L'interista ha siglato al Genoa la sesta rete in questo campionato di A, suo primato personale: "I record di gol contano solo se portano un titolo…"
Prima del ritorno nefasto contro il gelido Bodo Glimt, Federico Dimarco aveva risposto in tv con un colpo di accetta a una domanda maliziosa. Gli era stato chiesto di scegliere tra scudetto, Champions e qualificazione al Mondiale: "Fammene dire due, dai: scudetto e Mondiale…". La più nobile coppa europea, sfuggita tra le dita non una ma due volte, nemmeno contemplata. Lontana dall’orizzonte. Al contrario, l’interista metteva sullo stesso piano il tricolore e il torneo che insegue tutta la nazione da dodici, infiniti anni. Più chiaro di così, difficile a dirsi. A riascoltare quelle parole dopo la cacciata dalla Champions, si capisce perché nessuno ad Appiano si sia davvero strappato i capelli per il disastro norvegese e perché tutti, invece, siano saltati dalla sedia ieri dopo l’ennesimo gol di Dimarco in questo suo campionato da mille e una notte. L’esterno nerazzurro ha domato anche il Genoa con il solito capolavoro-laser di sinistro e, in questo modo, Dimarco ha dato seguito ai suoi proclami di qualche giorno prima: le priorità in casa Inter sono sempre state evidenti se il miglior giocatore di stagione ha scelto di pronunciarsi in quel modo. Ieri, invece, è stato più ecumenico a fine partita: "Da qui alla fine saranno tutte pesanti le vittorie: dopo ogni sconfitta abbiamo reagito da grande squadra. È difficile da spiegare il mio gol, ma ne ho fatto uno simile al Verona…”.
con i pattini
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Non c’è, comunque, nessuno in questi luoghi che sbilanci una partita, anzi un campionato, come Dimarco e i numeri testardi, in continuo aggiornamento peraltro, sono lì a testimoniarlo: quella di ieri era la sua sesta rete in Serie A, a cui si aggiunge anche una grandinata di quindici assist. Significa che l’esterno azzurro ha partecipato in forma più o meno diretta a 21 gol e che incide alla causa più di quel cannibale di Lautaro: il Toro ha una somma di 18 ed è il secondo di tutta la compagnia del campionato. Più giù, altri prodigi, più umani se comparati all’interista: con una somma gol più assist di 15 si scorge Nico Paz, che i nerazzurri sfideranno dopodomani nella semifinale di Coppa Italia – l’Inter vuole anche quella per un “doblete” domestico che tolga anche il minimo retrogusto amaro per la Champions –, poi a 12 insegue lo juventino Yildiz. Insomma, se si votasse l’Mvp di stagione adesso, non ci sarebbe in pole né un centravanti né un trequartista, ma un laterale che corre a tutta fascia. Anzi, pattina come sul ghiaccio la regina Arianna Fontana, nerazzurra d’elezione e ospite a San Siro, che lo osservava emozionata a bordo campo e si spellava le mani dopo il primo gol al volo.
nei confini
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Difficile dominare da quella posizione, ma al Dimarco 2025-26 pare riuscire ogni cosa, almeno dalla metà campo in su, almeno dentro ai confini italiani: in Europa, invece, ha realizzato solo la punizione di Dortmund e per il resto niente altre reti e niente altri gol. In fondo, è stato lui stesso a dettare le preferenze nerazzurre e, nella speranza di ripetersi anche i Mondiali, si è portato avanti in campionato: i sei centri finora sono il suo nuovo primato personale, visto che ha superato i cinque del 2020-21 e del 2023-24. “I record di gol contano solo se portano un titolo…", ha aggiunto saggiamente a fine partita. Ormai viaggia su tutt’altre frequenze, alle altezze dei migliori del Continente e anche oltre, poi a furia di fare foto con i premi di giornata della Lega Serie A finirà presto l’album di famiglia. Vista la sua nascita nerazzurra, sembrerebbe una letterina in carta bollata spedita ai cugini, ma lontano dalla fascia Dimarco diventa improvvisamente prudente: “Pensiamo al Como prima, c’è poco da mandare messaggi adesso…”.


