L'ex Bierhoff: "Ecco come recuperammo 7 punti alla Lazio. Milan, credici! Puoi rimontare l'Inter"

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L'ex attaccante rossonero, protagonista della remuntada-scudetto del 1998-99, crede anche nel Diavolo di oggi: "Quando sei dietro però non serve fare calcoli: prima di tutto bisogna vincere il più possibile, senza sprecare energie nervose"

Andrea Ramazzotti

Giornalista

10 marzo - 11:06 - MILANO

Oliver Bierhoff di rimonte se ne intende. C’era lui in attacco nel Milan che nel 1998-99 ha rimontato sette punti nelle ultime sette giornate alla Lazio. La formazione di Zaccheroni conquistò lo scudetto in volata, superando i biancocelesti alla penultima giornata e conquistando i tre punti nell’ultimo turno, a Perugia, il 23 maggio 1999. Da allora sono passati quasi 27 anni, ma il bomber tedesco ricorda molti dettagli di quella stagione e, da attento osservatore della Serie A (nonché tifoso delle sue ex formazioni, su tutte il Milan e l’Udinese), vede analogie con il Diavolo di Allegri che è tornato in corsa per il tricolore grazie all’affermazione di domenica nel derby. 

Bierhoff, qual è stata la chiave per la vostra storica rimonta scudetto? 

"Semplice: ci abbiamo creduto e abbiamo messo insieme un filotto clamoroso di vittorie". 

Detta così sembra semplice... 

"È la realtà. Nessuno faceva calcoli, ma eravamo concentrati solo su noi stessi, sul conquistare più punti possibili, sull’aiutare i compagni. Eravamo convinti che, facendo il massimo, la Lazio avrebbe commesso qualche passo falso". 

In effetti nelle ultime sette partite, il Milan conquistò 21 punti, mentre i biancocelesti persero due incontri di fila contro la Roma e la Juventus e pareggiarono a Firenze alla penultima. 

"Noi invece alla penultima giocammo con l’Empoli e, quando arrivò la notizia che i viola erano passati in vantaggio con una rete di Batistuta, il boato di San Siro ci fece scatenare: io segnai tre reti in mezz’ora, a cavallo tra primo e secondo tempo, e vincemmo 4-0. A fine gara eravamo primi in classifica". 

E lo scudetto divenne realtà una settimana dopo al Curi di Perugia.

"Esatto. Quando sei dietro però non serve fare calcoli: prima di tutto bisogna vincere il più possibile, senza sprecare energie nervose, pensando a dove i diretti concorrenti possono inciampare". 

Ha ragione Allegri: meglio parlare di Champions, così si resta concentrati

Oliver Bierhoff

Suona come un consiglio per il Milan di Allegri che dopo il derby si è messo alla caccia dell’Inter. 

"Secondo me non serve fare tabelle e ha ragione Allegri che continua a parlare di obiettivo Champions da raggiungere. Prima il Milan deve tornare nell’Europa che conta, poi pensare al resto. È un modo giusto per tenere la squadra concentrata su un traguardo a breve termine". 

Qual è stata la mossa chiave di Zaccheroni nel 1998-99? 

"Il passaggio dal tridente al trequartista dietro le due punte. Zac dimostrò grande intelligenza e abbandonò il suo 3-4-3 per un modulo che si adattava di più alle caratteristiche della rosa. Boban alle spalle mie e di Weah fu fondamentale per il cambio di marcia". 

Chi è il Boban del Milan attuale? 

"Impossibile fare paragoni perché ci sono ruoli e caratteristiche diverse, ma, per l’importanza che aveva Zvone in campo e nel gruppo, dico il suo connazionale Modric. Si tratta di due fuoriclasse e due amici. Nessuno dei due si offenderà (ride, ndr)". 

Modric? I campioni restano tali a tutte le età, non si tira indietro

Oliver Bierhoff

Modric a quarant’anni fa ancora la differenza. Se lo aspettava? 

"I campioni restano tali a tutte le età ed ero convinto che lo avrebbe dimostrato quando ha firmato per il Milan. Di lui non mi stupiscono le geometrie o la sicurezza che ha in campo, ma quanto corre... Domenica nel finale ha preso un’ammonizione per proteste dopo aver cercato di recuperare palla vicino all’area avversaria: forse sapeva che bisognava spezzettare il ritmo del match per difendere il risultato e non si è tirato indietro. Dà una mano in entrambe le fasi e si è rivelato un grande colpo". 

Giusto che rimanga a Milano, dunque... 

"Per il bene del Milan e del calcio italiano dico di sì. Un altro Modric in giro non c’è». 

Voi in mezzo avevate Albertini, altro leader vero. Nel Milan attuale un ruolo chiave lo ha Rabiot, il francese che guida e trascina. 

"Con Albertini a centrocampo potevi stare tranquillo perché leggeva le partite come pochi: controllava il ritmo da regista, ma quando c’era da recuperare il pallone, non si tirava indietro. Rabiot è impressionante: è una mezzala che ha tecnica e fisico, senso del gol e capacità di sacrificarsi. Nel derby ha preso delle belle botte senza mai tirarsi indietro o fermarsi neppure nel recupero". 

Peccato che questo Milan non abbia i gol che garantivate lei e Weah a Zaccheroni. 

"George e io ci trovavamo bene, ma il merito era anche del mister e dei suoi schemi. Lui di attaccanti ne ha valorizzati tanti anche a Udine, da Poggi ad Amoroso. Pensate sia un caso?". 

Leao e Pulisic invece nel 2026 stanno faticando. 

"I loro gol vedrete che arriveranno, ma sono convinto che segnerà anche il mio connazionale Füllkrug che è un bravo ragazzo e che può far comodo con le sue caratteristiche".

Milan, io ci credo. Ma non devi avere l'ansia di recuperare l'Inter

Oliver Bierhoff

Lei quindi crede alla rimonta bis del Milan? 

"Sì. Nel derby ho visto una squadra motivata, che ha fiducia e ha disputato un ottimo primo tempo. Forse nella ripresa si è abbassata un po’ troppo, ma ha resistito. È un segnale chiaro che, nonostante di fronte ci fosse l’Inter, là dietro c’è organizzazione e voglia di soffrire". 

Qual è il pericolo maggiore per il Diavolo? 

"L’ansia di dover recuperare. Quando sei dietro e non puoi fallire, può capire di aver un pizzico di tensione in più. Mi sembra però che l’esperienza non manchi né ad Allegri né al gruppo".

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