Gravina story: dal miracolo di provincia a "uomo nuovo" senza riforme

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racconto

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Pugliese di Castellaneta come Rodolfo Valentino, si è rivelato al calcio come imprenditore artefice del miracolo Castel di Sangro che passa in pochi anni dalla seconda categoria alla B, poi la scalata alla politica sportiva...

Furio Zara

Collaboratore

1 aprile - 19:34 - MILANO

Quando il 22 ottobre 2018 Gabriele Gravina viene eletto presidente della Figc (il 42° della storia), l’Italia è ancora sotto shock - un anno prima è arrivata inattesa la prima mancata qualificazione al Mondiale per mano della Svezia - ed è reduce da nove mesi di commissariamento e undici dalle dimissioni del presidente precedente, Carlo Tavecchio. È una patata bollente, ma anche una grande occasione. Gravina è l’Uomo Nuovo, o almeno così viene raccontato. È  il candidato unico e riceve un gradimento bulgaro, ovvero il 97,20% dei voti. Incassa i complimenti del presidente della Fifa, Gianni Infantino, che si dice sicuro: “Gravina farà un buon lavoro”. Quando però il neo-presidente affronta il tema-stadi, Infantino usa la mannaia: “A livello di stadi l’Italia è dietro al Gabon”. Gravina al pronti-via assume la postura di chi intende innescare una rifondazione, intento che gli riesce - va detto - sempre bene. Dettaglio a margine: il futuro che deve arrivare alla fine non arriva mai. 

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