Khalilzadeh gol al 93’, il Var lo annulla: Egitto secondo, sfiderà l’Australia. Iran terzo, ma spera

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A Seattle succede di tutto: Rezaeian risponde a Saber dopo che Taremi ha sbagliato un rigore. Un fuorigioco beffardo salva il secondo posto nel girone G di Salah e compagni

27 giugno - 07:32 - SEATTLE (USA)

Il Pride Match, la sfida tra i sunniti egiziani e gli sciiti iraniani mentre per le vie di Seattle sfila l'orgoglio LGBTQ+, è stato un concentrato raro di bellezza e crudeltà: veemenza, ribaltamenti continui, un po' di botte come si addice a una battaglia tanto importante e un finale folle. Nel recupero, sul risultato di 1-1, 80 milioni di iraniani hanno, infatti, rischiato l'infarto per colpa di un fuorigioco di mezzo centimetro e di una traversa incredibile dei ragazzi del ct Ghalenoei: niente da fare, mancata la qualificazione diretta nella terra del nemico, che avrebbe dell’incredibile viste le condizioni di partenza. Questo pari tra due squadre orgogliose e coraggiose ha, quindi, emesso il verdetto definitivo nella corsa tesissima del girone C: l'Egitto ha chiuso a 5 punti come il Belgio, ma al secondo posto grazie alla differenza reti, e per questo giocherà i sedicesimi contro l'Australia. Al contrario, l'Iran, al terzo pareggio consecutivo, dovrà sperare di rientrare tra le migliori terze. Questo epilogo così intenso non cancellerà certo le polemiche iniziali di due federazioni che rappresentano Paesi in cui l'omosessualità è ancora reato: avrebbero voluto proibire perfino le bandiere arcobaleno all'interno del Lumen Field, ma alla fine ha parlato, e bene, soltanto il campo. Per fortuna, ci ha pensato il pallone ad allontanare almeno per una sera l'ombra del Medioevo.

che show

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Dopo il ko dell'Uruguay di un Bielsa mai così loco, l'Egitto sapeva già di essere qualificato ai sedicesimi – traguardo mai raggiunto prima nella storia della nazionale dei Faraoni –, ma in partenza il ct Hassan ha comunque deciso di cambiare qualcosina: niente Marmoush dall'inizio e Ziko da centravanti, con alle spalle il trio formato da Ashour, Trezeguet e ovviamente Salah. L'ormai ex Liverpool, finché il fisico lo ha assistito, ha continua ad attirare ogni pallone e ad accelerare, anche se la gamba non è più quella dei giorni migliori. La sfida si è messa subito nel migliore dei modi per Momo, visto che gli egiziani sono passati in vantaggio grazie a Saber: è stato bravo a inserirsi dalla mediana e a sfruttare un'uscita spericolata di Beiranvand, eroe nazionale a Teheran, dopo un tiro dello stesso Salah. Da quel momento, però, si è capito perché l'Iran, dopo tante peripezie e polemiche arroventate, dai blocchi alla frontiera fino alle nuove contestazioni legate ai diritti civili negati dal regime, non abbia mai smesso di reclamare un posto in questo Mondiale. I persiani, schierati inizialmente con il 5-4-1, sono avanzati di colpo, trovando combinazioni interessanti soprattutto grazie ai movimenti di Taremi, che usciva spesso dall'area per cucire il gioco. L'ex interista non è soltanto il centravanti, ma una guida spirituale che arringa i compagni negli spogliatoi quasi fosse un imam. Più in generale, resta il migliore per qualità della squadra e il giudizio non cambia neppure quando si fa parare da Shobeir il rigore che lui stesso si era procurato. Nel mazzo del ct Ghalenoei c'è, però, un altro iraniano particolarmente ispirato: Rezaeian, che sulla fascia destra trova sempre il modo di affacciarsi verso la porta. Aveva già segnato all'esordio contro la Nuova Zelanda e si è ripetuto anche stavolta con un tap-in da posizione quasi impossibile, dopo una super parata su Mohammadi. Rezaeian avrebbe persino l'occasione del bis e non è un caso: è ben assistito da una squadra in fiducia che occupa il campo con personalità.

da infarto

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A quel punto l'Egitto ha capito che l'andazzo era pericoloso e che servivano correttivi, soprattutto davanti. Il ct Hassan ha riportato l'inerzia della partita dalla propria parte inserendo Marmoush già all'intervallo e restituendo alla squadra tutto il proprio potenziale offensivo. Peccato che dopo appena 13 minuti è stato Salah a dover uscire per un problema alla coscia. In questo scenario sono aumentate inevitabilmente le responsabilità dell'attaccante del Manchester City, non intimidito dal ruolo di leader. Anzi, partendo da sinistra è sembrato ispiratissimo e difficile da contenere. La crescita dell'Egitto è stata evidente e in quasi ogni azione offensiva c'era lo zampino dello stesso Marmoush. L'Iran, invece, è tornato al copione che lo ha accompagnato per tutto il torneo: difesa attenta e ripartenze, cercando di massimizzare ogni occasione. Una delle attrazioni è diventato l'ingresso in campo di Abdelkarim, 18enne egiziano cresciuto nella cantera del Barcellona, che ha preso il posto dell'esperto Ziko. Il ct Hassan, teatrale in ogni smorfia di disperazione, come fosse sul palco di un monologo, si è però ritrovato con un problema ancora più serio negli ultimi dieci minuti: il terzino Al Fatouh out per infortunio e cambi finiti. Così Trezeguet è stato costretto ad arretrare nel ruolo di terzino. L'Iran, sballottato dalle tensioni di questi giorni, sembrava aver esaurito le energie, ma mai sottovalutare la tempra persiana e l'abitudine a far male sulle palle inattive. Nel recupero ecco, quindi, l’imponderabile: Khalilzadeh che segna il gol più importante della storia del Paese in una mischia furibonda, ma il Var lo blocca per un fuorigioco millimetrico. Pochi istanti dopo, Ezatolahi che stampa sulla traversa una delle ultime palle della partita. È finita con il Ghalenoei pietrificato e inerme, mentre i giocatori iraniani attraversavano il campo tra le lacrime, raccogliendo applausi meritatissimi: per qualche secondo erano entrati nella leggenda, adesso restano appesi ai risultati degli altri.

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