Il pilota Ferrari a cuore aperto: "Abbiamo lavorato tanto, questa macchina ha il mio dna. Con la mia fondazione aiuto i giovani svantaggiati, lo sono stato anche io"
Motivato e fiducioso nella Ferrari, così si mostra Lewis Hamilton alla vigilia della partenza della seconda stagione con la casa di Maranello in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera: "Il mio traguardo l’anno scorso era vincere il Mondiale con la Ferrari, non ci sono riuscito - dice il campione britannico -. Ciò non significa che non possa arrivarci: bisogna guardarsi dentro e osservare le persone che ti circondano, dai collaboratori alla famiglia, restare motivati e porsi delle domande scomode. Ma questo è l’anno del Cavallo di Fuoco secondo il calendario cinese. Rappresenta la libertà, il desiderio di sgombrare la mente dalla pressione e riportare al centro i valori fondamentali".
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Non solo Ferrari nel mondo di Hamilton che ha coprodotto un film sulla F1 che ora ha 4 nomination agli Oscar: "È stato un viaggio iniziato quattro anni fa con una chiamata del regista Joe Kosinski. Ricordo i primi incontri sulla sceneggiatura. Leggendo la prima bozza ho pensato: “Oh my God, questo è stile Hollywood mischiato a Fast & Furious”. Così mi sono messo a “educare” tutti sulla F1, dagli autori agli attori, al produttore. peccato non poter essere alla serata degli Oscar ma corriamo in Cina"
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Sempre attento anche ai temi sociali. Ha creato la Fondazione Mission 44 per dare opportunità ai giovani svantaggiati. "Sosteniamo 46 associazioni soltanto in Gran Bretagna, 3 in Brasile e altre negli Usa. Vogliamo provare a cambiare la vita e la carriera dei giovani delle classi sociali più deboli, aiutare le minoranze e portare diversità nell’ambiente. Superare le barriere dell’educazione che esistono anche se non si vedono. Ci sono passato anche io. Sono stato espulso da scuola per colpe che non avevo commesso, il preside non voleva che avessi successo. Mi consideravano come un diverso. Così, partiamo dalla scuola per allargare le opportunità a università, aziende, squadre. Nel film “F1” ho voluto mettere una donna a capo dell’aerodinamica, per mandare un messaggio. Sa quante ragazze hanno scritto per chiedere come si diventa ingegnere di F1? E nel cast ho inserito anche un meccanico nero. Se non vedi, non credi sia possibile”. Una dedizione ispirata da Senna: "Aveva una visione molto più ampia rispetto al resto dei piloti. In pochi oggi parlano di temi come sostenibilità, diritti dei minori, razzismo: con la visibilità che abbiamo potremmo dare un grande aiuto". Non solo Senna: "Procuratevi una biografia di Nelson Mandela. Quando ho cominciato a informarmi su di lui mi ha ispirato tantissimo. Mandela è il mio eroe insieme a Muhammad Ali, Superman e Senna".
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E l'ultimo sguardo alla spegnendo sul nascere i tentativi di fomentare la competizione con Leclerc: "La Ferrari è una sola e lui è un grande pilota. Da 14 mesi lavoro sulla monoposto 2026, al simulatore e con gli ingegneri. Rispetto alla precedente che ho trovato già progettata, e potevo cambiare davvero poco, in questa macchina c’è un po’ del mio Dna"
La Gazzetta dello Sport
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