Per l’ok allo stadio di Inter e Milan va rispettata la scadenza dell’estate 2031, tra i dossier di tutte le città quello milanese mette più ansia perché in caso di imprevisti rischia di saltare tutto
Se la Milano del pallone vuole la sua attesa e scintillante Euro-vetrina deve correre dritta alla meta, schivare gli intoppi di cui potrebbe essere seminato il cammino verso il nuovo San Siro. Insomma, nella consegna dell’impianto prevista già per l’estate 2031, serve rigore e puntualità meneghina: è una dote della casa, in città la appuntano al petto da secoli, ma l’hanno mostrata poco negli ultimi anni di discussioni infinite sul tema. Non è certo una scadenza impossibile, nulla che non sia già messo nero su bianco nei documenti ufficiali a timbro Inter, Milan e Comune, tutti decisi a filare spediti nelle prossime fasi del progetto, eppure il buon senso invita a tenere le antenne dritte sul caso. Tra i dossier di tutte le città che, speranzose, bussano ai portoni della Uefa per fare parte dell’Europeo 2032 (con la Turchia), quello milanese mette un filo più ansia degli altri, pur senza creare ancora allarmi. Di certo, viste le scadenze rigidissime da rispettare, non si può staccare il piede dall’acceleratore, mentre altre città hanno acquisito un vantaggio temporale evidente: da Roma a Palermo, ci sono progetti che sembrano avere al momento più vento alle spalle. Su questa base, comunque, lo scenario resta lieto per il sistema-Paese: nella sua metà italiana, l’evento non è minimamente in discussione. Si giocherà un Europeo di pallone sul nostro suolo tra sei anni, indipendentemente dalla possibilità di usare per tempo il nuovo San Siro. Ovviamente, tutti si aspettano che Milano alla fine compaia sulla mappa — non c’è città con più tradizione calcistica –, ma su questo al momento non esiste certezza. Farne a meno non inficerebbe la buona riuscita di una manifestazione capace di muovere quasi sette miliardi di euro in totale. Almeno questo è stato l’impatto economico complessivo sulla Germania due anni fa.
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le candidate
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Lo scenario ormai è definito: la cartina d’Italia è punteggiata da tredici città e sedici stadi per appena cinque posti disponibili. Gli altri cinque saranno in Turchia, in questa strana e antica alleanza, tra impero romano d’Oriente e d’Occidente. Entro la scadenza del 31 luglio sono arrivati alla Figc i dossier di Bari, Bologna, Cagliari, Firenze, Genova, Lecce, Milano, Napoli (oltre il rifacimento del Maradona, il nuovo stadio immaginato da De Laurentiis), Palermo, Roma (non solo l’Olimpico, ma il nuovo stadio della Roma a Pietralata e quello pensato dalla Lazio al Flaminio), Salerno, Torino e Verona. La Federazione dovrà ora esaminare migliaia di pagine, valutare le caratteristiche degli impianti, lo stato delle autorizzazioni, la disponibilità delle risorse finanziarie, la fattibilità dei lavori e la capacità delle città di gestire un evento internazionale, sempre nel confronto con le amministrazioni locali, i club e il Governo. Ci sono confini precisi in cui muoversi: il progetto definitivo dal punto di vista amministrativo e la copertura finanziaria devono essere definiti entro l’inizio di ottobre, la Uefa poi indica il marzo 2027 come riferimento per l’avvio dei lavori (considerando come tale anche la prima cantierizzazione), infine lo stadio deve essere pronto entro giugno 2031. Un anno esatto prima dell’Europeo. La data più immediata con circolino rosso in calendario, però, è il 1° ottobre: entro quel giorno ciascuna federazione, sia la nostra che quella turca, dovrà indicare alla Uefa le cinque città (con alcune possibili riserve) e i relativi stadi candidati.
i progetti
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A guardare l’intero panorama dei progetti nel Bel Paese, per alcuni aspetti perfino sorprendente, si può già iniziare a picchiettare sulla calcolatrice: in ballo ci sarebbero investimenti infrastrutturali stimati in quasi 6 miliardi di euro di cui 1,5 pubblici e 4,5 privati. Essere eleggibili in questa competizione nostrana non significa essere già scelti, anche perché molto dipenderà dalla mannaia del tempo. Ne è ben consapevole proprio Milano, che sa anche bene come l’attuale decadente San Siro non possa ospitare Euro 2032 perché completamente privo dei requisiti Uefa. La città del sindaco Beppe Sala ha, insomma, una sola strada per stare dove merita: realizzare il nuovo stadio e consegnarlo dodici mesi prima dell’Europeo. Il cronoprogramma ambizioso rossonerazzurro prevede, tra l’altro, entro l’anno l’avanzamento nelle bonifiche e il Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica (il cosiddetto PFTE), poi tra primavera ed estate 2027 l’approvazione finale del Piano Attuativo, prima di far partire finalmente le ruspe che sbufferanno per tre anni. Calendario alla mano, ce la si può fare, ma il margine per gli imprevisti è ridottissimo. Tradotto: tutto deve filare liscio, surfando tra procedure amministrative, cantieri, ricorsi a pioggia. Basta che uno dei passaggi si blocchi per comprimere ulteriormente e addio caro Euro. Sarebbe una gigantesca occasione persa e una beffa particolarmente salata per chi vive di luoghi comuni e vecchie ruggini con Roma: Pietralata viaggia con un anno di vantaggio ormai sul nuovo San Siro e l’ok all’Olimpico è quasi scontato. Insomma, l’Europeo italiano potrebbe avere due stadi nella Capitale e, sì, zero a Milano.




