Larsen: "Spero che l'Italia sia ripescata ai Mondiali. Alla mia Danimarca 34 anni fa è andata bene!"

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Il danese, ex Pisa, fu richiamato dalle ferie per partecipare all'Europeo del 1992 al posto della Jugoslavia, esclusa per la guerra nei Balcani: "Arrivammo in Svezia abbronzati e iniziammo ad allenarci. Poi vincemmo il titolo"

Oscar Maresca

9 maggio - 13:23 - MILANO

La favola della Danimarca campione d’Europa nel 1992 è iniziata un pomeriggio di giugno: “Eravamo in vacanza insieme alle nostre famiglie, avevamo in programma soltanto un’amichevole con la nazionale. Mancavano dieci giorni al debutto, ma nel girone di qualificazione avevamo chiuso al secondo posto dietro la Jugoslavia fallendo l’accesso al torneo. Poi la Uefa decise di escludere Savicevic e compagni per la guerra nei Balcani. Prendemmo il loro posto da ripescati. Francia e Inghilterra erano in ritiro da un mese, noi arrivammo abbronzati e iniziammo ad allenarci”. Henrik Larsen è stato uno degli eroi di quella squadra. L’ex centrocampista classe ’66 ha vestito anche la maglia del Pisa tra il 1990 e il 1993. Oggi vive a Lyngby, in Danimarca, ma è innamorato dell’Italia. Ci torna ogni volta che può e sarebbe felice di vedere gli azzurri in campo negli Stati Uniti: “Fino a Svezia ’92 avevamo totalizzato una sola partecipazione al Mondiale nel 1986. Siamo un Paese piccolo, è stato bellissimo poter giocare quella competizione. Abbiamo vinto da sfavoriti superando l’Olanda di Gullit e Van Basten e pure la Germania di Klinsmann in finale. All’Italia auguro di fare come noi”. 

Paolo Zampolli, rappresentante speciale Usa, continua a fare pressioni su Gianni Infantino perché l’Italia prenda il posto dell’Iran al Mondiale. 

“Sapevo di questa possibilità. È un caso molto simile a quello della mia Danimarca. Nel 1992, la Jugoslavia fu esclusa in seguito alla risoluzione Onu che impose embargo e sanzioni economiche. Stavolta l’Iran potrebbe cambiare idea e non presentare la squadra a causa del conflitto con gli Usa. Tutto può succedere”. 

I tifosi italiani sono divisi: la maggioranza non vorrebbe il ripescaggio. Secondo lei hanno ragione? 

“L’Italia non partecipa al Mondiale da 12 anni. Quando giocavo io, la Serie A era uno dei campionati più ambiti. Peccato che potessero essere tesserati soltanto tre calciatori stranieri per squadra. Gli azzurri erano quasi imbattibili. Oggi i tifosi dovrebbero essere contenti se l’ipotesi ripescaggio si concretizzasse”. 

Ricorda dov’era quando ha ricevuto la convocazione del ct Møller-Nielsen? 

“Al mare insieme a mia moglie Lotte. Ero ancora in Danimarca, in un paio d’ore preparai la valigia e presi il primo volo per la Svezia. Eravamo nel gruppo insieme agli svedesi padroni di casa, alla Francia allenata da Michel Platini e all’Inghilterra. Avevamo pochissime possibilità di passare il turno”. 

L’esordio con l’Inghilterra finì in parità. 

“Lo 0-0 non ci scoraggiò, alla seconda partita contro la Svezia ci condannò un gol di Brolin, ex Parma. A 90’ dalla fine dei giorni le speranze sembravano esaurite. Dovevamo battere la Francia di Papin e Cantona, nel frattempo la Svezia avrebbe dovuto superare l'Inghilterra. Andò proprio così”. 

Fu proprio un suo gol a sbloccare la sfida decisiva contro la Francia, vinta 2-1. 

“Al primo giorno di ritiro ci guardammo nello spogliatoio dicendo: ‘Giochiamo queste tre partite, divertiamoci e vediamo come va’. Siamo stati fortunati, ma anche bravi”. 

È vero che prima della semifinale contro l’Olanda, il ct Møller-Nielsen portò tutta la squadra a cena in un fast food? 

“Sì, voleva compattare il gruppo. Gli Oranje avevano già vinto l’Europeo del 1988. Erano un gruppo di campioni: Gullit, Rijkaard, Van Basten, Bergkamp, Koeman”. 

In Olanda, si ricordano ancora benissimo di lei… 

“Realizzai una doppietta, Brian Laudrup (il fratello Michael, ex Juve e Lazio in Italia, rifiutò la convocazione per divergenze con il ct, ndr) mi servì due assist. Bergkamp accorciò e Rijkaard segnò la rete del 2-2 a quattro minuti dalla fine mandando la gara prima ai supplementari e poi ai rigori. Schmeichel con un miracolo neutralizzò il tiro dal dischetto di Van Basten e conquistammo la finale”. 

Poi vinta contro la Germania. 

“Un 2-0 incredibile con le reti di Jensen e Vilfort. Kim stava vivendo un periodo complicato, dopo ogni partita tornava in Danimarca per stare vicino a sua figlia Line, malata di leucemia”. 

Lo stesso Vilfort disse: "Non potevamo fallire perché non c’erano aspettative su di noi”. 

“Aveva ragione. Quella Danimarca ha scritto la storia vincendo il suo primo Europeo, addirittura da ripescata. Non avremmo dovuto nemmeno giocare. Dieci giorni prima eravamo in vacanza e alla fine abbiamo trionfato”. 

L’Italia è rimasta nel suo cuore dopo l’avventura al Pisa. 

“Sono arrivato nel 1990, il direttore tecnico era Mircea Lucescu. È stato un maestro, con lui ho iniziato a giocare anche esterno sinistro. In quel gruppo c’era Diego Simeone. Non riuscimmo a evitare la retrocessione. Il presidente Romeo Anconetani era vulcanico, ci mandava in ritiro pure dopo le vittorie”. 

È tornato nel 1992 dopo la parentesi al Lyngby. 

“Ho pure incrociato un giovanissimo Bobo Vieri, aveva 19 anni. In Serie A ho avuto la fortuna di sfidare grandi campioni come Voeller e Roberto Baggio. Pisa è diventata la mia seconda casa. Ho tanti amici e nel 2023 mi hanno conferito la cittadinanza onoraria. Seguo tutte le partite dei nerazzurri in tv e torno spesso in Toscana”. 

Anche la sua Danimarca non si è qualificata al Mondiale. Larsen, per chi farà il tifo? 

“Spero per l’Italia, magari sarà ripescata. A noi, 34 anni fa è andata bene”.

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