La corsa non ha età: l'analisi di Giorgio Rondelli sul fenomeno Damato

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Il traguardo dei 90 anni tagliato a ritmo di record mondiale rappresenta una sfida alle leggi della fisiologia sportiva. Dall'impresa di Giuseppe Damato alla gestione del declino prestativo

Laerte Salvini

26 aprile - 12:11 - MILANO

Se la maratona è una sorta di parto che culmina in una liberazione dopo novanta giorni di preparazione, quella di Giuseppe Damato alla Milano Marathon è stata un’opera di ingegneria atletica e mentale. Con un tempo di 4 ore, 40 minuti e 30 secondi, Damato non ha solo tagliato il traguardo, ma ha riscritto i parametri della categoria M90, polverizzando i record precedenti. Questo risultato straordinario apre una riflessione profonda su cosa significhi realmente correre nella terza età: non si tratta solo di resistenza, ma di un delicato equilibrio tra una genetica privilegiata e una gestione sapiente dei carichi. Coach Giorgio Rondelli analizza il caso partendo da un presupposto chiaro: "Per poter ottenere risultati come il suo, fondamentalmente ci vuole un'ottima genetica intanto, perché se non hai un'ottima genetica non vai avanti. Poi servono costanza negli allenamenti e adattamenti ai ritmi di corsa, alla parte agonistica". Secondo il tecnico, un elemento chiave è stato il passato di Damato nel ciclismo, che gli ha permesso di arrivare alla corsa con un fisico integro: "Lui ha un vantaggio che hanno avuto anche altri atleti a quell'età: di aver cominciato a correre tardi. Fino ai 72-73 anni faceva soprattutto ciclismo, anche uscite lunghe, che lo hanno allenato mantenendo una buona condizione organica e sicuramente anche una buona condizione muscolare. Quando ha cominciato a correre era in una situazione ottimale per iniziare la pratica della corsa".

Fisiologia: quando il corpo "guadagna" vent'anni

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La scienza spiega come sia possibile correre una maratona a 90 anni in 4 ore e 40 minuti. Rondelli cita i riscontri dei test fisiologici che mostrano parametri fuori dalla norma per l'età anagrafica: "In base a dei test fisiologici si vede che questi atleti hanno ancora un'ottima ossigenazione e fibre muscolari come se avessero 60 anni e non 90; quindi guadagnano una ventina d'anni da questo punto di vista". Nel caso specifico di Damato, il tecnico sottolinea anche l'importanza della struttura fisica, ricordando che l'atleta, pesando meno di 50 kg, "aveva un rapporto peso-potenza ottimale da portarsi indietro nelle sue galoppate", minimizzando lo stress meccanico. 

Metodologia: meno qualità, più recupero

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Sulla gestione pratica degli allenamenti nella terza età, Rondelli è categorico: la priorità si sposta dalla prestazione pura alla conservazione della struttura. "A quel punto lì non servono tanto i lavori di qualità, serve praticamente un'abitudine alla corsa lenta e a una gestione dei ritmi da fondo lento. Non allenamenti quotidiani, ma a giorni alterni, perché a quell'età diventa fondamentale anche il recupero. Bisogna fare delle uscite di corsa ma anche essere in grado di recuperare bene. Poi serve fare qualche esercizio per la muscolatura posturale, addominali e dorsali, per tenere sempre viva la carrozzeria perché il motore di questi atleti così longevi è sempre funzionante".

Sicurezza e coordinazione: il limite invisibile

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Oltre alla resistenza organica, il vero scoglio con l'avanzare degli anni diventa il controllo del gesto atletico. Il Coach avverte che esiste un equilibrio precario tra la voglia di spingere e i limiti del sistema nervoso: "Per loro c'è un sottile confine fra allenamento e sicurezza e bisogna sapere gestire questa cosa. Non bisogna cercare di fare di più, ma cercare di fare meglio quello che si è già in grado di fare abbastanza bene, sia a livello di ritmi sia a livello di coordinazione. In pratica Damato va a 6'10"-6'15" al chilometro, ci mette il tempo doppio di un grande maratoneta, quindi è tanto di cappello: vuol dire aver perso di qualità prestativa molto poco negli ultimi anni".

La sfida della longevità e l'esempio di Whitlock

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Rondelli mette a confronto l'approccio di Damato con quello di altre leggende, come il canadese Ed Whitlock, per evidenziare diverse filosofie di allenamento. "Whitlock a 80 anni correva in 3h15' e a 85 in 3h56', molto più veloce di Damato. Lui però si allenava in maniera più scientifica e diversificata, anche con prove ripetute. Nel caso di Damato è il dulcis in fundo di una vita sportiva"

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