Kyrgios, 9 anni fa la prima finale di un astro nascente. Poi solo occasioni perse e polemiche

1 ora fa 1

L'australiano nel 2017 raggiunse la finale a Cincinnati mettendo in mostra tutto il suo talento. Da allora pochi lampi e tante polemiche. Fino alla positività per cocaina di questi giorni

Pellegrino Dell'Anno

20 agosto - 21:35 - MILANO

Il destino ha percorsi particolari per definirsi, segue strade tortuose che creano solo domande e interrogativi. Il 20 agosto 2017 le risposte a queste domande erano positive, sorridenti, per la vita di Nick Kyrgios. L'australiano aveva raggiunto la prima finale Masters 1000 in carriera in quel di Cincinnati, battendo nei quarti Nadal e in semifinale Ferrer. All'epoca aveva 22 anni, era nel fior fiore della gioventù e, nonostante la sconfitta all'ultimo atto in Ohio contro Grigor Dimitrov, sembrava essere giunto all'epifania definitiva della sua carriera. Ma in nove anni la vita cambia, a volte in meglio, altre precipita. Nel caso di Kyrgios è andata in questo modo e, quasi esattamente nove anni dopo, il 19 agosto 2026 durante proprio il 1000 di Cincinnati, è stata annunciata una notizia che è una pietra tombale, probabilmente definitiva, per la carriera di Nick: l'australiano è stato trovato positivo alla cocaina in un test svolto all'Atp 250 di Maiorca, nel mese di giugno. Un segnale di debolezza, un colpo duro da incassare per un ragazzo che è sempre stato fragile, più che cattivo. Le cui problematiche sono emerse anche nello sfogo pubblicato sui social. 

Vita

—  

Quando un Kyrgios 19enne e non ancora tatuato irruppe sulla scena battendo Nadal a Wimbledon 2014, apparve chiaro a tutti che avesse in sé qualcosa di speciale, soprattutto legato al tennis. Una sorta di amore tossico per la disciplina, dato da due fattori. In primis l'essere stato benedetto da un talento naturale, sia fisico che tecnico, che ha sempre permesso a Kyrgios di fare quello che voleva in campo. Dalle badilate al servizio ai tocchi dolci, fino a un dritto con un movimento molto personale capace di fare malissimo, in campo l'australiano era uno spettacolo. A tutto ciò si è sempre abbinato un carattere difficile, derivante anche da un'infanzia non semplicissima, ma sempre vissuto con la racchetta (fino ai 14 anni anche la palla da basket) al suo fianco. La vita di Kyrgios è stata legata a doppio filo con questo sport, come lui stesso ha spiegato: "Ho sempre detto che è stato il tennis a scegliere me, e non viceversa. Ma lasciare andare qualcosa che è stata tutta la mia vita è una delle cose più difficili che abbia mai dovuto affrontare". Non l'ha voluta usare come giustificazione, ma l'assenza prolungata dai campi quasi continua degli ultimi due anni (dal 2023 ad oggi ha giocato dieci partite, perdendone otto) ha chiaramente pesato in maniera sensibile, minando equilibri già molto precari, nella mente dell'ex n.13 al mondo. Nove anni dopo uno dei picchi massimi della carriera, sta ritoccando il fondo. E forse rivedere certi ricordi, anche solo pensarci, fa ancora più male. Perdere qualcosa causa più dolore che non averla mai avuta. 

