L'attaccante del Napoli è passato dai dissidi con Conte al Napoli a goleador per la nazionale belga. E spaventa la Spagna da subentrante di lusso che può fare male a partita in corso
Romelu Lukaku si è ritrovato. La sua stagione al Napoli è stata disastrosa: coi problemi fisici, sfociati in una crisi di rapporti con Antonio Conte, l’aria della nazionale evidentemente gli ha ridato serenità. E, visto che il senso del gol non si perde, ecco che Big Rom si presenta ai quarti di finale contro la Spagna con l’etichetta del "supersub". Panchinaro di lusso, 3 gol in 202 minuti, anche se due sono stati il 4-1 contro la Nuova Zelanda, partita finita poi 5-1, e la rete definitiva contro gli Stati Uniti.
la risalita
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Due dei 3 gol di Lukaku valgono quasi solo per le statistiche, ma un po’ anche per il morale. Infatti, dopo la bella stagione 24-25, chiusa con lo scudetto festeggiato al Maradona, la 25-26 di Lukaku in azzurro è stata un pianto: 7 spezzoni in 3 competizioni, la miseria di 69 minuti totali, un solo gol, il 2-1 a Verona in pieno recupero. Rudi Garcia l’ha chiamato lo stesso. Lukaku, del resto, è un totem per i Diavoli Rossi: si è presentato in ritiro con 124 presenze e 89 gol in nazionale. In forma no, ma poi le cose sono migliorate. Subito un gol in amichevole alla Croazia, al 96’, dopo essere entrato al 72’; quindi il Mondiale: 25 minuti nell’1-1 con l’Egitto, titolare per la prima volta dopo un anno nello 0-0 con l’Iran, con un giallo dopo appena 3 minuti e la sostituzione al 72’, i 6 minuti con gol nella manita agli "All Whites", e poi ecco il suo momento. Dentro al 75’ nei sedicesimi col Senegal, con i Leoni della Teranga avanti 2-0 fino all’85’, ovvero fino al gol di Lukaku che ha dato il via alla rimonta. Con gli Stati Uniti l’ingresso in campo al 67’ e la rete finale.
ballo ironico
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Padroni di casa affossati ed eliminati, e Lukaku, uomo che ha il senso del ballo e dello spettacolo e una personalità grande quanto lui, ha avviato la Trump Dance. Ironia ballerina per prendere in giro il presidente degli Stati Uniti, che aveva chiamato l’omologo della Fifa, Gianni Infantino, per far togliere la squalifica a Balogun. Scandalo Mondiale seppellito sotto la danza di scherno lanciata da Big Rom. Che è arrivato al Mondiale dopo aver compiuto 33 anni, appesantito nel corpo e nella testa da una stagione con un’ora e spiccioli di calcio, pieno di dubbi su sé stesso e sul suo futuro, e che in nazionale ha ritrovato sensazioni e gol. Due reti di corollario, una pesante. Ma ehi, chi se lo immaginava solo qualche settimana fa? E allora, sotto con la Spagna, poi si penserà a cosa fare il prossimo anno.



