La bellezza di 30 ponti, una lunghezza di 1,6 km e un dislocamento stimato di 2,3 milioni di tonnellate: Freedom Cruise Line International rilancia un'idea degli anni Novanta. Ma ci vorranno almeno 16 miliardi di dollari per costruirla
Maurizio Bertera
27 giugno - 10:03 - MILANO
Freedom Ship, oltre a richiamare la compagnia che vuole costruirla sin dagli anni Novanta, ossia Freedom Cruise Line International, è una nave che nel nome esprime il concetto per cui è stata immaginata: la libertà di navigare senza limiti nel mondo, offrendo a chi è a bordo tutto quello che troverebbero sparso per la città. Perchè in una struttura galleggiante lunga 1,6 km, larga 240 m e alta 85 metri sull'acqua troverebbero posto - oltre a uffici, appartamenti e spazi ristorativi di ogni genere - scuole, ospedali e persino una "sdraio" da 15mila persone. Del resto, potranno salire a bordo circa 50mila ospiti, seguiti da 30mila addetti. Follia? Forse, ma il progetto lanciato negli anni Novanta da un ingegnere americano visionario - scomparso nel 2012 - quale Norman Nixon è tornato d'attualità nel momento in cui Roger Gooch, amministratore delegato di Freedom Cruise Line International ha dichiarato al quotidiano inglese Daily Telegraph: “Siamo molto fiduciosi di poter realizzare questo progetto, i capitali restano fondamentali ma li stiamo raccogliendo”. Anche perchè, come facilmente prevedibile, ce ne vogliono tanti quanto un oceano: l'ultima stima è di 16 miliardi di dollari (14 miliardi di euro) quando al lancio dell'idea si parlava ne bastassero 8. Ecco perchè più di un dubbio sulla fattibilità dell'impresa è corretto ma al tempo stesso i nuovi rendering lasciano a bocca aperta. Non è una nave ma una città galleggiante che seguirebbe il pensiero di Nixon: una sorta di "colonia oceanica" che vaga per i mari, libera dalle leggi sulla proprietà, comunali o federali di qualsiasi stato nazionale. Più "Freedom" di così sarebbe impossibile.
REATTORI NUCLEARI
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Il sostentamento energetico di questo gigante dei mari sarebbe garantito da moderni reattori a combustibile nucleare. Scelta tecnologica che azzererebbe l'impatto ambientale legato alle emissioni di anidride carbonica. La gestione logistica di uno scafo di tali proporzioni esclude radicalmente la possibilità di attracco nei normali porti turistici terrestri: l'imbarcazione si dovrebbe spostare a una velocità costante di 7 nodi (circa 13 km/h) e rimarrebbe stabilmente all'interno delle acque internazionali, compiendo una circumnavigazione completa del pianeta ogni due anni. La pianificazione demografica prevede la presenza di 50.000 residenti stabili, che acquisteranno o affitteranno i propri alloggi privati all'interno dei quartieri galleggianti. A questa popolazione stanziale si sommeranno giornalmente 10.000 ospiti alberghieri e un personale di bordo composto da ben 20.000 membri dell'equipaggio. Per fare un confronto con quanto naviga attualmente nei mari, Icon of the Seas - la nave da crociera più grande e tecnologicamente avanzata del mondo - è lunga "solo" 365 metri e ospita fino a 7.600 passeggeri e 2.300 membri d'equipaggio. Dieci volte meno di Freedom Ship.
OTTO ELIPORTI
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Essendo praticamente una città, i progettisti hanno pensato a dotarla di strutture di ogni genere: oltre al già citato stadio, ci sono un grande centro congressi internazionale per meeting aziendali, un teatro, due musei storici, una discoteca, un casinò, un parco acquatico, un ospedale, scuole di ogni ordine e grado. La mobilità interna tra i vari distretti dello scafo sarà garantita da una complessa rete di tram urbani, integrata da 24 chilometri di percorsi pedonali riservati al passeggio. Gli amanti del verde disporranno inoltre di più di 1 ettaro di parchi naturali alberati dislocati sui ponti superiori. I collegamenti esterni con la terraferma, invece, verranno assicurati da una flotta di traghetti passeggeri e da ben otto eliporti posizionati sulla sommità della struttura. Come detto, la concretizzazione dipende esclusivamente dal completamento della raccolta dei capitali. Le prime proposte costruttive indicano l'Indonesia come sede ideale per la realizzazione dello scafo esterno. I tempi stimati si attestano sui quattro anni complessivi. Si vedrà.