Flashback

—  

Il 20 agosto 2017 il mondo del tennis era centrato su Kyrgios che, dopo qualche bizza giovanile, appariva pronto alla piena maturità sportiva. Sembrava, quella stagione, quella della consacrazione. In mezzo c’era stata anche la clamorosa semifinale contro Federer a Miami, persa in tre tie-break e ricordata come la partita dell’anno, una delle più belle del decennio 2010-2019. Da lì, il buio. Il 2018 e il 2019 sono state stagioni tormentate, ricche di alti e bassi, qualche vittoria di prestigio e poco altro. Dopo il Covid, invece, la carriera dell’australiano ha iniziato a scivolare mestamente, quasi trascinandosi, verso il tramonto. L’unica eccezione, il 2022. Quel ragazzo che nove anni fa in Ohio sembrava pronto a prendersi la scena, per un’estate ritrovò la voglia di giocare a tennis e di allenarsi con costanza. Risultati? Finale a Wimbledon e quarti allo Us Open battendo il n.1 del mondo Medvedev, oltre a quello che ancora oggi (forse per sempre) rimane il suo ultimo titolo, all’Atp 500 di Washington. Poi ci sono stati anni di apparizioni saltuarie, siparietti social, le accuse a Sinner, più come tentativo di essere al centro dell’attenzione che davvero convinte, e una sorta di tristezza di fondo. Perché, possa piacere o meno, la storia di Kyrgios è una storia triste, di amarezza e delusioni. Di un giocatore, l’unico insieme a Hewitt, capace di battere al primo incrocio i Big Three, Djokovic, Federer e Nadal, e di rendere sempre con carisma e qualità nelle occasioni importanti. Ma di quel 22enne con il sorriso, scanzonato, a tratti irrispettoso ma capace di conquistare tanto amore tra il pubblico, è rimasta l’ombra di un uomo sconfitto, solo, consapevole di avere alle spalle il meglio di sé. Pieno di rimpianti, e con una sospensione provvisoria a causa della cocaina che suona come una condanna. 

Lieto fine

—  

Se la storia di Kyrgios fosse una fiaba, non piacerebbe probabilmente a nessun bambino, visto che è sprovvista, almeno al momento, di lieto fine. Ad aprile l’australiano, che mischia le sue origini tra la Grecia e la Malesia, ha compiuto 31 anni. Non è eccessivamente avanti con l’età, avrebbe ancora qualcosa da dire…se non fosse lui. Nick ha già vissuto più vite in una. Oltre a cronici problemi al polso con cui convive addirittura dal 2015, nel 2020 aveva rivelato di soffrire di depressione, nel 2022 che nei periodi più oscuri aveva abusato di alcool e droghe, arrivando addirittura a considerare il suicidio nel 2019. Storie che non ci si aspetterebbe da un tennista professionista, salito alla ribalta giovanissimo. Ma che aiutano a ricordare che i soldi non sono tutto e che la fama, per quanto possa far piacere, è piena di controindicazioni e può pesare sulle spalle di un ragazzo giovane, pieno di dubbi, che da bambino sovrappeso è stato vittima di bullismo. Non a caso Kyrgios è sempre stato attento alle disabilità, ha fondato un’associazione benefica per aiutare i bambini più sfortunati ad approcciare il tennis, e da molti colleghi viene descritto come una persona piacevole, autentica. Un amico nell’ora del bisogno. Quello che, nei tanti momenti di debolezza, ultimo la vigilia della partita contro Walton a Maiorca, dove l’uso di cocaina ha portato ad una sospensione, a lui è mancato. 

Rimpianti

—  

Forse nell’acredine in alcuni rapporti, nelle prese di posizione esagerate risiede anche quel malumore di chi aveva le capacità di diventare un fuoriclasse, di vincere tutto, ma non ha mai voluto dare quel tocco di umiltà necessaria per andarlo a prendere. Quasi una frustrazione nel guardare coetanei e ragazzi più giovani dividersi i premi più ricchi del tennis, e anni di gloria, possedendo in molti casi meno armi di lui. Nick ora rischia da 6 mesi a 2 anni di squalifica, ma la sua carriera tennistica sembra ormai alle spalle. Ciò che conta, per lui, è tornare ad avere una vita normale, combattere, vincere le proprie fragilità. Ripartire al di là del tennis, che gli ha dato tanto, e forse gli ha tolto tutto. Senza ripensare al 22enne che oggi, nove anni fa, giocava una finale 1000. Rimarrebbe deluso a vedere come la sua vita si è evoluta, forse proverebbe a scagliare qualche ace di pura rabbia per cancellare tutto. Ma la propria natura raramente si riesce a cambiarla. Vincere quel 1000, così giovane, avrebbe migliorato qualcosa? Probabilmente avrebbe solo ritardato l’inevitabile, ma avrebbe potuto aiutare Kyrgios ad entrare almeno in top 10. Per il talento tennistico, e la facilità di gioco che possedeva, quello sì che è un piccolo scandalo. Forse uno dei più strani casi di obiettivo mancato dell’ultimo decennio. Ma, come in tutta la sua carriera, l’australiano ha fatto tutto da solo. Per troppe volte è rimasto fermo, con la vita che gli passava accanto senza che lui se ne accorgesse.

Leggi l’intero articolo