La neoprimatista italiana del lungo: "Agli Europei di Birmingham andrò per vincere davanti ai miei parenti"
Fuochi d’artificio: per le celebrazioni del 4 luglio, 250° anniversario dell’Indipendenza degli Stati Uniti. Fuochi d’artificio: per Larissa Iapichino, con 7.12 neoprimatista italiana del salto in lungo, con record sottratto a mamma Fiona May per un centimetro dopo quasi 28 anni. Sabato sera, a Eugene, Oregon, prima di un lungo viaggio di ritorno via Seattle e Amsterdam, si è celebrata la Storia.
In pedana, stavolta, solo certezze e nessuna “Larissata”…
“Come no? Appena arrivata al campo mi si è rotta la scarpa destra, quella del piede di stacco, all’altezza della chiusura a strappo. Mai successo prima”.
E come ha fatto?
“L’ho sistemata alla bell’e meglio, in riscaldamento ho provato la rincorsa e sembrava tenere".
È parsa non cogliere subito di aver centrato un misurone: come mai?
“Perché, proprio per via del problema alla scarpa, ho avuto strane sensazioni. Ero un po’ in confusione: ho sentito gridare “record italiano”, ma ho visto comparire solo l’ultima cifra del risultato, un 2. Ho pensato a un 6.92…”.
Poi è arrivato un nullo.
“Per provare a superare Tara Davis, una che è imbattuta da gennaio 2024, da 21 gare (comprese le qualificazioni, ndr) e che nel mentre mi aveva subito scavalcata per un centimetro, ho spinto a tutta. Troppo: è uscito un nullo”.
E a quel punto?
“In accordo con papà (il suo allenatore, ndr) ho desistito. Il vento era a favore, ma un po’ instabile, spirava anche lateralmente. Avrei rischiato di farmi male, di compromettere la stagione”.
Però si è ripresentata per il sesto e ultimo tentativo.
“Ho provato, ne è scaturito un 6.91 per nulla da disprezzare”.
Cosa rappresenta questo record?
“Mi dà alcune sicurezze in più, anche se non è arrivato con un salto perfetto. Significa che ho altri margini. Conferma, poi, che ho fatto bene a fidarmi del percorso cominciato nella stagione indoor. Il tempo mi ha dato ragione. Spesso, in tutti i campi, ci si fa prendere dalla frenesia: è sbagliato, le tappe intermedie sono utili”.
Ha esorcizzato la delusione dell’eliminazione in qualificazione ai Mondiali 2022, ospitati proprio ad Hayward Field?
“Mancai la finale per pochi centimetri e ci rimasi molto male, perché questo è un luogo magico per l’atletica. Il pubblico è davvero competente e caloroso con tutti, mentre le condizioni sono perfette”.
Andando oltre mamma, si è tolta un peso?
“Almeno non mi verrà più chiesto quando accadrà… Ci siamo subito sentite, era felicissima. 'Finalmente sono un’ex primatista - mi ha detto -: 28 anni sono stati troppi'. Il bello è che gli Europei si terranno a Birmingham, a un’ora da Derby, dove vive parte della nostra famiglia. Verranno in tanti”.
Perché quel limite è resistito tanto?
“Perché mamma è stata una grande atleta. Il suo record è sopravvissuto alle evoluzioni tecnologiche, ai rinnovati metodi di allenamento, ai nuovi materiali di piste e pedane e all’introduzione delle solette in fibra di carbonio nelle calzature”.
Dopo l’argento di Roma 2024 alle spalle della tedesca Malaika Mihambo, agli Europei per...?
“Un oro, nella mia collezione di medaglie, ci starebbe proprio bene”.
La sera prima del suo exploit, dopo 53 anni, è stato migliorato anche il record italiano degli 800: conosce Francesco Pernici?
“Abbiamo entrambi 23 anni e gli faccio un sacco di complimenti: già al Golden Gala lo avevo visto in gran spolvero”.
Sono favorevole alle borse di studio da 10mila dollari del Cio a ogni olimpico. Basta con la favola del dilettantismo e con certe ipocrisie. Siamo quasi tutti professionisti
Conferma quale prossima gara la tappa di Diamond League di sabato 18 luglio a Londra?
“Certo, nel giorno del mio compleanno. E con un tifoso speciale in tribuna, zio Alex, fratello di papà, colui che mi toglierà la possibilità di essere il primo avvocato tra gli Iapichino. Vive nella City da anni: mi ha ispirato negli studi. E io lo sto convincendo a darsi al diritto sportivo. Chissà che un giorno non si possa avere uno studio insieme, con uffici a Londra e a Firenze”.
Le piacerebbe lavorare a favore degli atleti?
“È una mia ambizione: le esigenze sono crescenti, alla categoria servirebbero molti riconoscimenti giuridici, un sindacato. Tanti sarebbero i passi da compiere, come garantire contratti con le necessarie tutele, a partire dalla maternità. Qualcosa si sta muovendo, ma non basta. Serve uscire da schemi mentali superati”.
È favorevole alle “borse di studio” da 10.000 dollari che il Cio garantirà a ogni olimpico?
“Assolutamente sì, basta con la favola del dilettantismo, basta con certe ipocrisie. Siamo quasi tutti professionisti”.
Anche il suo body da gara, così innovativo, fa parte dell’evoluzione?
“In qualche modo sì: l’ho studiato insieme al mio sponsor tecnico. Lo sport è una forma d’arte e come tale va valorizzato. Sono felice, perché piace a tutti”.


