L'hockey piange "Brandina" mito dei Diavoli Milano

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È scomparso Giampiero Branduardi. Giocò nell'HC Milaninter e nella storica squadra degli Anni 50 e 60 vincendo quattro scudetti. Con Agazzi e Crotti formava la leggendaria "Linea Piranesi". Ha partecipato anche a due Olimpiadi (Cortina 1956 e Innsbruck 1964). Aveva 89 anni

Andrea Buongiovanni

Giornalista

28 febbraio - 23:05 - MILANO

Ha atteso il momento più alto che l’hockey ghiaccio della sua città, Milano, abbia mai vissuto: l’Olimpiade. Forse ha anche saputo che il capoluogo, presto, potrebbe avere di nuovo una squadra. Poi Giampiero Branduardi ha definitivamente ammainato la bandiera della leggendaria “Linea Piranesi”. La componevano, insieme a lui, Giancarlo Agazzi ed Ernesto Crotti. Giampiero, del terzetto, a 89 anni - era nato il 28 agosto 1936 - era l’ultimo in vita. Era la linea d’attacco A-B-C, composta da ragazzi cresciuti nei pressi del Palaghiaccio di via Piranesi, appunto. Branduardi calzò i pattini molto presto, complice la mamma che lavorava alla Frigoriferi Milanesi, adiacente all’impianto, uno dei più belli d’Europa. A 14 anni debuttò in serie B con l’HC Bocconi. Nel 1952-1953, a 16, venne tesserato da quelli del Milano Inter, acerrimi avversari dei Diavoli Rossoneri e presto esordì in serie A. A 17 ecco la “prima” Nazionale, a Bolzano (nel Palazzo di via Roma), in occasione di un successo contro l’Austria. È proprio in azzurro, dopo una settimana che, a Milano contro la Germania, si ammira per la prima volta la Linea Piranesi. È un gol di Branduardi a firmare il 6-5 finale. I tre giocano insieme nel Milano Inter. Nel 1953-1954 e nel 1954-1955 vincono scudetto e Coppa Spengler. Solo ai Giochi di Cortina 1956 (con l’attività di club ferma per un’intera stagione) la Linea viene divisa. Ma l’Italia centra quello che resta il miglior risultato di sempre nella propria storia a cinque cerchi: un 7° posto. Nasce il Milaninter HC e Giampiero, nel 1957-1958, vince il terzo scudetto personale. Inizia l’era Diavoli Milano: per Branduardi - che i compagni chiamano Brandina e non Brando, data la popolarità raggiunta dall’attore Marlon - nel 1960 c’è il quarto titolo. Nonostante gli impegni da tornitore, non si tira mai indietro, nemmeno in Nazionale dove, anzi, fa spesso la differenza. Sarà così fino al 1968, Olimpiade di Innsbruck 1964 compresa, la sua seconda, con gol a raffica e una visione di gioco superiore. Sarebbero state il doppio senza la rinuncia Coni a quelle di Squaw Valley 1960 e Grenoble 1968. Lo scudetto di quell’anno si assegna con uno spareggio al PalaFiera di Bolzano: contro i Diavoli c’è il Cortina, dominatore di quegli anni. I milanesi lamentano molte assenze, ma conducono 3-2. Dopo una carica alla balaustra, perdono anche Branduardi per un infortunio alla spalla. Gli ampezzani si impongono 7-5- E per Giampiero, 17 anni dopo il debutto con l’HC Bocconi, quella diventa l’ultima partita disputata ad alto livello. Giocherà ancora col Foppolo, col Turbine. Poi farà l’allenatore, il consigliere, il miglior amico dell’hockey ghiaccio e dei suoi praticanti, sempre in tribuna là dove si gioca una partita. Fino ai Giochi di Milano Cortina 2026. C’era anche lui, idealmente e moralmente, sugli spalti così futuristici del Santagiulia. Qualcuno, al suo fianco, garantisce di aver scorto anche Giancarlo Agazzi ed Ernesto Crotti.

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