Al Napoli il tecnico e il belga non si sono mai presi, anche perché il secondo fu ingaggiato quando il primo non era ancora sicuro di restare. Lo sfogo di Kevin è arrivato fuori tempo, dopo settimane in panchina. E forse fa chiarezza sul futuro: ha deciso di andar via
dal nostro inviato Vincenzo D'Angelo
31 maggio - 16:26 - NAPOLI
Un’opportunità diventata tensione. Perché non bastano le stelle a fare vincere i campionati. Antonio Conte e Kevin De Bruyne non si sono mai presi, ma non c'è bisogno per forza avere un rapporto di stima per vivere nello stesso spogliatoio. Certo, ci sarebbe bisogno dell’aiuto dei risultati per mantenere alto il livello del rispetto e della tolleranza. De Bruyne arriva al Napoli un anno fa, da svincolato, nel momento della lunga riflessione di Conte. Anzi, la realtà è che mentre Manna lavorava al colpo Kevin, Antonio provava a vincere lo scudetto senza pensare a cosa sarebbe successo nella post season. Che poteva non riguardarlo più da vicino.
visioni lontane
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E invece De Bruyne e Conte si sono incrociati, hanno provato a capire come uno poteva essere utile all’altro e viceversa. Sì, ci hanno provato, ma l’equilibrio si è rotto velocemente. E il rapporto non si è più ricucito. “Conte ha una visione del calcio molto diversa dalla mia. Non ho mai potuto giocare veramente nel mio ruolo”, ha raccontato ieri al Nieuwsblad. Atteggiamento in campo, poco divertimento, promesse non mantenute. Nello sfogo di De Bruyne contro Conte c’era tutto. E le difficoltà le aveva ammesse anche in un’intervista alla Gazzetta di inizio aprile. “Il metodo Conte è così duro come dicono?”. Una solo parola, nascosta dietro a un sorrisone di circostanza: “Yes”.
prime scintille
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Ma da dove nasce lo strappo? Il primo momento di tensione tra i due arrivò al debutto Champions, nell’ex casa della stella belga. Quando contro il City il Napoli rimase in dieci dopo poco più di un quarto d’ora, Conte scelse di togliere De Bruyne, deludendo tutti gli ex fan che lo avevano accolto da re. Ma ci poteva stare, in quella situazione. Kevin, però, non digerì la sostituzione a San Siro contro il Milan qualche settimana più tardi. E il tecnico lo mise a posto: “Mi auguro fosse contrariato per il risultato, perché se lo fosse per altro ha preso la persona sbagliata”.
la goccia
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Dopo Eindhoven, la rottura fu definitiva. Si narra, infatti, che nel lungo faccia a faccia a seguito dell’umiliante 6-2 col Psv, mentre Conte se la prendeva con l’atteggiamento della squadra, Kevin fece capire chiaramente che il problema non era caratteriale ma tecnico. Come se la squadra non avesse un’identità offensiva. E nelle parole di ieri, c’è anche questo passaggio. “Giochiamo in modo molto difensivo. Se segni un gol a partita con un 5-4-1… è poco. All’inizio dell’anno (la gara col Psv arriva a fine ottobre, ndr) giocavamo davvero molto bassi. Il nostro capocannoniere ha 10 gol. Volevo divertirmi, questo mi è mancato…”. Lo sfogo è arrivato fuori tempo, dopo le ultime settimane in panchina. E forse è servito a fare chiarezza sul futuro: Kevin potrebbe aver già deciso di andare via.



