grandi meriti nell’averla riportata a Roma.
"È stato bellissimo. I tifosi erano tanto contenti: per un calciatore è emozionante. Adesso non vedo l’ora di giocare la Champions all’Olimpico. Immagino un’atmosfera fantastica, come e più del solito".
A maggio avete ottenuto un grande piazzamento, l’anno prossimo puntate a qualcosa di più?
"Certamente. Noi vogliamo vincere qualcosa. È il nostro obiettivo".
Koopmeiners ha appena detto che l’Olanda può vincere il Mondiale. Ma è davvero così?
"Mi sembra logico. Perché no? Siamo venuti in America per questo".



