Dopo il pareggio contro il Torino e l'ennesima rimonta subita, il tecnico è entrato a gamba tesa sul gruppo, evidenziando cosa manca alla sua squadra per fare il definitivo salto di qualità
Questione di carattere. Non personalità, sebbene nel sentire comune i due termini possano apparire come sinonimi. Luciano Spalletti ha parlato chiaro dopo il pareggio contro il Torino, traendo le somme di sette mesi nei quali la sua Juve è stata capace di mettere in mostra un bel calcio e di ottenere risultati, ma pure di sciogliersi nel momento decisivo della stagione. "Se vai tutte le volte ad avere dei dubbi su quello che ti succede, non hai carattere e non si può giocare nella Juventus, perché questo è ciò che fa la differenza", ha detto senza mezzi termini il tecnico bianconero, entrando a gamba tesa sul gruppo squadra. Che, sempre parole sue, "è sano e ha qualità, ma il campo non dice bugie e racconta sempre la verità". E allora, a chi si riferisce nel dettaglio l'ex ct della Nazionale?
chi sono i giocatori di carattere per spalletti
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Qualche indizio è lui stesso a darlo. Intanto la definizione di calciatore di carattere. "È quello che non vuole ascoltare niente e nessuno e sa quello che deve essere il suo obiettivo sempre, è una cosa differente e il carattere fa la differenza - ha spiegato -. Il carattere è una qualità che conta quanto la forza fisica e la tecnica: la testa del calciatore che non si lascia turbare, che non si deforma in dei momenti, su dei campi o contro degli avversari". Spalletti ha fatto anche tre esempi precisi: "Locatelli è un calciatore di carattere, così come McKennie. E pure le rincorse di Yildiz dimostrano che fa qualcosa che non è nelle sue caratteristiche", ha aggiunto nella conferenza stampa post-derby. Un elenco al quale si possono tranquillamente aggiungere pure Conceiçao, un altro che come il turco non si risparmia mai, e Vlahovic, uno con la "faccia di c...o" per dirla con la definizione dell'allenatore della Juve.
spalletti e la mancanza di carattere della juve
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È chiaro che, per un motivo o per un altro, il riferimento di Spalletti fosse a quei calciatori che, sotto la sua gestione, non sono stati in grado di "venire fuori dal dubbio". E nello specifico del derby con il Torino il primo pensiero va ai giocatori subentrati, tutti, in un modo o nell'altro, vittime di condizionamenti esterni durante l'arco dell'intera stagione. Da Teun Koopmeiners e Jonathan David, schiacciati dal peso delle aspettative rispettivamente per le cifre del loro cartellino e ingaggio e trasformatisi in brutti anatroccoli, a Edon Zhegrova, mai incisivo e spesso "molle" sui palloni che potevano decidere una partita. Dal ritorno con il Galatasaray all'ultima sfida contro la Fiorentina. Ma, allargando lo sguardo, pure a quel Di Gregorio che non ha saputo "sviluppare la capacità di accettare di essere disprezzato, per non dipendere dagli sguardi degli altri ed essere liberi", o a quel Kelly troppo timido in impostazione tanto da costringere l'allenatore a dirgli, durante la sfida di San Siro con il Milan, "anche io posso giocare così!". Questione di carattere, quindi. Non di personalità, perché quella "ogni tanto cambia, delle personalità si mettono anche d'accordo di stare un po' in pace con se stessi, invece il carattere è quello lì, è sempre lo stesso e prende sempre il sopravvento, perché non ce la fai ad essere diverso". E, per Spalletti, la sua Juve ne ha tanto bisogno...

