(di Francesca Pierleoni)
Era il 1998 quando il 17enne Tom
Hiddleston, appassionato studente di storia, greco e latino
(tra i suoi autori preferiti Plinio il Giovane), venne per la
prima volta a Pompei, insieme a due amici coetanei, nel primo
viaggio senza adulti. "Quando sono arrivato tutto quello che
avevo studiato è diventato reale. Qui il passato acquista una
forma e prende vita… venire a Pompei è come viaggiare nel
tempo". Lo dice, sorridente e con la stessa passione di allora,
l'attore britannico all'ANSA, in un'intervista realizzata in
mezzo al Foro dell'antica città romana sepolta dall'eruzione del
Vesuvio nel 79 d.C. Un evento esplorato con il passo di un
detective che si muove avanti e indietro fra i millenni nelle
tre puntate della serie docudrama di National Geographic
'Pompei: Fuori Dal Tempo con Tom Hiddleston', che debutterà il
23 luglio su Disney+ in Italia e su Hulu negli Stati Uniti.
Un racconto "che ha molti echi anche con le calamità naturali
e le crisi umanitarie alle quali assistiamo oggi", sottolinea il
pluripremiato interprete che alterna palcoscenico, piccolo e
grande schermo, dal villain/antieroe Marvel Loki (che ritornerà
in Avengers: Doomsday) a Tenzig di Jennifer Peedom dove lo
vedremo nei panni del grande alpinista Edmund Hillary.
Nella serie, firmata dallo showrunner Tom Barbor-Might e
coprodotta da Kevin R. Wright (Loki), Hiddleston, in un'indagine
costruita su reperti, cronaca dei fatti, nuove ipotesi, con
l'aiuto di esperti (dall'archeologo Darius Arya a Sarita
Robinson, specializzata in psicologia dell'emergenza) e
ricostruzioni di fiction, concentra l'attenzione su chi ha
vissuto il disastro. "È un approccio molto importante per me.
Rendiamo omaggio agli abitanti di Pompei, persone comuni
travolte da un evento straordinario. Quando studiamo il mondo
antico, siamo abituati a concentrarci sulle vite di quegli
uomini e donne considerati importanti - spiega - come senatori,
imperatori, generali. Ma a Pompei gli abitanti vivevano una vita
quotidiana, c'erano famiglie con bambini, contadini,
pescatori.... Ho sempre trovato le loro storie molto toccanti".
In particolare si seguono tre persone, fra le migliaia morte
nell'eruzione o scappate in tempo: l'adolescente Avianius; Iulia
Felix, imprenditrice che affittava i locali della sua grande
villa e un veterano, membro della Guardia pretoriana. "Dalle
ricerche sulla vita delle persone a Pompei sono emerse così
tante storie fantastiche e continuano a venire alla luce nuove
informazioni - osserva Hiddleston -. Ad esempio dalle iscrizioni
e i graffiti sui muri, grazie alle nuove tecnologie, si può
ricostruire la vita di un individuo. Abbiamo scelto di
concentrarci su queste tre persone perché i dettagli erano così
vividi, così realistici e così diversi. C'è un soldato d'élite
che ad Ercolano si trova nel posto sbagliato al momento
sbagliato, ma grazie alla sua esperienza militare può aiutare
gli altri e guidarli in una situazione di crisi. C'è una donna
d'affari indipendente e molto religiosa che, dopo l'eruzione,
sente una forte responsabilità ed è in grado di salvare i suoi
ospiti. E poi c'è l'adolescente, con cui ovviamente mi sono
sentito in sintonia perché anch'io sono venuto qui a quell'età,
che si trova a dover ricominciare la sua vita". Sono "tre
persone che rappresentano quell'ampiezza dell'esperienza umana,
individuabile nella storia di Pompei".
Alla fine vediamo anche i sopravvissuti (si ipotizza, stando
ai dati citati nella serie, oltre 15mila, mentre i morti
nell'area furono almeno 1500, ndr) riuniti in campi di fortuna
che ricordano quelli dei profughi oggi: "Ho scoperto che
raccontiamo storie sul passato per comprendere qualcosa del
presente - sottolinea -. L'immagine dei sopravvissuti a Pompei
che emergeva era quella di una crisi umanitaria. Ci fanno
pensare alla nostra realtà, ai migliaia di rifugiati che hanno
vissuto traumi e sofferenze straordinarie, sopravvissuti a
disastri in cui spesso hanno perso i propri cari. Persone
segnate, con incancellabili cicatrici psicologiche e fisiche che
si ritrovano spesso sradicate, sfollate, senza casa e in
continuo movimento, con il bisogno di aiutarsi a vicenda. Le
persone sopravvissute a Pompei dovrebbero suscitare la nostra
empatia, come dovrebbero averla le vittime di una catastrofe ai
giorni nostri, che si tratti di un terremoto, di uno tsunami, di
una crisi di rifugiati causata da un conflitto".
Riproduzione riservata © Copyright ANSA

15 ore fa
3



