Nella sequenza sismica che ha
interessato il Centro Italia 10 anni fa, tra agosto 2016 e
febbraio 2017, ha giocato un ruolo importante il movimento di
fluidi contenenti CO2 ad alta pressione che si è verificato nel
sottosuolo: la migrazione è stata innescata dal terremoto di
Amatrice del 24 agosto 2016, di magnitudo 6.0, e questo
spostamento potrebbe aver contribuito a indebolire le faglie
vicine e a favorire altri eventi sismici, come quello di Norcia
del 30 ottobre 2016, di magnitudo 6.5.
Lo indica lo studio internazionale guidato dall'Istituto
Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Roma, pubblicato sul
Bulletin of the Seismological Society of America. L'analisi ha
permesso di sviluppare un metodo per monitorare questo
spostamento di fluidi nel sottosuolo, in modo da aiutare a
valutare il suo impatto sulla pericolosità di una sequenza
sismica.
"Prima di un terremoto importante - afferma Luca Malagnini,
che ha guidato lo studio - le faglie possono comportarsi come
superfici impermeabili, capaci di ostacolare il movimento dei
fluidi nella crosta terrestre. Quando però una faglia, o un
sistema di faglie, si attiva durante un forte terremoto -
continua Malagnini - può cambiare comportamento e diventare un
canale altamente permeabile, consentendo la migrazione dei
fluidi sia verticalmente sia lateralmente".
I ricercatori hanno analizzato le onde sismiche osservate
durante la crisi del 2016-2017: le loro variazioni nel tempo
hanno permesso di individuare i segnali rivelatori della
migrazione di fluidi ad alta pressione lungo il sistema di
faglie. I dati evidenziano che tale meccanismo, capace di
produrre una serie di eventi di elevata magnitudo, è tipico
delle grandi sequenze sismiche dell'Appennino Centrale, e forse
dell'intero Appennino.
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