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La tendenza è solida e fa respirare il Coni: se l’Italia mantiene la sua tradizionale presenza fra le grandi dello sport, lo deve, da una ventina d’anni a questa parte alle medaglie conquistate in campo femminile. Ma si può fare di più
In queste settimane si celebra l’80° anniversario del suffragio universale femminile in Italia: una lunga rincorsa che anche nello sport è arrivata al traguardo. Le donne votarono per la prima volta il 10 marzo 1946 per le elezioni amministrative e poi il 2 giugno per il referendum monarchia-repubblica. Una data cruciale, venuta a 10 anni esatti, e qui rientriamo nella materia sportiva, dal Bing Bang del movimento sportivo femminile di vertice, la medaglia d’oro di Ondina Valla nei 100 ostacoli all’Olimpiade di Berlino 1936. Un’impresa di grande valore da parte di un’atleta dal talento purissimo, che ci fa piacere qui ricordare. Trebisonda, questo il suo nome all’anagrafe, ma da tutti chiamata con diminuitivo di Ondina, fu di fatto una rivoluzionaria nel contesto di uno sport fascistizzato che non aveva puntato particolarmente sulle donne, confinate ad un ruolo sociale e culturale del tutto ancillare rispetto alla retorica della virilità bellicosa e dominante. Il contropiede d’oro di Ondina fece sì che il regime s’impossessasse del suo trionfo, per promuovere la distorsione della purezza della razza, che sarebbe sfociata appena due anni dopo nell’orrore delle leggi razziali.

