Dall'incontro di boxe vinto per scommessa alla camminata Torino-Asti per intascare la posta: Giuseppe Damato polverizza il primato mondiale master 90 tra un bicchiere di Nebbiolo e le sue galline. "Mio nipote mi ha detto che l'avrei battuto con una gamba sola. Il medico? Voleva togliermi la roba buona, ma io sono ancora qui, e domenica faccio la Mezza di Torino"
È stato forse il record del Mondo più annunciato e scontato della storia dell’atletica. Giuseppe Damato, con la cautela di chi ne ha viste davvero tante, più di tutti, dice di no, che “Non si sa mai, alla mia età non è così semplice, non c’è mai niente di scontato, qualche problemino ce l’ho, a un ginocchio, all’anca. Ho mille e cinquecento dolorini in tutto il corpo”. Ma lo dice col gran sorrisone di uno che sapeva tutto. Che era certo di farcele. Perché il 23 novembre scorso, alla quindicesima partecipazione alla Maratona nella sua Torino aveva corso in 4 ore 30’01”. Allora aveva solo 89 anni. Sapeva che il record della categoria M90, riservata agli ultranovantenni, era di 6 ore 14’44”, stabilito da Antonio Rao, alla Maratona di Roma nel 2023. E quindi è bastato aspettare il 9 gennaio, giorno del 90° compleanno. A quel punto il gioco era fatto. Si trattava solo di aspettare la prima Maratona utile. Quella di domenica a Milano, affrontata con i suoi due “angeli custodi”, come li ha descritti a tutti quelli che gli facevano i complimenti: i suoi nipoti, Siro e Stefano. Il traguardo in piazza Duomo lo ha attraversato tenendoli per mano, dopo 4 ore 30’30”. Record battuto di un’ora e 44 minuti…
Di chi è stata l’idea?
“Dei nipoti. Di Siro, figlio di mio fratello: lui è abituato a fare ben di peggio (ha disputato 3 volte il Tor Des Géants, gara di 330 km in Val d’Aosta, ndr). E Stefano, figlio di mio figlio: ha 28 anni, per lui è stata la prima maratona in assoluto. Quando ha visto il record della M90 mi ha detto: ‘Nonno, lo batti con una gamba sola’. E così mi hanno convinto a venire a Milano, alla prima maratona fuori da Torino”.
Com’è stato il giorno dopo?
“Perfetto, non mi sembrava neanche di aver corso. Molto meglio dell’ultima volta, a novembre. Ma lì venivo da una labirintite. E infatti ero caduto due volte durante la gara. Mi ero molto preoccupato, poi per fortuna tutto è andato a posto”.
Quanto si allena?
“Normalmente 3-4 volte a settimana: 10-15 km se ho in vista delle 10 km o delle mezze, tra i 15 e i 25 se vado verso la maratona, con un lungo da 36-38 km. E poi vado spesso di corsa al cimitero da mia moglie, sono 9 km, 18 tra andata e ritorno”.
E com’è la sua alimentazione?
“Mangio praticamente di tutto. Il mio medico mi ha detto: “Per stare bene devi togliere tutta la roba buona”, ma non l’ho mai fatto davvero. Pochi formaggi, che amo molto, sono passato a quelli di pecora e di capra. Carne due volte a settimana: una volta cruda, l’altra volta bianca. Non tanta verdura, ma parecchia frutta, 5-6 kg a settimana, soprattutto mele, banane e kiwi. Al mattino mi faccio una bella spremuta, poi colazione al bar con cappuccino e due biscotti. Pochissimo alcol, un bicchiere di nebbiolo se sono a cena in compagnia, una birra con la pizza, ma più spesso una coca cola”.
La sua giornata quindi com’è?
“Sveglia alle 7.45, ma me ne sto un’oretta nel letto. Spremuta, e poi bar. Non sempre lo stesso, ne ho due, che alterno. Poi supermercato, allenamento. O una passeggiata, sempre a piedi: perché guidare mi piace ancora, circolare in città no. La metropolitana l’ho presa il giorno in cui l’hanno inaugurata e poi mai più. Pranzo con mio figlio Daniele. Un paio di volte a settimane gioco a tennis, anche se da tre mesi non riesco, ho problemi a un’anca. La sera è dura da solo, sono vedovo da 13 anni. La tv mi piace poco, guardo quasi solo lo sport. Ho sempre amato molto leggere, ora fatico troppo. Devo andare dall’oculista. E vado a letto tardi, a mezzanotte. Poi tutti i fine settimana sono in montagna, da solo. Dal 1971 ho una casetta in val Malone, nel Canavese. Vado a dar da mangiare alle mie galline. Domenica per venire a Milano è stata la prima volta che le ho lasciate sole da non so quanti anni”.
Fino a quando ha praticato il ciclismo?
“Ho cominciato da ragazzino, a 15 anni, con una bicicletta comprata a pezzi con le mance: facevo il sarto con papà. Ho corso negli Esordienti, negli Allievi, poi nei Dilettante, ho anche vinto una gara, ma perché mancavano i migliori. Soprattutto ho fatto tanto cicloturismo. Dai 18 anni ho fatto più volte tutti i passi dolomitici, i luoghi della mia infanzia. Sono di Torino, ma la mia mamma, Giuditta, era di San Vito di Cadore, dove siamo sfollati durante la guerra. A 20 anni con gli amici avevamo 10 giorni di ferie: siamo andati a Napoli e tornati. In bici”.
Altre passioni sportive?
“Mi piaceva fare prove con gli amici. Ho scommesso che avrei fatto un incontro di boxe, mi sono allenato un anno, categoria Mosca: l’ho vinto. Quando avevo più o meno 40 anni ho detto che sarei andato a piedi da Torino ad Asti. Non ci credevano: la posta l’ho intascata io”.
Domenica raccontava di suo padre: i geni di famiglia sono buoni…
“Stanislao, era di Barletta. È morto a 102 anni, lucido di testa e svelto di gambe”.
Con la bicicletta ha continuato per quasi tutta la vita… “Sì, col mio fisico (1 metro e 60 per 49 kg, ndr) ero un bello scalatore. Ho fatto prove di cicloturismo, anche se con la mia attività, la mia ditta di forniture di parquet, non avevo tempo di allenarmi. Fino ai 72 anni, quando sono stato tamponato. Mi sono fatto male alla schiena. La mia povera moglie, Elda, mi ha detto che avrei dovuto smettere. Che era diventato troppo pericoloso. Aveva ragione”.
Ed è stata la svolta…
“Esattamente. Chi l’avrebbe immaginato. Ho cominciato a correre, dal nulla. A 72 anni ho fatto una maratona senza aver mai provato una mezza e nemmeno una 10km. Ho fatto 3 ore e 40’, ma non so perché non è stato registrato. L’anno dopo ho corso in 3 ore 48’, il mio record ufficiale”.
Domenica ha detto che intende correre ancora una decina d’anni…
“Non di più però, eh (risata). No, era una battuta. Sarebbe bello esserci ancora tra una decina d’anni. Dopo ogni maratona dico che è stata l’ultima. Vedremo. Di sicuro a maggio devo fare la Tutta Dritta, a Torino: la organizza la mia società, la Borgaretto, a cui sono tanto riconoscente. E poi chissà, se a novembre starò bene, magari un pensiero alla maratona…Intanto questa domenica la Mezza di Torino me la faccio…”
Ma ha appena finito la Maratona di Milano…
“Te l’ho detto: non mi sembra neanche di avere corso”.


