Serata amarissima per i due club: sul campo arriva la retrocessione, sugli spalti esplode la contestazione con striscioni e cori contro società e squadre
Francesco Albanesi
9 maggio - 13:36 - MILANO
Da Pescara a Reggio Emilia corre una linea sottile fatta di aspettative sparate altissime e speranze finite dritte contro il muro. A gennaio Lorenzo Insigne tornava a casa dopo 14 anni con un obiettivo chiarissimo: “Salvo il Pescara e il prossimo anno ci rimango, è la mia seconda casa”. A quasi 500 chilometri di distanza, invece, Pierpaolo Bisoli a marzo - appena arrivato sulla panchina della Reggiana - la metteva giù senza troppi giri di parole: “Se non faccio l’impresa di salvarci, dovrò sbattere la testa contro il muro perché c'è l'opportunità di fare qualcosa di importante nella prossima stagione”. L’8 maggio, però, Pescara e Reggiana sono retrocesse in Serie C. E in mezzo? Contestazioni pesantissime da parte di entrambe le tifoserie. Da una parte si è arrivati perfino a contestare il proprio simbolo, dall’altra sono comparsi striscioni durissimi. Insomma, nottate da dimenticare in fretta.
qui pescara
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Il 29 gennaio scorso Lorenzo Insigne tornava a Pescara dopo 14 anni, accolto da un boato di tifosi. Quattro mesi dopo, però, la stagione si è chiusa nel peggiore dei modi: retrocessione in Serie C e un clima diventato irrespirabile. Contro lo Spezia, Insigne (capitano) è stato fischiato praticamente a ogni tocco di palla. I tifosi non avevano ancora digerito quel rigore lasciato a Padova nella partita precedente: dal dischetto ci è andato Flavio Russo, classe 2004, che però ha sbagliato. A fine partita Insigne è scoppiato in lacrime sul campo. La contestazione è andata avanti per ore: petardi, fumogeni e scontri con le forze dell’ordine. Più che il post-partita, sembrava il trailer di un film che nessuno voleva vedere. Nel mirino anche il presidente Sebastiani, contestatissimo dalla curva. E nella pancia dell’Adriatico nessuno ci ha messo la faccia: né lui né il ds Foggia si sono presentati ai microfoni. Un clima rovente, difficile da raffreddare anche con l’estate alle porte.
qui reggiana
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“1€ è quello che valete”. A Reggio Emilia è bastato uno striscione per spiegare tutto. La Reggiana ha battuto 1-0 la Sampdoria grazie al gol di Novakovich al 76’, ma più che una festa è sembrato il momento perfetto per tirare fuori tutta la rabbia accumulata durante la stagione. Lo striscione esposto dalla curva era un riferimento chiarissimo al prezzo simbolico dei biglietti per la sfida contro i blucerchiati. Gli ultimi minuti sono andati avanti tra fumogeni lanciati in campo e vigili del fuoco costretti a intervenire a bordocampo. E fuori dal Mapei Stadium il clima non è certo migliorato: altri fumogeni, cori pesanti e tanta tensione nei confronti della squadra, che durante l’anno i tifosi avevano invece sostenuto più volte anche fuori dal centro sportivo. Nel mirino il presidente Carmelo Salerno e il ds Domenico Fracchiolla. Ma dalla curva è arrivato anche un messaggio chiarissimo: “Questa Curva non retrocede, la Reggiana siamo noi”. E poi: “Voi siete uomini di m…”. Dopo tre anni, gli emiliani tornano così in Serie C.



