Tra ordini di scuderia, radio infuocate e sorpassi al limite, le tensioni di Zandvoort riaccendono una rivalità mai sopita
Luigi Perna e Mario Salvini
25 agosto - 14:16 - MILANO
Fuori dalle piste sembrano amici per la pelle. Finché c’è da giocare a scacchi, divertirsi davanti a un videogioco oppure posare assieme sul set di un servizio fotografico, fra Lewis Hamilton e Charles Leclerc fila tutto liscio. Vanno d’amore e d’accordo. Ma quando i due scendono in pista e abbassano la visiera, la musica cambia. La competizione è così esasperata che nessuno è disposto a mollare di un centimetro, scatenando polemiche. L’ultimo episodio nel GP d’Olanda, quando Lewis si è ritrovato alle spalle di Charles in un momento chiave della gara per entrambi. La Ferrari ha avuto l’abilità (si fa per dire) di scegliere strategie diverse facendoli entrare in rotta di collisione proprio quando era meno opportuno. Risultato? Hamilton è rimasto bloccato da Leclerc, ha chiesto al team che il compagno di squadra si spostasse in fretta, per poter sfruttare le gomme nuove senza perdere tempo. Ma Leclerc non ha eseguito, si è fatto da parte solo due giri dopo, quando c’è stata la chiamata dai box per il pit stop, anticipato di proposito. Il resto è stato un furibondo monologo via radio di Lewis: "Bravi, siete riusciti a farmi perdere tempo". E ancora: "Mi tenete in pista come un porcellino d’India, sono una cavia?". Per finire così: "Non è stata sfortuna. I secondi persi ci sono costati il podio".
i chiarimenti con leclerc
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Una pioggia di recriminazioni che è proseguita a bocce ferme, una volta scesi dalla macchina, quando Hamilton ha osservato che "in Mercedes certe cose non succedono, i piloti eseguono subito gli ordini di squadra, solo qui da noi accade il contrario. Ne parlerò con Charles…". Il campione ha aspettato il giorno successivo per scusarsi con un post sui social. Chissà se invece il chiarimento con Leclerc a Zandvoort c’è stato. Perché Charles nelle interviste è stato caustico: "La frustrazione può capitare una volta a Lewis e una volta a me. Non credo che questo inciderà sul futuro". Come dire che il film è stato visto e rivisto, nell’anno e mezzo di comune convivenza sotto il tetto di Maranello, senza che il rapporto fra loro arrivasse mai ad esplodere. Almeno finora. Ma se c’è un colpevole a monte, in quanto la Ferrari ha combinato l’ennesimo pasticcio tattico vanificando ogni possibilità di rimonta dopo un’altra qualifica deludente (è il più grosso punto debole della rossa quest’anno), poi c’è anche la realtà inconfutabile di una coesistenza sempre sull’orlo del precipizio fra due piloti che non si risparmiano bordate in pista e a parole. Esemplare l’ultimo giro della gara olandese, quando Hamilton ha chiuso la porta in faccia a un tentativo di sorpasso di Leclerc, costretto a mettere le ruote sulla terra. Degna chiusura di un GP da dimenticare. Tagliato il traguardo, Charles ha affiancato la vettura del compagno di squadra e ha scosso la testa in segno di disappunto: quello che ha detto alla radio in precedenza è stato "oscurato".
l'anno scorso
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Del resto, battibecchi e scaramucce non sono mai mancati dall’inizio del 2025, quando Hamilton è arrivato con la sua ingombrante dote di sette titoli iridati a occupare lo spazio vitale di Leclerc, leader fino allora indiscusso di una Ferrari che l’ha visto sbocciare da ragazzino nella sua Academy per giovani piloti. Due pianeti destinati a scontrarsi. Sia per le vittorie sia per il ruolo di numero uno. E infatti le scintille ci sono state quasi subito. Nella qualifica Sprint del GP di Cina, seconda gara del campionato, quando Charles non aveva preso bene l’ordine del team di far passare Lewis. E poi, a ruoli invertiti, la stessa cosa si era ripetuta a Miami con Lewis scontento di dare strada a Charles e tagliente con il box ("Volete che faccia passare anche Sainz?"). Finché nel GP dell’Azerbaigian era scoppiato il bubbone: la Ferrari aveva chiesto a Leclerc di agevolare il sorpasso di Hamilton, più veloce con le gomme medie, garantendo che le posizioni sarebbero tornate come prima se Lewis non fosse riuscito ad attaccare le altre macchine davanti. Peccato che Hamilton all’ultimo giro avesse continuato a spingere fino alla linea d’arrivo, frenando quando era troppo tardi per far ripassare Leclerc. "C’era un accordo che non è stato rispettato, ma non importa. Che Lewis si goda il suo ottavo posto", commentò sarcastico Leclerc. Era una guerra fra poveri, in una stagione fra le più disgraziate della storia ferrarista. Non c’era in palio un podio come a Zandvoort. Eppure…
monza e le ambizioni dei due
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Adesso ci risiamo. Per il team principal Frederic Vasseur, abituato a gestire le bizze dei due Cavallini con equilibrismi diplomatici degni di Richelieu, c’è altra materia incandescente da maneggiare. Fra Hamilton e Leclerc è lotta continua. Quest’anno hanno vinto un GP ciascuno: Lewis in Catalogna e Charles a Silverstone. Sono divisi in classifica da 28 punti a favore dell’inglese, che non si è mai ritirato finendo sul podio altre quattro volte contro le tre del monegasco, il quale può recriminare per il guasto al servosterzo costatogli lo stop a Barcellona. E in qualifica duellano spesso sul filo dei millesimi. Insomma, c’è una situazione ben diversa dallo squilibrio che esiste in casa Mercedes fra Andrea Kimi Antonelli e George Russell, finora surclassato dal giovane Fenomeno bolognese. Senza contare l’orgoglio e l’ambizione di entrambi di voler vincere il Mondiale con la Ferrari. Per cui è più difficile convincerli a piegarsi a un ordine di squadra, come nel caso di Leclerc a Zandvoort o di Hamilton in tante altre occasioni citate. Lewis avrebbe fatto meglio a evitare paragoni fra la Ferrari e il suo ex team. Fra due settimane si corre a Monza, la gara che vale più di tutte per la rossa, e andrà in scena un altro capitolo della rivalità. Soprattutto se la Ferrari sarà in grado di vincere. Hamilton cerca il primo trionfo con il Cavallino davanti al pubblico italiano, Leclerc sogna di ripetere le imprese del 2019 e del 2024 che l’hanno fatto entrare nel cuore di tifosi. Figurarsi se diranno: "Prego, si accomodi".


