Il bilancio di Cairo: "Dieci anni unici. Quante emozioni in mezzo alla gente"

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Il presidente di Rcs è alla guida del Giro dal 2017: "Abbiamo fatto tanto, possiamo crescere ancora"

Elisabetta Esposito

Giornalista

1 giugno - 12:31 - ROMA

Un’occhiata al Circo Massimo ancora inondato di luce, poi sguardo fisso al grande schermo a un passo dall’arrivo. Urbano Cairo, presidente di Rcs MediaGroup, segue con la massima attenzione la volata finale di questo Giro d’Italia numero 109. E quando Jonathan Milan taglia per primo il traguardo stringe il pugno, sorride e festeggia con il vicepremier Tajani e con Vincenzo Nibali. “Sono contento per lui, ha fatto proprio una bella volata. È il quinto italiano a vincere una tappa di questo Giro, ma ci sono stati diversi talenti che si sono distinti, da Piganzoli a Ciccone”. E su Vingegaard: “È stato uno spettacolo. Ha dato una dimostrazione incredibile di forza, ha avuto sempre tutto sotto controllo, ma vivendo la gara con serenità e naturalezza. Poi c’è stato Gall che ha tenuto botta e un ottimo Hindley, che peraltro conoscevamo bene perché aveva già vinto il Giro nel 2022”. 

BILANCI

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Per Cairo questo è il suo decimo anno alla guida del Giro, “ma provo sempre la stessa grande emozione. Stavolta ho visto cinque tappe, perché mi piace esserci e non finisco mai di stupirmi della grande passione della gente che ci segue ovunque. Penso si possa definire la festa popolare più grande d’Italia e ormai anche all’estero hanno capito la forza del Giro, come dimostrano le partenze da Bulgaria, Albania, Ungheria... Sono tanti i Paesi pronti a fare investimenti anche molto importanti, sanno che avranno ritorni notevolissimi”. Dieci anni sono una cifra da bilanci: “Abbiamo fatto le cose giuste, migliorando dal punto di visto economico e come visibilità, ma dobbiamo continuare perché ci sono ancora margini di crescita. Ad esempio sui diritti tv all’estero: venderli anche a chi trasmette in chiaro aumenterebbe il livello di visibilità. Ora andrò a vedere una tappa del Tour de France, non l’ho mai fatto e credo sia utile capire che cosa fanno loro che sono un benchmark importante e vanno guardati con attenzione e interesse. Noi in questi dieci anni abbiamo fatto passi avanti importanti, anche nella collaborazione con il governo, però rispetto a loro siamo davvero distanti. In generale penso possa servire un cambio di sistema a livello globale, se pensiamo che i diritti tv del ciclismo nel mondo valgono a circa 300 milioni mentre quelli del calcio a 15 miliardi... Dovremmo farci venire un’idea, creando magari una sorta di circuito con tutte le maggiori gare, un po’ come nel tennis o la Formula, un sistema che potenzi quello che già c’è”. 

ARRIVO CAPITALE

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Quello di ieri è stato il quarto arrivo consecutivo del Giro a Roma. Il futuro? “Ne parleremo a breve con il sindaco e gli assessori - continua Cairo - di certo l’esperienza qui è stata molto positiva”. E Roberto Gualtieri: “Quattro anni non sono pochi, la macchina organizzativa migliora edizione dopo edizione, quindi ci siamo impegnati a continuare questa tradizione perché ci sembra una degna conclusione, all’altezza dell’immagine del nostro Paese e di un Giro che costruisce un rapporto di amore e passione con i cittadini”. 

OLTRE I CONFINI

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Da Roma al mondo. Il ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani sul valore del Giro non ha mai avuto dubbi, “non a caso l’ho scelto come ambasciatore della diplomazia sportiva. Questa corsa rappresenta uno straordinario veicolo per attrarre turismo e far conoscere le nostre bellezze nel mondo. È un concreto strumento di crescita, che sosteniamo con il ministero e con l’Ice. Può dare uno straordinario contributo alla nostra politica estera e al nostro export”. E il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida: “Il Giro è una tradizione per me come per tutti gli italiani, anche per la sua capacità di promuovere non solo lo sport, ma anche la sana alimentazione: due aspetti che devono viaggiare insieme”

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