Intelligenza Artificiale, fotonica e sensori quantistici insieme per trasformare in realtà le prime centrali a fusione, capaci di produrre energia riproducendo i processi che avvengono nel cuore delle stelle. A indicare questa strada è il rapporto pubblicato dal Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti, che prevede la possibilità di costruire entro il 2040 le centrali pilota per la fusione.
Lo studio raccoglie i contributi scientifici del workshop dedicato alla discussione sulle sfide tecnologiche per lo sviluppo delle future centrali e coordinato da Luis Delgado-Aparicio, a capo dei progetti avanzati dei Laboratori per la fisica del plasma a Princeton del Doe, e Sean Regan, direttore della divisione sperimentale dei Laboratori laser dell’Università di Rochester.
Il passaggio dai laboratori di ricerca alle centrali pilota richiede ora un salto qualitativo. Il percorso verso la fusione nucleare commerciale non è più solo una sfida della fisica teorica ma per arrivare alla realizzazione di veri impianti capaci di fornire energia occorre sviluppare una serie di nuove tecnologie affidabili capaci di monitorare e controllare in tempo reale quel che avviene all’interno dei reattori.
Occhi e orecchie, ossia sensori e strumenti di controllo, capaci di monitorare le condizioni del plasma necessario a produrre energia. Le sfida, osservano gli autori del rapporto, sono ancora molte: dallo sviluppo di gemelli digitali migliori e l’uso dell’IA per l’analisi in tempo reale della dinamica del plasma, a rilevatori elettronici più sensibili di quelli oggi disponibili, ma che potranno arrivare presto grazie alle tecnologie quantistiche. Sono sviluppi tecnologici che richiederanno 10 o 15 anni, si legge nel rapporto, e promettono di avere importanti ricadute in altri settori, come nella fabbricazione dei semiconduttori, le biotecnologie e la medicina.
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