Il frate di Moggi, l'etichetta di Ancelotti, il rigore di Sheva: 23 anni fa Milan-Juve in finale di Champions

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L'unico epilogo tutto italiano nella Coppa più importante fu vinto da Carletto (fino a lì "perdente di successo") su Lippi grazie all'ucraino. Nedved squalificato, la traversa di Conte tra le poche emozioni nei 120', poi dal dischetto... La scaramanzia del dirigente

Furio Zara

Collaboratore

28 maggio 2026 (modifica alle 13:44) - MILANO

Quando eravamo re, c’erano Milan e Juventus a sfilare impettite e vanitose nella passerella tutta italiana - per la prima volta nella storia - della finale di Champions League. 28 maggio 2003, Old Trafford, Manchester: la nostalgia è una ferita, il passato è una terra straniera. In quei giorni, al centro del giardino dei giochi del calcio europeo, trionfante e boriosa si ergeva la bandiera italiana, oggi sul ponte delle miserie sventola la bandiera bianca della resa. Quella fu un’edizione epocale: avevamo portato in semifinale tre club di casa (c’era anche l’Inter), a schiacciare virtualmente nella pressa del Made in Italy chi della Coppa Campioni/Champions League aveva fatto la sua, di casa, ovvero il Real Madrid, detentore in carica della coppa. Che notte, quella notte. Comandava il calcio italiano, si sparse persino la voce, subito smentita dai diretti interessati, che in uno slancio di nobiltà condivisa, Milan e Juventus, per voce dei rispettivi dirigenti di punta, Galliani e Giraudo, alla vigilia si fossero accordati per dividersi in parti uguali i premi messi in palio dalla Uefa per vincitori (6,7 milioni di euro) e vinti (4 milioni e spiccioli). L’Italia si spartisce la torta, titolarono i tabloid inglesi. Mica vero, però: quanto orgoglio in quella suggestione. 

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