Il Papa nell'enciclica
sottolinea che "la tecnologia può curare, connettere, educare,
custodire la Casa comune; ma può anche dividere, scartare,
generare nuove ingiustizie. In astratto, essa non è di per sé
una soluzione ai problemi dell'umanità, come non è di per sé un
male; ma, concretamente, non è neutrale, perché assume il volto
di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa. Per questo -
spiega Leone - la prima scelta non è tra un 'sì' o un 'no' alla
tecnologia, ma tra edificare Babele o ricostruire Gerusalemme"
ovvero "tra un potere che pretende di dominare il cielo e un
popolo che, alla presenza di Dio, si mette a lavorare unito per
rialzare le mura della convivenza fraterna".
Quindi l'appello di Prevost è ad evitare "l'idolatria del
profitto che sacrifica i deboli, l'uniformità che appiattisce le
differenze, la pretesa di un linguaggio unico, anche digitale,
capace di tradurre tutto, persino il mistero della persona, in
dati e prestazioni. Questo è il rischio della disumanizzazione".
La via è quella di "edificare insieme, trasformando la diversità
in una risorsa e facendo dell'ascolto e del dialogo il terreno
comune su cui far crescere giustizia e fraternità".
Il Papa, nell'enciclica Magnifica Humanitas, insiste in più
paragrafi sulla tutela della dignità umana. "La pressione di
nuove ideologie e di determinati interessi molto potenti" può
ridurre la persona a "risorsa da usare e sfruttare" o a "ciò che
realizza o produce", scrive il Papa ricordando che invece la
persona è stata creata a immagine e somiglianza di Dio. "La
dignità fondamentale di ogni persona non si acquisisce e non si
merita, né ha bisogno di essere dimostrata" prosegue il Papa
tornando sull'inviolabilità dei diritti umani, tra i quali il
primo è quello alla vita "dal concepimento fino alla sua
conclusione naturale": al riguardo, Leone XIV definisce l'aborto
provocato, l'uccisione di innocenti e l'eutanasia come "scelte
gravemente illecite".
Un passo specifico è dedicato alle donne e Leone chiede in
loro favore "scelte concrete" nelle leggi, nel lavoro,
nell'istruzione, nelle responsabilità sociali e politiche,
affinché esse siano davvero ascoltate e valorizzate.
Infine il Papa esprime una netta critica nei confronti del
transumanesimo e del postumanesimo, che interpretano il
progresso come superamento dei limiti dell'umano. Invece, per il
Papa, il limite non è un difetto da eliminare, ma una dimensione
della persona: "l'essere umano non fiorisce malgrado il limite,
ma spesso attraverso il limite".
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