Giulini: "Stavo portando Pio Esposito a Cagliari, poi andai su Piccoli. Palestra come Barella perché..."

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Il presidente del Cagliari torna a San Siro: "Ci sarò stato 100 volte da ragazzino, ero nelle giovanili del Milan e ho fatto il raccattapalle. Seba Esposito tecnicamente divino, deve solo essere più concreto. Caprile vale tanto. Pisacane resta, a salvezza raggiunta sarebbe sbagliato cambiare” 

Francesco Velluzzi

Giornalista

17 aprile - 07:54 - MILANO

Tommaso Giulini va subito lì: “Inter-Cagliari 1-4, tripletta di Ekdal. Era il mio primo anno di presidenza”. Allenatore Zeman. Stasera Giulini torna a San Siro, 12 anni dopo quell’impresa. È stato dirigente dell’Inter, è presidente del Cagliari, da qualche mese lo affianca un gruppo di investitori, stranieri, soprattutto, e pure italiani. 

Che effetto fa tornare a San Siro, ma da presidente del Cagliari, ma residente a Milano? 

”Grande emozione. Ci sarò stato 100 volte da ragazzino. Ci andavo quando stavo nel settore giovanile del Milan, ho fatto il raccattapalle. Ma l’emozione più grande l’ho provata ad aprile scorso all’Arena Civica, a due passi da casa mia, proprio uscendo di casa e poi andando a vincere la coppa Italia Primavera contro il Milan. Una cosa speciale, per me, per i sardi”. 

Chi erano gli idoli interisti? 

“Per mio papà Rummenigge. Per me Zenga. Che poi ho preso come allenatore. Dopo la salvezza non ricominciai con lui. Forse fu un errore”. 

Inter-Cagliari è anche Pio Esposito contro Seba. Seba lo ha preso lei. 

“Pio un grande rimpianto, lo volevo fortemente l’anno scorso ma sia Bonato sia Nicola mi dissero di prendere prima la certezza che era rappresentata da Piccoli, nel frattempo però Pio andò allo Spezia e si è meritato di andare all’Inter già quest’anno. Muovendoci prima su Pio Esposito magari avremmo preso entrambi e non guastava. Non avrei preso Pio al posto di Piccoli, però magari entrambi. Sebastiano sta facendo una buona stagione, tecnicamente divino, deve imparare a essere sempre più concreto, sta trovando anche i gol. Sicuramente il Cagliari può ripartire da lui, è un nostro valore importante, complessivamente penso che lui non è un calciatore che può valere meno di Piccoli, non penso che in questo mercato arriveranno offerte così alte e quindi credo rimarrà con noi. Mi è piaciuto molto come ha esultato sabato dopo il gol coi compagni e il mister, significa che è un leader tecnico e carismatico”. 

Oggi va a San Siro affiancato per la prima volta da dei soci che tra poco potrebbero avere la maggioranza del Cagliari. 

“Intanto allo stadio verrà con me Bulgheroni, che è italiano e non americano. A lungo la sua famiglia ha avuto la Pallacanestro Varese, hanno grande competenza e una storia lunga nello sport. Ci sono tutte le premesse per fare bene con i nuovi soci, andare d’accordo è sempre la base di partenza, l’auspicio di tutti è rinforzare il club e migliorare, ognuno con le proprie prerogative e impegni. Abbiamo in mano il progetto per il nuovo stadio che richiederà competenze oltre che soldi, e le competenze vengono anche prima dei soldi. Ci sono tanti temi di gestione futura e penso che loro abbiano davvero la capacità di accompagnarci in questo lungo percorso, era importante per me avere accanto persone in gamba oltre che con risorse economiche”. 

Si può ipotizzare che a inizio 2027 un operaio possa entrare nel cantiere del nuovo stadio? 

“Rispetto a come stanno le cose oggi è realistico pensarlo, sicuramente. Parliamo di un investimento privato molto significativo per un’opera pubblica in concessione che è rimarrà tale, pensare di fare oggi questo tipo di investimento in un momento tanto critico e imprevedibile a ogni latitudine fa capire quanto sia complicato e non scontato. Ecco perché è un’opera che tutti coloro che hanno a cuore il futuro e lo sviluppo del territorio devono sostenere. In un momento geopolitico internazionale tanto complesso è chiaro che il rischio sia alto e le difficoltà tante, ma noi ci siamo e ci aspettiamo che a giugno si vada finalmente in gara come previsto e promesso”. 

Come mai ricerca di nuovi soci: perché? Famiglia, stanchezza, altro? 

“Ho sempre detto che per fare lo stadio c’è bisogno di risorse e di sostegno a livello di competenze reali su tanti temi. Non ho mai pensato di prendermi questa grande responsabilità da solo, il Cagliari è una grande responsabilità verso tanta gente e non ho mai pensato di intraprendere questo discorso da solo”. 

C’è un po’ di stanchezza del calcio, è ancora un piacere? 

