Flavio ha giocato male contro Fery, è vero. Ma questo movimento sta producendo risultati senza precedenti. Nella storia del tennis italiano gli azzurri hanno raggiunto 73 volte i quarti di uno Slam: ben 32 dal 2018 a oggi. E il merito non è soltanto di Jannik
Nella redazione della Gazzetta, passeggiando tra i corridoi, in questi giorni di tennis sull’erba – vissuti tra la speranza di un bis di Sinner e le feroci critiche social contro Cobolli – l’occhio cade su una delle tante prime pagine appese alle pareti: un richiamo con la foto di Seppi celebrava il raggiungimento degli ottavi di Andreas e di Roberta Vinci in un “Wimbledon azzurro”. Correva l’anno 2013. Ci accontentavamo di poco. E quelli, beninteso, non erano nemmeno tempi così nefasti, perché c’erano le wonder women a tenere alta la bandiera tricolore. Un collega, sempre a proposito di Wimbledon, ci ha ricordato quella “mirabolante” edizione del 1993, quando l’erbivoro Laurence Tieleman, partito dalle qualificazioni, si spinse fino al terzo turno strappando un set a Krajicek. Di origini belghe, per qualche settimana, sul finire del 1999, occupò il trono italiano, veleggiando tra l’80° e il 90° posto della classifica Atp. Il tennis in Italia, per lunghi tratti, è stato questa cosa qui. L’età dell’oro che stiamo vivendo non ha eguali nella storia di questo sport, eppure sembra sempre che non sia abbastanza.
abitudine
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Ci siamo talmente assuefatti alle imprese di Jannik Sinner, il primo italiano ai vertici del ranking mondiale, con quattro Slam già in bacheca a soli 24 anni, da ritenere ordinario, persino banale, tutto il resto. Ma i risultati che, settimana dopo settimana, ormai da diversi anni, stanno mettendo in fila gli altri azzurri sono eccezionali. Eccezionali per gli standard italiani, eccezionali in termini assoluti. Il tennis è il quarto sport più popolare al mondo, con circa 800 milioni di appassionati. E conta su un bacino di praticanti che World Tennis quantifica in 106 milioni. Si gioca ovunque e i campi sono molto più accessibili rispetto a un passato lontano, quando questa disciplina era confinata nei recinti ben protetti dei circoli. Di conseguenza, emergere oggi, nell’era della globalizzazione, è molto, molto più difficile. Entrare tra i primi 20 o 30 giocatori del mondo e raggiungere le fasi finali dei tornei principali è qualcosa di straordinario. Un tempo la colonna d’Ercole dei nostri era la seconda settimana degli Slam. Oggi, invece, da sette Major consecutivi piazziamo almeno due azzurri nei quarti di finale. Alle spalle del re Sinner l'Italia ha un altro giocatore nella top ten (Flavio Cobolli, che lunedì migliorerà il proprio best ranking salendo al 9° posto) e, complessivamente, quattro nei primi 20 (Lorenzo Musetti 15°, Luciano Darderi 16°).
studio
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Abbiamo ricostruito le presenze degli italiani nel singolare maschile, a partire dai quarti di finale, in tutte le edizioni degli Slam. Wimbledon è nato nel 1877, lo Us Open nel 1881, il Roland Garros nel 1891 e l’Australian Open nel 1905. Il primo italiano a raggiungere almeno i quarti è stato Uberto De Morpurgo, a Wimbledon, nel 1928. In totale, fino a oggi, abbiamo collezionato 73 presenze azzurre dai quarti in poi negli Slam. Di queste, ben 32 si sono concentrate dal 2018, cioè dalla semifinale di Marco Cecchinato al Roland Garros. Sinner, si sa, ha il ruolino migliore: 4 titoli (2 Australian Open, Us Open e Wimbledon), 2 finali, 4 semifinali e 5 quarti. Ma in questa stagione irripetibile abbiamo potuto ammirare molti altri italiani. Matteo Berrettini è arrivato in finale a Londra (più 2 semifinali e 4 quarti), Flavio Cobolli è stato finalista a Parigi (più 2 quarti). Lorenzo Musetti ha collezionato 2 semifinali Slam, sull’erba e sulla terra (più 2 quarti). Chiudono il cerchio la semifinale di Matteo Arnaldi al Roland Garros e i quarti di Lorenzo Sonego all’Australian Open.
confronti
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La generazione di fenomeni ancora ben presente nella memoria collettiva, quella di Adriano Panatta, Corrado Barazzutti e Paolo Bertolucci, trionfatori con Tonino Zugarelli nella storica Coppa Davis del 1976 (ne sarebbero arrivate tre di seguito tra il 2023 e il 2025), raggiunse complessivamente 10 volte almeno i quarti di uno Slam, con l’acuto di Panatta campione a Parigi nel 1976. Ancora prima, l’era di Nicola Pietrangeli, Orlando Sirola, Fausto Gardini e Beppe Merlo fece registrare 15 presenze azzurre nei turni conclusivi dei Major tra gli anni Cinquanta e Sessanta, con il doppio successo di Pietrangeli a Parigi Garros nel 1959 e nel 1960. Nessuno, nella storia, ha fatto meglio degli eroi dei nostri tempi, capaci peraltro di riportare in primo piano uno sport che per quasi 40 anni, dopo le veroniche di Adriano, era finito nelle retrovie: dal 1981 al 2017 abbiamo avuto appena quattro italiani nei quarti di finale degli Slam. Detto che Cobolli, ieri contro il numero 114 Fery, ha giocato malissimo sciupando una ghiotta occasione, di cosa ci stiamo lamentando?



