COMMENTO
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Lo strano intreccio tra due uomini così lontani, ma entrambi bravissimi a cogliere l’occasione che si è presentata in estate. Uno per il settimo titolo, l'altro per vincere lo scudetto da debuttante sulla panchina di una big
Sì, certo, esistono gli allegriani. Un po’ come gli zemaniani, i sacchiani, i mourinhani, ad indicare - nel caso degli ultimi tre - caratteristiche ben marcate. Spregiudicatezza, visione, mentalità. Gli allegriani sono invece i cultori dell’equilibrio, non della prudenza o - come si dice superficialmente - dell’arte difensiva. Perché Max nella sua lunga e vincente carriera, quando ha dovuto sfruttare al massimo il potenziale offensivo, non ha esitato a mettere addirittura cinque attaccanti. Non solo per una questione linguistica, non esiste invece una corrente di pensiero che fa capo a Cristian Chivu. Troppo fresca la sua carriera da allenatore per poter dare al suo calcio una definizione ben precisa, per poter immaginare che qualcuno lo abbia preso a modello. Avrà tempo per farlo. La sfida, il duello, tra Inter e Milan - questo vuol dire la premessa - è insomma anche nello strano intreccio tra due uomini così lontani - anagraficamente visto che ci sono quasi 15 anni di differenza - e di conseguenza per status. Ma entrambi bravissimi a cogliere l’occasione che si è presentata in estate.