“Sicuramente si, ciò che stiamo facendo da 3-4 anni dopo la retrocessione mi dà grande carica e voglia. Siamo ripartiti con entusiasmo, con idee, con compattezza, da Ranieri al lavoro di Nicola che è stato molto bravo arrivando dopo Ranieri. Quest’anno siamo ripartiti con un progetto basato sui giovani, ti dà grande adrenalina, non è semplice ripartire con molti ragazzi, un mister esordiente. Quando perdi molte gare ti abbatti ma poi 3 punti ti riportano in alto a livello di umore. Un presidente deve essere sempre positivo, magari rimanere rabbuiato e rimuginare in casa con i suoi affetti ma al gruppo vanno dati sempre messaggi positivi”. 

È utopia vedere ancora delle piccole che vengono fuori e vincono, come l’Atalanta? 

“Penso che ogni storia sia a sè. L’Atalanta ha creato una simbiosi con Gasperini, il Bologna ha investito tanto nel tempo, il Como con un grande allenatore e forti investimenti mirati sta costruendo qualcosa di importante. Sono storie tutte diverse, che raccontano di come si possa avere successo. Noi ci stiamo provando, a nostro modo, guardando lontano, vedremo se saremo in grado, sicuramente lo stadio è determinante, per questo in questi anni ho lavorato su questo sperando di arrivarci prima possibile”. 

Parliamo delle sue stelle: il portiere Caprile. 

“Vale tanto. Parliamo di un grande portiere, non è scontato che vada via, magari rimane per consacrarsi ulteriormente. Come Esposito, anche Elia farà una grande carriera”. 

Palestra? 

“Un motivo di grande orgoglio, quando si cresce un grande calciatore e lo si vede esplodere in Nazionale e in partite di Serie A ti rimane felicità e orgoglio per Marco, sta dimostrando di poter fare una carriera simile a Barella. Un ragazzo serio, quadrato, se continuerà a lavorare così e il fisico lo accompagnerà arriverà in alto come Nicolò. Non si tira mai indietro, lotta per la nostra maglia fino all’ultimo, questo dimostra come Marco sia un grande uomo, non è scontato quando sei in prestito secco non tirare indietro la gamba”. 

Qual è il giovane di cui va più orgoglioso tra i tanti lanciati? Idrissi, sardo che arriva in prima squadra dall’Academy? 

“Mi piace citare Riyad, sta affrontando un percorso non semplice con l’infortunio, speriamo di averlo pronto a settembre dopo il recupero. Lo conobbi la prima volta quando si ruppe l’altro crociato, so cosa ha passato, mi ricordo che bello fu quando il Modena puntó su di lui e non era banale che una squadra di Serie B ci chiedesse uno delle giovanili. Venne a tifare la Primavera all’Arena ed era l’unico del gruppo precedente, un ragazzo con attaccamento alla maglia enorme e spero che possa avere ancora più spazio in futuro”. 

Fabio Pisacane in panchina, da dove nasce quella scelta? 

“I due aspetti principali sono i suoi valori umani che conosco profondamente ormai da oltre dieci anni, per me questo viene prima. Solo chi lo conosce intimamente sa di chi stiamo parlando. E poi i valori sul campo, il sacrificio, la voglia, la cattiveria, l’abnegazione, le letture tattiche, doti che spero di vedere a San Siro. Quello che ha fatto vedere come cattiveria e intelligenza con la maglia del Cagliari sono cose che voglio vedere sempre nella mia squadra. E sono convinto che siano le doti che possono farci fare risultato o una grande gara a Milano”. 

Potrebbe rimanere? 

“Certo. Una volta conquistata la salvezza, con questo progetto, sarebbe la cosa più sbagliata cambiare allenatore”. 

⁠Ha citato Claudio Ranieri e Gigi Riva sabato scorso. Ranieri: che rapporto è stato quello con lui? 

“Una figura che in un momento difficilissimo per il Cagliari ha accettato di venire ad allenare in Serie B, penso lo avrebbe fatto solo per il Cagliari. Per il calcio italiano rappresenta un uomo equilibrato, grande conoscitore del calcio, che ha fatto vincere l’Italia in Premier League non con una big, un grande orgoglio per gli sportivi italiani”. ⁠

La Lega Serie A tutta compatta su Malagò presidente Figc. 

“L’unico che ha convinto Gigi Riva, insieme a me, a tornare allo stadio nel 2017 per consegnargli il Collare d'Oro. Gli diedi una mano, ma fu un risultato non da poco. Parliamo di un grande dirigente sportivo, ha permesso a tanti sport di emergere, le ultime Olimpiadi sono in buona parte merito suo, è sempre stato vicino al mondo del calcio. C’è bisogno di leadership e credibilità, spero che anche le altre componenti vadano su di lui. Dalle altre componenti ci si aspetta anche senso di responsabilità, non appoggiare Malagò rappresenta scarso senso di responsabilità per il futuro del calcio italiano e di tutto ciò che rappresenta. Accanto a Malagò vedrei bene Paolo Maldini. Ci conosciamo, lo stimo molto come dirigente e non solo come campione tra i più forti di sempre, lo stimo per come ha lavorato nei tanti anni di Milan. Potrebbe essere una figura credibile e con leadership, il calcio ha bisogno di figure sane, non di ragionamenti clientelari e di amicizie”.

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