Il senso di BrunoConti, tutto attaccato, per la Roma

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"Di Bruno ce n'è uno e viene da Nettuno...": il coro della curva sud immortala il legame tra il talento strappato al baseball e i colori giallorossi durato oltre 50 anni. Tra prodezze in campo e talenti scovati fuori, una storia tutta giallorossa

Paolo Marcacci

Collaboratore

2 aprile - 10:02 - MILANO

Quattro sillabe, il tempo di una finta: ci sarà un perché, se i tifosi della Roma il suo nome l'hanno sempre pronunciato assieme al cognome, tutto attaccato senza soluzione di continuità. Forse perché Conti è un cognome piuttosto diffuso, di "BrunoConti" invece ce n'è uno solo, con tutta la valanga di memorie calcistiche che il solo nominarlo smuove: per ogni zolla scalzata dall'intervento a vuoto di chi cercava di portargli via il pallone, un ricordo indelebile salta fuori, più verde ancora dell'erba dove venne inciso. A dispetto del tempo che passa, dei contratti che non vengono rinnovati, dei cerchi dell'esistenza che si chiudono. BrunoConti nella storia della Roma è uno degli uomini-ponte tra un'era di passione e una di ambizioni finalmente legittime: approdato in giallorosso sotto la presidenza di Gaetano Anzalone, attraversa poi da protagonista assoluto tutta l'era caratterizzata dal carisma di Dino Viola al timone del club, con quella specie di mutazione genetica che traghetta la Roma dai sogni di gloria all'autorevolezza conquistata sul campo ancora prima delle vittorie, tra le quali spicca lo storico scudetto del 1983, il secondo nella storia giallorossa a quarantuno anni di distanza dal primo. 

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