Luis Enrique e Arteta fanno cose che gli altri non fanno

1 ora fa 1

extratime

Contenuto premium

Due ex campioni che da allenatori mettono l'identità davanti a tutto. Un portiere che manda la palla fuori apposta. Un bonus a ogni gol su calcio da fermo. Una passeggiata a piedi nudi. Un cane chiamato Vittoria. Un carrello elevatore e tanto, tanto altro dei due allenatori che si giocheranno la Champions

Giulio Di Feo

Giornalista

15 maggio - 13:31 - MILANO

Diceva Ugo Foscolo che l'arte non consiste nel rappresentare cose nuove, ma nel rappresentarle con novità. Il confine è sottile ma fa la differenza. A calcio, per esempio, si gioca al mondo da quasi due secoli e nonostante il gioco e chi lo interpreta siano cambiati tante volte il concetto resta sempre lo stesso: una palla, i piedi per trattarla, due porte e vince chi infila più volte lo strumento in quella avversaria. La differenza la fanno i dettagli, e lo dimostrano gli allenatori che oggi arrivano a giocarsi la finale della competizione più importante al mondo. Luis Enrique e Mikel Arteta hanno parecchie cose in comune. Entrambi spagnoli, entrambi impregnati di Barcellona pur non essendo catalani (asturiano il primo, basco il secondo), entrambi con carriere da calciatore gloriose ma finite anzitempo causa infortuni, entrambi guardioliani senza esserne emuli (Lucho lo ha sostituito nel Barça B, Mikel ne è stato assistente al City), entrambi con una fastidiosa allergia ai limiti.

Abbonati, puoi disdire quando vuoi.

Leggi l’intero articolo