Vi abbiamo già parlato di A23a, ma ora sull'iceberg più osservato al mondo sta accadendo un fenomeno ancora più strano:l'acqua prodotta dalla fusione del ghiaccio non sta defluendo in mare, ma si sta accumulando per formare una specie di enorme piscina. Un segnale che potrebbe anticipare la fine dell'iceberg.
Sorvegliato speciale. Il gigante in questione è uno dei più grandi iceberg tabulari mai osservati. Le immagini satellitari mostrano una caratteristica sorprendente: lungo tutto il perimetro dell'iceberg corre una sorta di bordo rialzato di ghiaccio, come una barriera continua. Il risultato è una gigantesca "vasca" naturale che intrappola l'acqua di fusione. Le dimensioni sono impressionanti: la superficie occupata dalla pozza raggiunge circa 800 chilometri quadrati, circa due terzi della superficie di Roma.
La storia dell'iceberg. In alcuni settori l'acqua appare di un blu intenso, indice di profondità che potrebbero arrivare a diversi metri. Nel complesso, il volume di acqua accumulata è probabilmente dell'ordine dei miliardi di litri: abbastanza da riempire migliaia di piscine olimpioniche. Un carico enorme, che grava su una struttura già indebolita.
A23a non è un iceberg giovane. Si è separato dalla piattaforma di ghiaccio Filchner-Ronne nel 1986 e allora era oltre cinque volte più grande di oggi. Per anni ha detenuto il primato di iceberg più esteso del pianeta. Ma il suo lento viaggio verso nord, in acque e atmosfere progressivamente più calde, ne ha accelerato il deterioramento. La frammentazione appare ormai inevitabile, e l'acqua di disgelo che ristagna sulla sua superficie potrebbe rappresentare il colpo di grazia.
Potrebbe "esplodere"? L'accumulo di acqua di fusione sulla superficie degli iceberg è uno dei meccanismi chiave di instabilità del ghiaccio galleggiante. L'acqua liquida è più densa del ghiaccio e tende a infiltrarsi in ogni frattura. Quando penetra nelle crepe, esercita una forte pressione verso il basso, allargandole. Se poi le temperature scendono e l'acqua ricongela, il volume aumenta e agisce come un vero e proprio cuneo esplosivo. «Se quest'acqua penetra nelle fratture e successivamente ricongela, può agire come un cuneo e far esplodere l'iceberg dall'interno», spiega Mike Meredith, oceanografo del British Antarctic Survey.
Fenomeno frequente. Un processo noto come hydrofracturing, già osservato nel collasso di piattaforme glaciali, come nella piattaforma di ghiaccio Larsen B nel 2002. Secondo Douglas MacAyeal, glaciologo dell'Università di Chicago, la presenza di questo "effetto bordo" non è del tutto anomala per iceberg di dimensioni eccezionali.
«La mia ipotesi è che i margini dell'iceberg si siano incurvati verso il basso, formando una specie di diga ad arco sulla superficie superiore», spiega. «Questa deformazione trattiene l'acqua di fusione all'interno».
La curvatura sarebbe il risultato combinato dell'erosione delle onde, della fusione differenziale e della naturale tendenza delle alte scogliere di ghiaccio a flettersi, anche quando appaiono perfettamente verticali. Un equilibrio fragile, destinato prima o poi a rompersi. Infine, le striature d'acqua visibili dall'alto raccontano una storia ancora più antica: sono le tracce dei flussi di ghiaccio che scorrevano quando A23a faceva ancora parte della calotta costiera antartica.
Sotto controllo. A23a è tenuto sotto controllo da satelliti ottici e radar (Sentinel, Landsat), perché rappresenta un caso di studio quasi da laboratorio naturale: un iceberg gigantesco, vecchio, strutturalmente indebolito, che entra in una fase avanzata di fusione superficiale. Eventuali fratture o rotture improvvise forniranno dati preziosi per comprendere come potrebbero comportarsi in futuro le grandi piattaforme di ghiaccio antartiche.
La fusione di un iceberg di queste dimensioni, inoltre, rilascia enormi quantità di acqua dolce fredda, che altera localmente la salinità e la stratificazione dell'oceano. Questo può influenzare la circolazione oceanica su scala regionale, la distribuzione di nutrienti e la produttività del fitoplancton, base della catena alimentare antartica. In alcuni casi, il passaggio e la frammentazione degli iceberg creano vere e proprie "oasi biologiche", ma gli effetti a lungo termine restano ancora poco compresi.
Fotogallery I cristalli di ghiaccio del Lago Baikal



