Le nuove armi di Jannik per continuare a dominare: le scelte che possono incidere anche fuori dal campo
“Sto dando la mia vita per il tennis”. La frase pronunciata da Jannik Sinner dopo la seconda vittoria a Wimbledon risuona ancora dopo giorni. Parole che raccontano bene la filosofia del numero 1 al mondo, fin da bambino per sua stessa ammissione “ossessionato dal tennis”. Ora però, i tanti sacrifici che da ragazzino ha dovuto affrontare per diventare il numero uno al mondo e cinque volte campione Slam cominciano a chiedere qualcosa indietro. Il campione altoatesino ha detto spesso di voler passare più tempo con gli affetti e le persone care siano esse la famiglia d’origine o la fidanzata Laila Hasanovic con cui trascorrerà le vacanze. Il tennis è la priorità e lo sarà ancora per diversi anni, ma non è più la sua unica ragione di vita. L’immagine della videochiamata con i genitori dal Centre Court di Wimbledon, appena arrivato a Londra, come a dire “Guardate, sono qui” racchiude il bisogno che il bambino andato a 800km da casa per diventare un campione ha dell’affetto dei genitori, che tante volte ha detto essergli mancato. Non, ovviamente, per disinteresse ma una missione superiore, quella di ripagare magari un giorno mamma e papà dei sacrifici fatti: “Non avevamo tanti soldi, e io avrei voluto fare il pilota”. Parole pronunciate ancora oggi con naturalezza, perché anche adesso che tutto il mondo conta i milioni che ogni giorno, ogni ora, ogni minuto Sinner si mette in tasca, la semplicità delle origini è quello che spicca nei momenti di emotività.
un nuovo sinner
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Sentimenti trattenuti per dovere o per educazione ma che oggi non possono più restare negli argini della professione. E se c’è una cosa che Simone Vagnozzi e Darren Cahill hanno capito bene, oltre a come farlo diventare un big server da 128 ace a Wimbledon, è come rendere il tennis un posto compatibile con la vita: “Jannik non è più il ragazzo di 22 anni per cui esisteva solo il tennis. Adesso, finito un torneo, vuole riposarsi, stare con la sua ragazza, con la sua famiglia. Prima parlavamo al 99% di tennis e all'1% di altro. Adesso la situazione sta evolvendo di pari passo con la maturazione e la crescita del ragazzo e noi dobbiamo assecondarlo ed essere bravi a non stressarlo, perché deve avere una carriera lunga".
l'insegnamento dei campioni
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Il coach australiano, il cui intento dichiarato è non solo di aiutare la costruzione di un campione ma di crescere una brava persona, ci aveva raccontato di un altro aspetto che lo colpisce di Jannik: la curiosità. Quando incontra persone di successo, non ama parlare di sé. Preferisce ascoltare. Chiede come abbiano gestito la pressione, le sconfitte, la fama, perfino la vita privata. Ogni incontro diventa un'occasione per imparare. Anche questo, in fondo, è allenamento. Il rischio, però, è quello che accompagna tutti i grandi perfezionisti: la qualità che ti porta in cima può diventare la stessa che finisce per consumarti. Roger Federer ha spiegato più volte che a un certo punto della carriera imparò a staccare la spina, perché il tennis rischiava di occupare ogni spazio mentale. Rafael Nadal, quando tornava a Manacor, cercava volutamente la normalità, gli amici di sempre e le uscite in barca. Novak Djokovic ha fatto del recupero mentale una parte del lavoro quotidiano. Carlos Alcaraz rivendica invece il diritto di concedersi una vacanza o una serata con gli amici dopo un grande torneo, convinto che proprio quella leggerezza gli restituisca energia.
l'allenatore
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Sinner, fino a poco tempo fa, apparteneva a un'altra categoria. Era quello che sembrava non concedersi mai una deviazione dal percorso. Ora Sinner è più maturo perché ha imparato a mettere le cose nella giusta prospettiva: il tennis conta tantissimo, ma nella vita esiste anche altro. Una consapevolezza che nasce dall'educazione ricevuta in famiglia e che oggi si riflette anche nel suo modo di vivere il circuito. Sottolinea ancora Vagnozzi: “Bisogna imparare a parlare meno di tennis. Allenare un venticinquenne non significa solo trovare il modo di migliorare un colpo o preparare una partita ma anche e soprattutto capire quando è il momento di affrontare un argomento tecnico e quando, invece, è meglio lasciare spazio al resto”. Sinner adesso entra in campo con la stessa fame di sempre, ma ha capito che la vita non finisce alla riga di fondo. Forse proprio questa consapevolezza, molto più del nuovo servizio bomba, lo aiuterà a vincere sempre di più.
Questo articolo è tratto da Smash, newsletter G+ sui segreti del grande tennis a cura di Federica Cocchi, pubblicata ogni martedì. Per iscriversi e per informazioni sulle altre newsletter della Gazzetta clicca qui.


