Dopo la partita contro il Messico si potrebbe fare un carosello con le immagini dei giocatori inglesi che - in un modo o nell’altro hanno conquistato il web e la simpatia del mondo
dalla nostra inviata Beatrice Balbinot
7 luglio - 21:16 - ATLANTA (STATI UNITI)
“L’ironia salverà il mondo”, si potrebbe dire riadattando Dostoevskij. “God save the King”, cantano i patrioti britannici. Volendo proporre una crasi da cucire addosso a questo percorso inglese al Mondiale ne uscirebbe una cosa così: “Ironia save the King”. Tralasciando l’orrenda resa del cambio linguistico, il concetto che ne esce si può salvare: l’ironia sta trasformando la nazionale inglese nella beniamina di questo Mondiale. La voce roca di Kane, il canto sotto le tribune e quello scherzo di Stones a Tuchel negli spogliatoi… Certo, la lotta per accaparrarsi il favore del pubblico internazionale è feroce, tra la favola della Norvegia e le tante “ultime volte” di grandi campioni che scaldano il cuore a tutto il globo, ma Kane e compagni hanno pescato dal mazzo un asso che sembra vincente: risultare simpatici. British humor ricercato? Una serie di situazioni casuali semplicemente divertenti? Chissà. Fatto sta però che dopo la partita contro il Messico si potrebbe fare un carosello con le immagini dei giocatori inglesi che - in un modo o nell’altro - hanno conquistato il web e la simpatia del mondo.
sotto la curva
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No, qui nello specifico non si ride. Ma che emozione è vedere la squadra unita come non mai stretta sotto la curva inglese - rilegata in una piccola fetta dell’Azteca - a cantare a squarciagola con i propri tifosi? Wanderwall diventa inno nazionale per qualche minuto, l’inferno dell’Azteca si placa e rimane ad ascoltare. Il Messico è ferito dalla sconfitta, ma allo stesso tempo rispettoso e ammaliato dal canto di pochi amplificato dalla curvatura delle tribune. Kane come Leonida, l’Azteca come le Termopili, solo che questa volta la storia ha un finale diverso: i 300 vincono, e il mondo si inchina.
kane, che succede?
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A proposito di Kane, che gli era successo alla voce? Si presenta alla stazione per la consueta intervista post match con le corde vocali in burnout totale e risponde alle domande con un filo di voce, continuamente rotta e soggetta a vorticosi cambi di tono. Voce inversamente proporzionale alle emozioni, d’altronde spesso accade così. "È stata una partita pazzesca. Abbiamo dovuto lottare,” - riesce a dire faticosamente a bordo campo suscitando i commenti divertiti del web - “Abbiamo dovuto trovare una soluzione, ma ce l’abbiamo fatta. Poco fa stavo cantando laggiù. Adesso faccio fatica a parlare. Ma, nonostante tutto - l'importanza dell'occasione, la squadra e tutto ciò che avevamo contro - siamo riusciti a trovare il modo di vincere." Appena rientrato nella zona mista recupera il suo aplomb e torna a parlare normalmente, incalzato dalle domande dei giornalisti che - in apprensione - gli chiedono se la voce fosse già ricomparsa. “L’ho ritrovata” - dichiara con una risatina. Menomale…
spogliatoio
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E poi, l’ultimo quadretto, forse il più divertente, sicuramente il più virale. Quante volte è successo che - durante i festeggiamenti - si facesse male qualcuno? Un vero incubo per Tuchel, che nel post partita aveva già perso Henderson per un infortunio al polso rimediato cadendo sui cartelloni pubblicitari mentre festeggiava la vittoria all’Azteca. Dunque, quando durante la festa negli spogliatoi Stones comincia a tenersi la spalla con la mano e Declan Rice gli si avvicina preoccupato, il Ct inglese ricambia gli sguardi dei suoi giocatori con un’espressione quasi vitrea, catturata subito da un cellulare. E poi? Nulla, era tutto uno scherzo. Stones trasforma la posizione accartocciata per reggersi la spalla fintamente dolorante in una mossa di danza e la festa ricomincia. Inutile dire che il video, circolato sul web nelle scorse ore, ha fatto impazzire tutti: “Lo devono vincere loro questo Mondiale” - commentano in molti.
amici messicani
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Dunque sì, gli inglesi stanno simpatici. A partire dalla notizia circolata nelle ore precedenti al match contro il Messico su un possibile uso di Viagra per contrastare gli effetti dell’altitudine (poi smentita da Tuchel con un sorriso e una battuta: “Né l’informazione né il supporto della medicina mi hanno raggiunto: no, non è vero”), passando per la presunta candidatura di Bellingham come prossimo James Bond, di nuovo smentita dal Ct, fino alle scene meravigliosamente umane e per questo così divertenti raccolte nel ventre di un Azteca finalmente domato. Sarà forse per questo che anche i tifosi messicani, all’uscita dallo stadio, si sono fermati per rendere omaggio ai vincitori. Un rapido “batti cinque” con gli ultras dell’Inghilterra, un piccolo gesto che lancia un messaggio chiaro: non sappiamo se “it’s coming home”, ma sicuramente Bellingham e compagni si sono ambientati molto bene oltreoceano.


