L'ex Ciofani: "Frosinone e Alvini super. Io, Politano, Donnarumma, vi svelo i miei gol più belli"

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L'ex bandiera applaude la promozione in A del club: "Il presidente Stirpe sta facendo un lavoro incredibile, un nome per la Serie A? Ghedjemis, decisivo per tutta la stagione". E poi svela più di un retroscena sul sio passato da bomber

Lorenzo Topello

Collaboratore

9 maggio - 12:58 - MILANO

“Nell’epoca del falso nueve noi abbiamo il vero nove”. A Frosinone celebrarono così Daniel Ciofani e i suoi gol che erano valsi la Serie A, undici anni fa. Mandando avanti veloce il nastro, riecco i ciociari al piano di sopra. E la loro ex bandiera ad applaudire: “Un campionato straordinario, il loro. Sono partiti in sordina e con aspettative iniziali non esagerate, ma hanno mostrato energia e salute per poi andarsi a prendere la Serie A”.

A chi vanno dati i meriti per questo traguardo, secondo lei?

​“Un mix di fattori. Metterei prima di tutto il presidente Stirpe che ha una conoscenza e una lungimiranza per il calcio come pochi: per la quarta volta in poco più di un decennio il Frosinone sale in A e non è banale. Anzi, molte società dopo aver conosciuto la massima serie sono sprofondate persino in C nel giro di pochi anni. Stabilizzarsi è difficilissimo”.

Conosce molto bene anche mister Alvini.

“Alla squadra ha dato impronta e coraggio: una lucida follia, perché se la sono giocata a viso aperto con tutti”.

C’è un giocatore che l’ha impressionata più di tutti?

“Senza dubbio Ghedjemis. È molto decisivo, potrebbe essere importante anche in A”

Che consiglio darebbe alla società?

“Pochi, perché il presidente ha già vissuto tre promozioni e tutte diverse: una volta ha mantenuto l’ossatura, una volta l’ha cambiata e nell’ultima ha tentato un mix. La verità è che la A è spietata: le statistiche dicono che spesso due neopromosse su tre tornano subito giù. Di sicuro, comunque, il presidente manterrà l’equilibrio della sostenibilità: quello che ti permette di rimanere competitivo a lungo termine e magari riprovarci, se le cose non dovessero andare bene”.

during the Serie A match between Frosinone Calcio and Parma Calcio at Stadio Benito Stirpe on April 3, 2019 in Frosinone, Italy.

Certo che l’ultima volta al Frosinone è mancato davvero poco per la salvezza, però…

“Sì, avrebbe potuto rimanere in A anche perdendo con l’Udinese. Peccato davvero, perché con Di Francesco ha espresso un bel calcio: c’erano Soulé e Brescianini fra gli altri, il gruppo meritava miglior sorte. Quella retrocessione grida vendetta”.

E poi c’è il suo Frosinone, quello targato 2015-16: lei sfiorò la doppia cifra, in Serie A.

“E col Var ne avrei segnati di più, perché ci mancavano spesso dei rigori. Secondo me mi sarei divertito di più, ma i miei 9 gol me li tengo ben stretti. Fra gli italiani ero stato uno dei migliori assieme a Dionisi”.

Un gol fra quelli messi a referto in Serie A a cui è maggiormente legato?

“L’ho rivisto da pochissimo e quindi dico quello contro il Milan, di fronte a Donnarumma. Mi ritrovai a tu per tu con lui e non sbagliai. E poi c’è il nono, contro il Chievo, segnato di testa su assist di mio fratello Matteo. Speciale anche quello, ovviamente”.

Ma come mai in Serie A si segna così poco?

“Io sono convinto che ogni attaccante, oggi, debba lavorare sulla frustrazione di toccare pochi palloni. Gli allenamenti situazionali hanno relegato le punte più che altro a fare sponde, prendere spallate e non vedere la porta. Io dico che vanno allenati a tirare in porta sempre, e poi lavorare a livello mentale sulla frustrazione di essere poco coinvolti nel gioco. Ma bisogna vivere per quel pallone che passa, perché prima o poi un pallone arriva sempre: e tu devi essere pronto per quell’appuntamento lì”.

Serve anche qualità nell’ultimo passaggio. Nel Frosinone attuale c’è qualcuno da cui avrebbe volentieri ricevuto assist?

“Forse proprio Ghedjemis. Ha quel movimento che gli attaccanti centrali amano, al momento di ricevere il pallone. Ma il miglior assist-man che ho avuto è stato Politano, ai tempi della Serie C: giocava a piede invertito e tagliava dentro come fa oggi. Fortissimo”.

A quali compagni avuti nei sei anni a Frosinone è rimasto più legato?

“A parte mio fratello Matteo, sento molto Frara: lui è responsabile del settore giovanile ciociaro, un bel ruolo. E come lui tanti altri: sento spesso Dionisi, Mirko Gori che ha vinto quest’anno la D a Desenzano, ma anche Gucher, Zappino. E Paolo Sammarco che sta allenando in Serie A. Quello che mi fa più ridere è sempre Soddimo: era l’anima del gruppo anche dieci anni fa, l’autore di ogni scherzo di spogliatoio”.

Tempo fa raccontava del suo amore per il Fantacalcio. Quest’anno come è andata?

“Sono stato fino a poco fa terzo in classifica ma il migliore per punti fatti: come centravanti ho scelto Lautaro e gli ho affiancato Pellegrino, uno degli ultimi nove che si vedono in Serie A. Poi penseremo all’anno prossimo”.

Non ha qualche nome già segnato per l’asta?

“Io spero che torni Giroud, pensi un po’…”.

Perché?

“Perché è uno che per la squadra lavorava per davvero: ha vinto i Mondiali senza far gol, eppure non ha mai giocato male. Apriva spazi, sapeva farsi vedere quando contava, faceva il lavoro sporco per tutti. E poi io sono milanista, quindi mi capisce…”.

 Olivier Giroud of AC Milan celebrates scoring his team's second goal during the Serie A TIM match between AC Milan and US Salernitana at Stadio Giuseppe Meazza on May 25, 2024 in Milan, Italy. (Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

Lei è fra l’altro un gran lettore: la biografia di Giroud è nella sua libreria?

“Assolutamente sì: autografata come una delle sue maglie, peraltro. Ma ultimamente sto leggendo molta psicologia, perché mi serve coi ragazzi”.

Si è ritirato due anni fa. Di cosa si occupa oggi?

“Sono coordinatore tecnico della Primavera e dell’Under 18 della Cremonese: guardo tante partite, seguo i ragazzi e sto vicino agli staff, cerco di dare consigli anche tecnici, soprattutto agli attaccanti. Ma la differenza la fanno i consigli mentali: puoi percepire cosa possano pensare i ragazzi, ma ognuno poi è fatto a modo suo. E quindi devi metterti nei panni dei ragazzi: oggi hanno troppe distrazioni esterne e troppa esposizione ai commenti negativi. Noi ci isolavamo con molta più facilità”. 

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