Il rischio di demenza si può "trasmettere" al partner? Lo studio

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Una vita condivisa lascia il segno anche dove non immaginiamo. Ma come si comporta il cervello?

Eu.Spa.

20 agosto 2026 (modifica alle 18:36) - MILANO

Con gli anni, una coppia finisce per assomigliarsi in tutto: stesse abitudini, stessi gusti e, magari, pure negli acciacchi. Ma raramente si immagina quanto in profondità questa somiglianza possa arrivare, fino a toccare il destino del cervello di entrambi. A dirlo è uno studio condotto a Taiwan e pubblicato su Jama Network Open: quando un coniuge sviluppa una forma di demenza, aumenta il rischio che la sviluppi anche l'altro

Lo studio sui partner di persone con demenza

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La scoperta è avvenuta analizzando i partner di persone con una diagnosi di demenza tra il 1998 e il 2022 e confrontandoli con un gruppo di controllo, per un totale di circa un milione di persone incluse nell'analisi. Tra le mogli con un marito malato, il rischio di sviluppare demenza è risultato più alto del 74 per cento rispetto al gruppo di controllo; tra i mariti con una moglie malata, la percentuale si è invece assestata al 69. Il dato ha retto anche dopo aver tenuto conto di numerose altre condizioni di salute, ed è comparso con la stessa intensità nei due sessi e nei diversi tipi di demenza, compresi Alzheimer e demenza vascolare. 

In percentuale, sul milione di casi analizzati, tra le donne, chi aveva un marito con demenza ha sviluppato la malattia nel 6,5 per cento dei casi, contro il 3,7 per cento di chi non lo aveva; tra gli uomini la quota è salita al 9,2 per cento, contro il 5,75. Un divario che su una singola coppia sembra trascurabile, ma che pesa sul totale delle tante coppie anziane di un Paese. 

L'aumento più marcato è comparso tra i coniugi under 55, anche se sono le coppie più anziane a pagare il conto più alto, visto che la demenza colpisce di più con l'età che avanza. 

Le cause del "contagio" restano, in parte, da chiarire. I ricercatori ipotizzano vulnerabilità di salute condivise dalla coppia fin dall'inizio: una coppia si forma di solito tra persone vicine per istruzione e condizioni economiche, per cui parte del rischio condiviso è presente fin dall'inizio. A questo si aggiungono decenni di stessa dieta e stessa attività fisica, attraversate insieme nel corso degli anni. Pesano poi il reddito e il numero di figli: chi guadagna meno e ha meno figli mostra un rischio più ampio, probabilmente perché dispone di meno risorse per un aiuto esterno e di meno parenti su cui contare per dividersi l'assistenza.

Ma la cosa che più preoccupa gli autori dello studio, è l'assistenza quotidiana a un partner che perde progressivamente la memoria, un compito che toglie sonno e isola chi lo svolge proprio perché entra in gioco solo dopo la diagnosi del primo coniuge. I database usati nello studio non registravano le ore di cura prestate né lo stress accumulato, per cui non si è potuto misurare quanto questo fattore pesi sul risultato. Ma i numeri raccolti su un campione così ampio dicono che il legame tra la demenza di un partner e il rischio dell'altra/o potrebbe dipendere da molti più fattori di quanto si crede. 

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